Roberto Maria Pizzuto racconta
i suoi “movimenti coreografici” al Sof
di Lucia Paciaroni
Ha debuttato come coreog
rafo con Etni-a e Bird per la rassegna Teatro da Camera al G. Pasta di Saronno e nel 1994 ha vinto il concorso di coreografia di Bruxelles, nel 1997 il premio “Coreografie d’autore” dell’ associazione Europea Danza.
Quella di quest’anno, per il coreografo Roberto Maria Pizzuto, è la terza stagione all’Arena Sferisterio. Nell’ambito del teatro lirico ha collaborato con registi come Luca Ronconi, Damiano Michieletto, Rosetta Cucchi, Yannis Kokkos. Tra le collaborazioni con il maestro Pier Luigi Pizzi: Europa riconosciuta e Rinaldo al Teatro alla Scala, Maometto II alla Fenice di Venezia, Il ritorno d’Ulisse in patria al Teatro Real Madrid.
Nella stagione di quest’anno allo Sferisterio Opera Festival cura i movimenti coreografici e ci spiega il perchè non si parli di “coreografia”. “La coreografia viene fatta se c’è un balletto all’interno di un’opera, mentre i movimenti coreografici riguardano il gestire i movimenti, per esempio come coordinare il movimento del coro e dei cantanti, come gestire i ballerini. Riguarda anche il cambio di scena, che deve essere organizzato in maniera pulita. E’ un lavoro a trecentosessanta gradi che riguarda tutti i movimenti e i gesti dall’inizio alla fine in modo da creare un ingranaggio perfetto”.
Pizzuto ha seguito tutti gli appuntamenti del Festival, “Un ballo in maschera”, “Rigoletto” e “Così fan tutte”, ma si è anche occupato della Serata Monteverdiana e ci spiega che in quest’ultimo caso: “Si è trattato di un lavoro più coreografico con due miei danzatori”. In un mese il coreografo ha gestito un grande lavoro e dice: “Si, poco tempo per ogni produzione. Ha significato difficoltà e stimolo. In poco tempo devi interpretare l’idea del regista, in questo caso del maestro Pizzi, portandola immediatamente ad una situazione concreta coordinando tutta la massa artistica, compresi mimi e comparse. E’ necessario creare un equilibrio in un unico quadro”.
Oddio che ho letto…
Mamma mia….
Mi sembra che quest’anno finito il SOF (ed ancora senza sapere i conti ed i costi di quest’anno e dei precedenti) vi sia una sovraesposizione di articoli che hanno tanto l’aria di essere delle marchette pubblicitarie, in cui tutti si affannano a giustificare l’ingiustificabile e fare finta che le nostre ultime (pessime) Stagioni Liriche siano uguali a quelle di 15-20 anni fa, sia come importanza che come partecipazione di pubblico, notorietà dei cantanti, scenografie, registi, costumisti,e cc….
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A questo punto dovrebbe essere ben chiaro a tutti (e gli articoli delle riviste specializzate internazionali del tempo sono li a dimostrarlo) che 20 anni fa Macerata Opera era UN NOME nel panorama internazionale…..
Oggi il SOF non è nemmeno “un ombra più bianca del pallido” di Macerata Opera
@@CERASI. E poi ci ha fatto caso che sono tutti collaboratori di Pizzi,hanno tutti lavorato con lui,tutti. a hanno imparato da lui. Quei tempi non torneranno più, se non richiamano Orazi!
@ carletta
Credo che sia logico e conseguente che, se uno ha un incarico di reponsabilità, scelga personalmente i suoi sottoposti.
[[[ad ogni cambio di Presidente, negli USA (ma non solo), il nuovo Presidente ha la facoltà di cambiare i vertici degli enti federali, ha uno staff tutto suo, nomina i Ministri, cambia radicalmente i collaboratori all’interno degli uffici della Casa Bianca, ecc.]]]
Quindi non mi meraviglio che i “sottoposti” lodano il maestro e si consuminio le mani, in applausi, per colui che li ha portati a Macerata
Però poi è DIRETTAMENTE il maestro responsabile dell’abilità, della competenza, della professionalità dei “sottoposti”
Ovvio che se il vertice non è più brillante come venti anni prima, non più innovatore come trenta anni prima, non più eclettico come quaranta anni prima tenderà, di conseguenza, a circondarsi di sottoposti così-così, non particolarmente brillanti, non particolarmente capaci….
Tenderà insomma a circondarsi di mediocri in quanto nessuno di loro riuscirà a vivere di luce propria e nessuno di loro potrà mai fare le scarpe al maestro….
Ecco quindi che la “corte dei miracoli” (dove la mediocrità è quindi di casa per non oscurare più di tanto la stanca primadonna) assomiglierà più ad una brutta copia del crepuscolo degli dei piuttosto che ad una marcia trionfale.