Recupero di Villa Tusculano,
contributo di 4 milioni
APPIGNANO - Per la storica residenza c'è un finanziamento dell'Ufficio ricostruzione, prevede una destinazione d’uso prevalente residenziale. La speranza è che possa avere una destinazione pubblica

Villa Tusculano
di Monia Orazi
Il cantiere della ricostruzione sta restituendo forma e futuro a uno dei luoghi più suggestivi di Appignano: Villa Tusculano, l’antico complesso sul colle di San Giacomo, in via del Monte, legato alla storia degli Agostiniani, poi trasformato nell’Ottocento in residenza di campagna. Un intervento imponente, finanziato nell’ambito della ricostruzione post sisma, che riapre anche una domanda destinata a pesare sul futuro del paese: una volta recuperata, la villa resterà solo un bene privato o potrà diventare, almeno in parte, un patrimonio accessibile alla comunità?
Il decreto dell’Ufficio speciale per la ricostruzione delle Marche, datato 7 marzo 2023, ha concesso per l’immobile di via del Monte 13 un contributo complessivo di 4 milioni e 233mila euro, pari al 100% della spesa ammissibile.
Il finanziamento è per un edificio a destinazione d’uso prevalente residenziale. L’impresa esecutrice indicata negli atti è Giuseppe Bolletta.

Villa Tusculano non è un edificio qualsiasi. La sua storia affonda nel XVI secolo. Nel 1583 sul colle venne fondato il convento di San Giacomo dai frati Agostiniani provenienti da Perugia. Dopo le soppressioni napoleoniche, il complesso fu incamerato dal Demanio e poi acquistato dal conte Leopoldo Armaroli, che lo trasformò in villa, dandogli il nome di Tusculano. Nel 1826 Armaroli coinvolse anche l’architetto Luigi Poletti, figura di primo piano dell’architettura dell’Ottocento, per una nuova sistemazione del giardino. Di quell’intervento restano il disegno scenografico del fronte, il portico, gli elementi architettonici e la memoria di una residenza che per Appignano rappresenta un monumento storico.

Proprio per questo, attorno al recupero della villa, torna a farsi strada l’auspicio che il bene possa avere una destinazione pubblica o comunque una funzione aperta al paese. Negli anni scorsi ci sarebbe stata una trattativa con il Comune per l’acquisto dell’immobile, ma l’operazione non si sarebbe poi conclusa.
È una vicenda che, al di là dei passaggi privati e amministrativi, pone un tema più generale: quale destino per i grandi immobili storici recuperati grazie a risorse pubbliche della ricostruzione? Il caso di Villa Tusculano si inserisce in una discussione che riguarda diversi beni storici del territorio marchigiano, da Villa Spada a Treia a Villa Fermani a Corridonia, fino a Villa Eugenia a Civitanova. Edifici nati come residenze private, ma percepiti dalle comunità come luoghi identitari.

Per Appignano, Villa Tusculano potrebbe diventare non solo una villa recuperata, ma un’occasione culturale: visite, eventi, percorsi storici, iniziative legate al paesaggio e alla memoria. La bellezza di Villa Tusculano sta tornando a emergere. Resta da capire se, una volta conclusi i lavori e il collaudo, quella bellezza potrà essere soltanto guardata da fuori o se diventerà anche una ricchezza condivisa dal paese.
Dalle immagini sembra che la villa, privata o pubblica che sia, sia ridotta così da prima del terremoto del 2016.
Prego vivamente chi ha l’autorità per farlo che queste ville rimangano per il godimento pubblico