SANA MALITA’

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davoli_vostridi Filippo Davoli

Se le Marche sono tagliate fuori dal mondo, Macerata è un po’ l’emblema dell’isolamento. Penso per esempio al suo ospedale provinciale.
Nessuno scandalo degno di prima pagina, sia chiaro. Il nostro ospedale si potrebbe definire un caso di sana malità.
Non di mala sanità, cui siamo tristemente e tragicamente abituati a sentir dire nei tg. Qui il brutto non è quasi mai tragico, ma quasi sempre grottesco. L’aria è sana ma è a servizio della malità: la malattia per programma, il guasto per statuto, la mediocrità per canone. Macerata infatti non ti ammazza. No: troppo maschia, come soluzione. Macerata, più semplicemente, non ti aggiusta a dovere. Ti lascia un ricordino. Ti corregge una prospettiva. Ti cronicizza. E infatti tu ti ci adatti e tiri avanti.

Al di là della boutade, ce l’ho ferreamente con tutti quei comitati che sorgono come funghi per far pressioni sulla Regione e imporle maggiori finanziamenti per le strumentazioni in dotazione al nostro Ospedale. Per rendere giustizia al nostro Ospedale, invece, bisognerebbe chiuderlo.

Chiudere, sì. Non potenziare. Senza macchine all’avanguardia, infatti, nessuno incapperebbe nel dubbio atroce di trovarsi di fronte a un’eccellenza. Non è così: chi ci è passato lo sa. Vi sono, per carità, buoni medici di base prestati alla specializzazione che, con caritatevole dignità, si affaticano. Ma vanno rintracciati: e prima di rintracciarli, non si sa in quali mani si può capitare (sempre poi che questi buoni abbiano l’onestà intellettuale e la forza morale necessaria per sganciarsi dall’andazzo in vigore).

Avviene infatti – ed è davvero curioso, buffo – che altrove avverti la sensazione di lottare insieme al medico contro la tua malattia (può trattarsi di ottimo marketing, ma insomma dà piacere); qui a volte hai voglia di difendere la malattia che porti in seno contro il medico che in dialetto – o in quell’italiano con cadenza che scivola con destrezza dal “lei” al “tu”, quasi fosse questa la garanzia di una particolare premura per il tuo caso – dice di volertela curare.

Come quella ferocissima e involontaria battuta di un vecchio politico locale, si può parafrasando concludere che il nostro ospedale – dotato di belle stanze, ottimi panorami e un fornitissimo bar – è come la nostra città ricca di tutto: ha infatti a venticinque chilometri il mare e a trentacinque la montagna.


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