Don Carnevale: “Non sono un visionario,
l’Europa di Carlo Magno nacque qui”

I MISTERI DELLA STORIA - La tomba di Pipino il breve a San Ginesio?
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di Alessandra Pierini

Don Giovanni Carnevale, sacerdote salesiano e studioso, continua a far parlare di sè. Dopo 20 anni di studi e conferenze sulla sua tesi secondo la quale Aquisgrana si trova nella Valle del Chienti e non ad Aachen, come fino ad oggi ognuno di noi ha studiato nei libri, Don Carnevale fa ulteriori passi avanti e sconvolge la storia ufficiale distruggendo quelli che da secoli sono i capisaldi delle vicende del passato.
L’ultima scoperta di Don Carnevale e dei suoi è il rinvenimento di Pipino il Breve e sua moglie Berta, rispettivamente padre e madre di Carlo Magno, nella Collegiata di San Ginesio. Il libro che contiene i risultati dell’ultimo studio sarà presentato domani alle 17 presso il Teatro “Leopardi” di San Ginesio.
Il sacerdote è entusiasta della nuova intuizione e ne parla a voce alta con grande trasporto. Nelle sue parole c’è la precisione di un cronista come se le storie di cui parla le avesse vissute in prima persona. Le vicende, nei suoi discorsi, si trasformano in una sorta di romanzo, tutto ambientato nel Maceratese.

Don Carnevale, come è arrivato a scoprire le tombe di Pipino il Breve e Berta?

“Dopo 20 anni di studi sui documenti, le notizie che rintraccio continuano a confluire in questo territorio. Dai testi risulta che Pipino il Breve e Berta sono sepolti a Saint Denis, tradotto in italiano San Dionigi. Secondo gli storici Saint Denis si trovava in Francia, ma la Francia come la conosciamo oggi si chiamava allora la Gallia mentre il Piceno veniva chiamato Francia perchè qui vivevano i Franchi. Qui si arrivava percorrendo un tratto della Salaria per poi prendere la Salaria Gallica che passava da Amandola, Sarnano e oltre. Sono anche convinto che il palazzo di Pipino il Breve si trovasse a Sant’Angelo in Pontano che era il colle sul quale si trovavano gli edifici del potere civile. Di fronte, sul colle di San Ginesio invece aveva sede la Chiesa e il potere religioso. Il nome medioevale di Sant’Angelo in Pontano era Pontone e poi Ponticone. Ora i testi dicono che il Papa Stefano II cercò l’accordo con i Longobardi di Astolfo i quali gli si opposero perciò pensò di andare a chiedere sostegno a Pipino il Breve, ma i Longobardi lo minacciarono di impedirgli il passaggio. La storia ufficiale dice che il Papa, in pieno inverno, attraversò le Alpi e incontrò Pipino a Ponthion, poi ammalato si rifugiò a Saint Denis ma se così fosse i Longobardi come avrebbero potuto impedirgli il passaggio? La storia ha un senso se il Papa per andare da Pipino dovette scendere lungo la Salaria Gallica e dovette superare tutta l’area in cui all’epoca regnavano i Longobardi. Secondo me il Papa arrivò a Macchie dove c’è una chiesa carolingia, per il lungo viaggio aveva preso un malanno perciò si rifugiò a San Ginesio. Quindi Saint Denis era la chiesa di San Ginesio. Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno, dice che i suoi nonni sono seppelliti sul limina basilicae, ai limiti della basilica. Siamo andati a vedere e ci siamo accorti che c’è un ingresso murato sul quale si trovano  fatti affreschi quattrocenteschi, quindi sta lì da prima e abbiamo ipotizzato che lì dietro si trovassero le tombe. Abbiamo quindi chiesto di indagare con dei georadar.”

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Cosa hanno dimostrato i georadar?

“L’esito della rilevazione è stato che nello spazio segnalato, in un terreno vergine, si trovano due scavi ricoperti con terra di riporto. L’anomalia è che all’interno non c’è vuoto, ma è tutto pieno di una massa umida.”

Come lo ha spiegato?

“L’ho spiegato grazie alla mia laurea in geologia. In 1250 anni l’argilla del terreno, con l’umidità, è penetrata nella tomba creando la massa umida.”


Come mai prima di lei nessuno aveva intuito che qualcosa nella storia ufficiale non andava?

“Credo di aver avuto una serie di fortune. Innanzitutto non sono un marchigiano perchè se lo fossi stato avrei pensato come loro che qui ci fosse da sempre solo e soltanto la vita agricola. In secondo luogo per fare gli studi che ho fatto è necessario avere competenze in diverse discipline affini e non capita mica tutti i giorni di avere uno studioso che abbia lauree in tutte le materie che ho io. Queste mi permettono di fare collegamenti e andare oltre.

Perchè gli accademici rifiutano le sue tesi?

“Cosa fecero a Galileo o a Copernico? Li condannarono, li considerarono degli eretici, ci vollero cento anni prima che si accorgessero che avevano ragione. L’accademia non può accettare tesi che mettono in discussione centinaia di anni di studi. In Germania è stato pubblicato di recente un testo in cui un eminente studioso dice che se Aachen è carolingia l’archeologia carolingia non esiste. Anche oggi, dopo l’esperimento dei georadar gli studiosi sono scettici ma non mi importa. Quello che conta è che per lungo tempo mi hanno trattato come un visionario  o come uno che voleva prendere la gente per i fondelli. Io non ho mai farneticato, mi sono sempre basato sui documenti”.

Quello che dice è nobilitante per le Marche e per i maceratesi…

“Certamente. Da quando sono arrivato qui mi sono accorto che questa terra aveva ancora qualche residuo di paesaggio carolingio. In base ai miei studi l’italiano è nato nel centro Italia come anche il tedesco e il francese veniva usato come lingua d’elevazione. La Chanson de Roland secondo me è nata qui e anche Abelardo, di Abelardo ed   Eloisa è un palatino, nato nel palazzo maceratese di Carlo Magno.”

In passato, da chi è iniziata una visione distorta  della storia ?

“Semplice, quando la Francia divenne nazione con capitale Parigi prima dell’anno 1000 un cistercense di nome Suger divenne una sorta di vicerè. Aveva bisogno di una base nobilitante per la casa capetingia che governava in Francia e che doveva dominare i tedeschi e trasferì la storia carolingia a suo favore.”

Si può credere o non credere ma Don Carnevale propone ad ogni essere pensante almeno un ragionevole dubbio.

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Il nuovo libro di Giovanni Carnveale, Giovanno Scoccianti e Marco Graziosi:

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