“Non a voce sola”
Le donne chiedono più spazio
La rassegna è partita dall'Auditorium San Paolo di Macerata

Oriana Salvucci (al centro) durante la presentazione in Comune assieme agli assessori Irene Manzi e Stefania Monteverde
di Maurizio Verdenelli
Irene e Stefania, grandi amiche. Due deleghe ed un assessorato, sostanzialmente quello della Cultura. Mai uno screzio. Nella politica al maschile questo non sarebbe mai accaduto.
Parola di Chiara Zamboni, che aprendo giovedì 7 luglio all’auditorium San Paolo di Macerata la 2.edizione della rassegna “Non a voce sola”, è intervenuta su “Donne libere ed autorevoli nel corpo a corpo fra politica e potere”.
A fianco della prof. ssa Zamboni, Stefania Monteverde; in prima fila tra il pubblico il vice sindaco Irene Manzi; Federica Curzi (anche lei assessore al comune di Macerata); il vicepresidente della Provincia, on. Paola Mariani; il viceprefetto vicario Tiziana Tombesi e in rappresentanza della politica al maschile, il consigliere regionale Francesco Comi.
L’incipit musicale (all’arpa) è stato di Cinzia e Laura Pennesi.
La serata inaugurale è poi proseguita nel cortile dell’attiguo Palazzo Conventati con Rosa Matteucci (“La mia voce sopra a tutte”) e Stefano Ciccone (“Essere maschi. Fra potere e libertà”).
Ohibò, un uomo nella ‘sessista’ rassegna di filosofia, poesia, narrativa, musica ed arte al femminile che coinvolgendo la Regione Marche e tre Province (Ancona, Macerata e Fermo) si conclude ad ottobre!
Dice la curatrice Oriana Salvucci: “ Una presenza non casuale ma voluta. Nasce anche dal mio incontro, su segnalazione di un’amica, con l’esperienza di Maschile/Plurale, una rete di uomini che ha intrapreso un percorso speculare a quello di ‘Non a voce sola’. Uomini che hanno trovato gli spazi e gli strumenti per avviare una ricerca sulla propria identità, sulle loro relazioni con le donne e con gli uomini, sul loro stare al mondo, sulla percezione del corpo e della sessualità. Mi diceva Stefano Ciccone che ‘non c’é solidarietà da dare alle donne, c’è solo da costruire insieme lo spazio per una comune e differente libertà’. Sono gruppi di uomini che hanno avviato una riflessione e una presa di parola pubblica sulle relazioni tra i sessi e sulla costruzione sociale delle identità in genere. E’ un percorso che vuole dare significato concreto a parole come desiderio, forza autonomia, politica e libertà. Questo mi interessa: la libertà delle donne e la loro forza. Le donne, a volte anche inconsapevolmente sono portatrici di ‘un nuovo senso’. Mi interessa -afferma Oriana Salvucci- che le donne attualizzino la loro forza perchè volenti o nolenti come dice Lidia Ravera ‘adesso tocca a noi’, o meglio, sembra un paradosso, ma questo é proprio il nostro tempo”.
Il fil rouge della rassegna 2011 è il rapporto della donna con lo ‘spazio pubblico’: scenico, narrativo, filosofico, economico e politico.
Già, ma che spazio hanno le donne in politica, termine al femminile ma che si declina e sopratutto si coniuga sempre ed invariabilmente al maschile?
Ha detto Stefania Monteverde: “Pochissimo: l’1%, il 2% delle assemblee, degli esecutivi…”.
Chiara Zamboni non si è detta d’accordo, portando un messaggio concreto di speranza che nasce dal risultato dei referendum. “In realtà questo attuale è un momento buono. La donna in politica -ha detto sostanzialmente la scrittrice- è portatrice di valori fondanti, di vita, di comunità, di polis. Credo che l’entrata in scena, convinta, partecipata, dell’elettorato femminile su temi fondamentali come acqua e nucleare (minore la sensibilità sul legittimo impedimento in quanto più legato ad un’immagine di rappresentanza) sia stata la chiave di lettura del voto di giugno. La donna può, se vuole, se lo ritiene, cambiare il mondo. Forte è il suo rapporto con la vita, con il valore stesso dell’esistenza. Ecco: questo slancio deve fortemente ‘contaminare’ anche l’uomo in politica e cambiare le carte del gioco nello spasmodico corpo a corpo con il potere, cui peraltro la donna è molto meno legata”.
Venerdì 8 luglio, la tappa maceratese di “Non a voce sola” ha in scaletta (ore 18,30, Cortile Palazzo Conventati): Marta Morazzoni “Dal silenzio, la voce”; Alberto Leiss e Letizia Paolozzi “La paura degli uomini” e (ore 21) Alessandro Baronciani “Le ragazze nello studio di Alessandro Baronciani”.
Da qui fino all’autunno la rassegna ospita intellettuali, scrittrici, giornaliste, filosofe, musiciste, artiste, registe. Tra i nomi più noti: Barbara Alberti, Francesca Comencini, Paola Maugeri, Concita de Gregorio e tra gli uomini Sandro Bellassai. La rassegna, presentata dalla giornalista Sara Pagnanelli, si concluderà con il conferimento della laurea ‘honoris causa’ da parte dell’Accademia di Belle Arti di Macerata all’architetta Maria Giuseppina Grasso Cannizzo (nel 2010 toccò ad Emma Dante). In questo, la rassegna ‘al femminile’ non apre agli uomini. Per il momento.
Fortunatamente intelligenza e genio non hanno sesso.
Davoli vogliono più spazio, mica hanno detto che sono intelligenti… :p
“……..Irene e Stefania, grandi amiche. Due deleghe ed un assessorato, sostanzialmente quello della Cultura. Mai uno screzio. Nella politica al maschile questo non sarebbe mai accaduto……”
Dopo cotanto commento (o ruffianata?) simile cosa si può aggiungere??
Dopo questo lapidario giudizio biblico cosa si può obiettare?????
“Amen”
Infatti e più spazio in base a che? Quali meriti hanno oltre quelli di essere state messe lì da Carancini???
Nessuno…
Anzi, non sa quanti spazi vogliamo noi giovani e nessuna di queste tre ce li da… bah…
veramente stucchevoli queste comparsate, perché se intelligenza e genio non hanno sesso (per citare un commentatore a questo articolo, con cui concordo appieno) diventa inutile riproporre l’argomento.
oltretutto portano un ritardo di 43 anni sul ’68. Ma indubbiamente è molto meno impegnativo cernitare sulla base del sesso di appartenenza che su quello di qualità artistiche e culturali. In ambito letterario succede da circa un decennio: antologia delle migliori poesie sul padre, sulla madre, sugli animali etc.; antologia dei poeti nati negli anni ’70; antologia delle poetesse; ce ne sono a centinaia, ormai. A che servono? A niente. O meglio, sì: servono a dare cittadinanza anche alla cattiva poesia in nome delle tematiche. Invece, guarda un po’…, io sono dell’avviso che si debba tornare all’estetica (non nel senso dei centri di bellezza). E giudicare ciò che vale per quanto realmente vale, indipendentemente da quello che gli sta intorno.
@ davoli
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