Capponi: “Un centro diurno
per i malati di Alzheimer”
L’Alzheimer è una malattia terribile che si va diffondendo anche tra persone non ancora anziane e la cui sofferenza maggiore ricade sull’intera famiglia del malato. Per questo la istituzione di una struttura residenziale diurna che possa consentire di alleviare il peso della sofferenza sulla famiglia è la strada da percorrere per far fronte ad una esigenza sociale purtroppo sempre più sentita. La proposta è stata avanzata dal presidente della Provincia di Macerata, Franco Capponi, intervenuto al seminario “Assistere il familiare per curare il malato”, organizzato dall’Associazione familiari alzheimer Macerata (Afam) nella sala convegni a Piediripa.
Promuovere e sostenere un intervento concreto sul territorio è stata la risposta dell’Amministrazione provinciale all’appello che in apertura dei lavori Manuela Belardinelli, presidente dell’AFAM, ha rivolto alle istituzioni. E’ stato ricordato come l’assistenza al paziente di alzheimer sia solo una parte del problema, mentre la vera piaga sociale suscitata dalla patologia sta nella profonda incidenza della malattia sulla vita di tutta la famiglia. Quest’ultima – ha detto Manuela Belardinelli, parlando di una dolorosa esperienza vissuta – viene a trovarsi sola e disorientata di fronte ad un evento sconvolgente e quasi sempre improvviso. Capponi h ricordato che in tutta la provincia di Macerata si stimano oggi fino a 800 malati di alzheimer, solo un parte dei quali (coloro che non hanno famiglia) ricoverati in residenze sanitarie assistite, case di riposo e residenza protette; tutti gli altri restano a casa assistiti 24 ore su 24 da coniugi e figli che per non abbandonare il loro congiunto malato spesso sono costretti a lasciare il lavoro. I centri diurni possono incidere positivamente su due fronti, ha detto il presidente della Provincia: alleggerire le conseguenze sociali che direttamente ricadono sulla famiglia da un lato, rallentare la degenerazioni psicofisica del malato dall’altro. La stimolazione sensoriale ed intellettiva del paziente da parte di personale specializzato presente nella struttura diurna, infatti, secondo le più recenti ricerche contribuisce ad impedire il repentino aggravamento della malattia.
Questa iniziativa – come ha aggiunto Capponi – la Provincia la potrà sostenere con la diretta collaborazione dei Comuni (al convegno era presente il sindaco di Macerata, Giorgio Meschini, pronto ad avviare un tavolo di confronto su questo tema) e delle associazioni di volontariato, a partire dall’Afam e dall’Anteas. Quist’ultima proprio domani (domenica) pomeriggio organizza alla Filarmonica di Macerata un convegno scientifico sull’alzheimer. Ma – ha aggiunto il presidente della Provincia, rivolgendosi in particolare ai dirigenti regionali alla sanità e ai servizi sociali, Ruta e Mannucci, presenti all’incontro – è indispensabile che la Regione Marche definisca concretamente quale collaborazione diretta e/o finanziaria può offrire al progetto, il cui peso per i soli enti locali sarebbe improponibile.
L’iniziativa è stata accolta con interesse dai numerosi operatori del settore socio sanitario che hanno partecipato all’incontro seminariale con gli esperti: lo psicopedagogista Eugenio Lampacrescia, la psicologa Valentina Ranaldi, il presidente dell’associazione Alzheimer di Monza, Luciano Quinto, ed i componenti il comitato etico dell’Afam, tra i quali Nicoletta Corneli, Giorgio Mancini, Francesco Fermani, Eugenio Pucci.
Nell’occasione l’Afam ha consegnato l’attestato di socio ad honorem al presidente della Provincia, Capponi ed al sindaco di Macerata, Meschini. Nominati soci onorari dell’associazione maceratese anche gli assessori regionali Mezzolani e Amagliani.

Non serve UN centro, serve UNA RETE di centri così come avviene per i servizi di sollievo nello specifico dei disabili psichici. Un centro servirebbe, nella migliore delle ipotesi, ad ospitare 20-30 pazienti mentre una rete di centri potrebbe portare sollievo a decine – forse centinaia – di famiglie. Capponi, ancora una volta, parla con slogan e dimostra di seguire solo marginalmente le questioni sociali. Urge un assessore alle politiche sociali. Cosa aspetta il presidente della provincia a nominarlo?