Civitanova prima per vitalità,
Gabellieri: «Merito di chi lavora,
non di chi taglia nastri»
ECONOMIA - La coordinatrice provinciale di Noi Moderati legge in chiaroscuro il risultato dello studio della Fondazione B-live che colloca la città al 36esimo posto in Italia, prima nelle Marche per potenziale: «Lo studio non è una pagella all'amministrazione. Il risultato lo hanno costruito imprenditori, artigiani e professionisti. Ora il Comune convochi la Fondazione e trasformi quei dati in politiche di sviluppo»

Civitanova prima per indice di vitalità fra le città delle Marche, ma Maika Gabellieri (Noi Moderati) avverte: «È un risultato che nasce dall’imprenditoria, non dalla politica che taglia nastri. Più che mettere il cappello sul traguardo l’amministrazione dovrebbe copiare quanto fatto ad Alba, convocare la fondazione che ha realizzato lo studio e attuare le politiche per moltiplicare quel potenziale dormiente».

Maika Gabellieri coordinatrice provinciale Noi Moderati
L’ex assessore comunale e ora coordinatrice provinciale di Noi Moderati interviene dopo la pubblicazione dei risultati di uno studio finanziario economico realizzato dalla Fondazione B.live che colloca Civitanova al 36esimo posto in Italia fra città da 30mila a 100mila abitanti per indice di vitalità. Lo studio rileva come Civitanova sia la prima delle Marche, davanti a città come Fano, Pesaro o lo stesso capoluogo Ancona. Un risultato che nei giorni scorsi era stato letto con soddisfazione anche dal sindaco Ciarapica che lo aveva rilanciato. Ma Gabellieri mette in guardia da facili entusiasmi: «Lo studio non è una pagella all’amministrazione comunale – dice – non misura le scelte di una giunta, né premia chi siede a Palazzo Sforza. Se si guardano i numeri di Civitanova, si capisce a chi va intestato quel primato: non al reddito che è addirittura sotto la media regionale. Il primato nasce dall’imprenditorialità, il 10,6% delle dichiarazioni fiscali, il valore più alto tra tutte le città marchigiane e da una demografia ancora giovane. Quel 36esimo posto lo hanno costruito i nostri imprenditori, i nostri artigiani, i professionisti dei più diversi settori. Lo ha costruito chi ogni mattina alza la saracinesca, non chi taglia un nastro. Il modo serio di trattare questa notizia è come lo ha gestito Alba, al settimo posto: lì la politica ha portato lo studio in Consiglio comunale, ha convocato la Fondazione per un approfondimento, ha deciso di condividere i dati con tutta l’assemblea e di usarli per costruire le politiche di sviluppo future. A Civitanova, invece, quel dato è stato trasformato in autocelebrazione anziché in un piano di lavoro. È il riflesso di un metodo che conosciamo bene, e che sul turismo si vede in tutta la sua fragilità: tanta comunicazione e poca strategia, tanta vetrina e poca sostanza. La posizione geografica di Civitanova, il suo tessuto imprenditoriale, le sue infrastrutture raccontano un potenziale enorme, e lo raccontavano già anni fa. Ma il potenziale, per definizione, è dormiente: se non lo si lavora, se non lo si predispone, non esplode. E oggi quel vuoto lo vediamo tutti».
Non sta al 36esimo posto in Italia, ma al 36esimo posto in Italia delle sole città aventi abitanti da 30.000 a 100.000. Queste città sono 260. Quindi sta al 36 posto su 260 città. Sta benino.