Morto don Giuseppe Scuppa:
il “sacerdote benefattore”
che aveva ideato la Corsa alla spada

LUTTO - Il sacerdote aveva 91 anni. Nel 1982 l'intuizione di creare la rievocazione storica nella città ducale, gli organizzatori: «Credeva di dare vita a un'occasione di appartenenza, quale poi è diventata». A Belforte decise di destinare i risparmi personali ai lavori di ripristino della chiesa di Sant’Eustachio e della cappella di Santa Maria Assunta. Il sindaco Alessio Vita: «Mai un parroco di passaggio, ma un vero membro della comunità»

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Don Giuseppe Scuppa

È morto ieri a 91 anni don Giuseppe Scuppa. Parroco di Belforte, dove era amatissimo anche per aver restaurato diversi beni artistici a sue spese, prima lo era stato anche a San Ginesio e soprattutto a Camerino, dove era stato tra gli ideatori della Corsa della spada.

Originario di Apiro, nella città ducale ha lasciato un segno indelebile nel 1982 contribuendo alla nascita di quella che è oggi una delle più conosciute rievocazioni storiche delle Marche. «La sua intuizione non fu soltanto quella di creare una rievocazione storica, ma di costruire un’occasione di appartenenza, capace di unire generazioni, terzieri, cittadini e volontari attorno ai valori della storia, della cultura e della condivisione – lo ricordano gli organizzatori della Corsa alla spada – grazie al suo impegno, la Corsa alla spada è diventata un patrimonio collettivo, un simbolo di identità e di orgoglio per Camerino. Oggi salutiamo un uomo che ha saputo guardare lontano, trasformando un sogno in una tradizione che continua a emozionare migliaia di persone. Il suo esempio resterà vivo ogni volta che il corteo storico attraverserà le vie della città, ogni volta che la Spada verrà contesa con passione e rispetto dai trenta atleti e ogni volta che la comunità si ritroverà unita nel nome della propria storia. Alla sua famiglia, ai confratelli, agli amici e a tutti coloro che gli hanno voluto bene giungano le più sincere condoglianze».

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Don Giuseppe Scuppa riceve la prima spada il 25 maggio 1982 (foto Corsa alla spada)

Successivamente, don Giuseppe è stato un punto di riferimento umano e un esempio di dedizione verso Belforte e i suoi cittadini. Il suo amore per questa comunità si è manifestato in modo straordinario anche dopo il sisma del 2016, quando decise di destinare i risparmi personali ai lavori di ripristino della chiesa di Sant’Eustachio e della cappella dedicata alla Madonna Santa Maria Assunta, contribuendo in maniera determinante alla restituzione di luoghi simbolo della storia e della fede del nostro paese. «Don Giuseppe ha amato profondamente Belforte e i suoi cittadini – dice il sindaco Alessio Vita – nei tanti anni trascorsi tra noi non si è mai sentito un parroco di passaggio, ma un vero membro della nostra comunità. Per questo ha considerato la chiesa e i luoghi cari a tutti noi come un patrimonio da custodire, arrivando a mettere a disposizione i suoi risparmi. È un gesto che racconta più di tante parole il suo senso di appartenenza, la sua generosità e il legame che aveva costruito con Belforte».

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