Variante ex zona industriale,
società diffida il Comune:
«Gli va data una destinazione d’uso»

CIVITANOVA - La variante per la zona nella città alta è stata bocciata il 30 luglio. L'avvocato Renzo Tartuferi assiste i proprietari di alcuni capannoni: «Chiedono ciò che la legge garantisce: che dopo trent'anni il procedimento si chiuda con una decisione espressa, motivata e coerente con l'istruttoria svolta. La discrezionalità urbanistica esiste, ma non è arbitrio»

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Il voto in Consiglio

«Abbiamo diffidato il Comune a concludere il procedimento sulla variante della ex zona industriale di Civitanova Alta. Il Comune ha l’obbligo di fare la riprogrammazione. Al momento quella è zona bianca, significa senza una destinazione e questo comporta, per chi come i miei assistiti, è proprietario di un immobile, trovarsi bloccato». Così l’avvocato Renzo Tartuferi che assiste una società che è proprietaria di alcuni capannoni nell’ex zona industriale. Dal 2007 attendono che si decida la destinazione da dare ma dal consiglio comunale del 29-30 luglio scorso è arrivato un no alla variante. A questo punto i proprietari hanno deciso di procedere con una diffida e l’ha notificata al Comune di Civitanova. Diffida a provvedere, per ottenere la conclusione del procedimento di ripianificazione dell’area dopo il voto consiliare del 29-30 luglio. Chiesti anche il verbale integrale della seduta del Consiglio, la trascrizione e le registrazioni del dibattito, gli atti istruttori e gli elaborati tecnici del procedimento.

renzo tartuferi

Renzo Tartuferi

«L’area attende una disciplina urbanistica definitiva dallo stralcio disposto dalla Provincia nel 2007: una condizione che la stessa delibera consiliare (numero 16 dell’aprile 2025) ha qualificato come “zona bianca” – si legge in una nota del legale -, con il conseguente dovere per il Comune di procedere alla riconfigurazione urbanistica dell’area. Con quella delibera il Consiglio aveva approvato a larga maggioranza la proposta tecnica preliminare della variante, esito di un’istruttoria pluriennale con elaborati progettuali, studi geologici e parere favorevole della Regione. Con il voto di luglio, la stessa amministrazione che aveva avviato e approvato quel percorso ne ha respinto il passaggio conclusivo: due deliberazioni di segno opposto, a quindici mesi di distanza, sul medesimo procedimento e il vuoto di disciplina che la variante doveva colmare è rimasto intatto».

Nella nota si cita il caso Ceccotti con il Tar che nel 2019 «ha condannato il comune di Civitanova a risarcire il danno da ritardo per la mancata ripianificazione».

«La proprietà chiede ciò che la legge garantisce: che dopo trent’anni il procedimento si chiuda con una decisione espressa, motivata e coerente con l’istruttoria svolta – dice l’avvocato Renzo Tartuferi, difensore della società -. La discrezionalità urbanistica esiste, ma non è arbitrio: un’amministrazione che ha riconosciuto il vuoto di disciplina, ha istruito per anni la soluzione, l’ha sottoposta al sovraordinato parere della Regione, che è stato favorevole, e l’ha approvata in via preliminare non può poi fermarsi sulla soglia, avvitandosi su se stessa e contraddicendosi. La giurisprudenza è chiara: il regime delle “zone bianche” è per definizione provvisorio, e colmarlo non è una facoltà del Comune, è un obbligo. Il ricorso al giudice e la richiesta di risarcimento restano l’estrema ratio: nessuno ha interesse a ripetere l’esperienza già vissuta da questo Comune con l’area Ceccotti, quando basta una delibera per chiudere la vicenda. Ma la disponibilità al confronto tecnico non va scambiata per disponibilità ad attendere ancora».

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