Rifiuti e discarica, l’allarme di Confindustria:
«Costi insostenibili per cittadini e imprese
Serve subito una soluzione»
DIBATTITO - Appello alla politica: «Provincia meno virtuosa a livello impiantistico. È indispensabile e responsabile superare gli ostacoli tecnici ed ideologici che ostacolano la corretta gestione del rifiuto speciale e scoraggiano l’iniziativa privata alla realizzazione di nuovi impianti»

Marco Ragni, presidente Confindustria Macerata
«La collocazione finale dei rifiuti preoccupa fortemente il mondo produttivo perché continuano a crescere i costi a carico delle imprese e dei lavoratori, rendendo insostenibile lo sviluppo del nostro territorio rispetto alle altre province delle Marche e al resto del Paese». È la posizione dei vertici di Confindustria Macerata che evidenziano come «assistiamo a continui scontri sulla stampa e a rimpalli di responsabilità politica rispetto all’ampliamento della discarica di Cingoli ed all’individuazione di siti per la collocazione della nuova discarica, che non aiutano a risolvere il problema».
L’impiantistica dei rifiuti è un tema di infrastrutture strategica che, secondo i rappresentanti dell’associazione di categoria «dovrebbe non dividere la classe politica ma appartenere alla cultura del governo di un territorio. Invece siamo costretti (imprese e cittadini) a conferire i nostri rifiuti fuori provincia e fuori regione con pesanti impatti sulla bolletta Tari e sui bilanci delle imprese. Infatti, la criticità riguarda non solo la gestione dei rifiuti urbani ma anche e soprattutto dei rifiuti speciali. Ormai da troppi anni, non ci sono più discariche per i rifiuti delle imprese in regione. Gli spazi residui ancora disponibili nella discariche per rifiuti non pericolosi sono principalmente destinati agli urbani. La percentuale di conferimento degli speciali rispetto agli urbani potrebbe addirittura ridursi da 50 al 30%, in base a quanto previsto nella nuova pianificazione regionale».

L’assemblea Ata di venerdì in Provincia che ha approvato la nuova graduatoria con i due siti di Montefano al primo posto e quello di Pollenza al terzo
Allora ne scaturisce una riflessione: «Ci rammarica molto constatare di essere la provincia meno virtuosa a livello impiantistico sul tema rifiuti. Nonostante i numerosi e reiterati appelli alle amministrazioni locali e ai governi regionali che si sono succeduti, tutti gli sforzi sono stati concentrati per raggiungere gli alti livelli di raccolta differenziata. Inoltre l’unico consorzio regionale presente peraltro nella nostra provincia, avrebbe dovuto e potuto far dialogare tutti i Comuni della provincia. Niente di tutto questo: non si riesce a chiudere il cerchio della gestione dei rifiuti sulla base dei principi di prossimità ed autosufficienza, richiesti dalla Comunità Europea e tanto decantati dalle Istituzioni e più volte da noi associazioni invocati».

Dall’altra parte aggiungono: «Ci conforta la previsione dell’impianto di chiusura ciclo per il recupero energetico dei rifiuti (il cosiddetto termovalorizzatore) inserito nel nuovo Piano Regionale di Gestione Rifiuti che l’amministrazione regionale si accinge ad adottare, ma cosa accadrà nel periodo transitorio che prevede un arco temporale di almeno dieci anni fino alla realizzazione del termovalorizzatore? La nostra provincia non è ancora pronta per affrontare questo lungo periodo di transizione e siamo molto preoccupati che la situazione possa esplodere. Se non verranno autorizzati ampliamenti e realizzati nuovi impianti i costi diventeranno insostenibili».

La protesta davanti alla Provincia
Confindustria Macerata rivolge pertanto l’ennesimo appello alla Provincia, alle amministrazioni locali e alla collettività per individuare soluzioni rapide soprattutto sul fronte della programmazione degli interventi. «È indispensabile e responsabile superare gli ostacoli tecnici ed ideologici che, ostacolano la corretta gestione del rifiuto speciale e scoraggiano l’iniziativa privata alla realizzazione di nuovi impianti – concludono i vertici dell’associazione di categoria -. Il rischio altrimenti è del collasso della produzione. La competitività di un territorio si misura sul possesso di infrastrutture in grado di accompagnare la crescita di una comunità, in un quadro di programmazione in cui il tema della tutela dell’ambiente sia coerente con una strategia di sviluppo e di sostegno del proprio sistema di imprese e dell’economia. Troppo spesso si invoca l’incapacità di attrarre gli investimenti e la debolezza di un territorio, ma la causa è spesso l’assenza di queste infrastrutture di base. Purtroppo le imprese troppe volte vengono lasciate sole».
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