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Lavori all’ex ospedale,
la giunta non si arrende:
via libera al ricorso

CAMERINO - Approvato l'affidamento di un incarico legale per impugnare alla Corte d'appello la sentenza con la quale il Tribunale di Ancona aveva condannato l'ente a pagare 1,1 milioni al Consorzio stabile maceratese

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Roberto Lucarelli

Il sindaco Roberto Lucarelli

di Monia Orazi

Il Comune di Camerino non si arrende alla condanna da oltre un milione di euro e porta la causa davanti alla Corte d’appello di Ancona. Con la recente delibera di giunta, l’amministrazione ha deciso di impugnare la sentenza emessa il 30 aprile dal Tribunale di Ancona, sezione specializzata imprese, che aveva accolto le richieste del Consorzio stabile maceratese, condannando il Comune al pagamento di 1.130.277,52 euro, oltre agli interessi legali di mora dal 30 giugno 2022 fino al saldo, più le spese di lite.

La vicenda trae origine dai lavori di restauro, consolidamento e trasformazione dell’ex ospedale Santa Maria della Pietà, nel cuore del centro storico. Il contratto di appalto, stipulato il 21 dicembre 2012, prevedeva due lotti: il primo riguardante i corpi B e C dell’immobile, il secondo il completamento funzionale del piano primo. Il finanziamento era articolato tra fondi della ricostruzione post sisma del 1997, risorse regionali e una cessione in permuta di una porzione dello stesso edificio. Il progetto aveva ambizioni precise: restituire una funzione pubblica a uno degli edifici più significativi del centro storico camerte, ospitando la casa di riposo Casa Amica, il Santo Stefano di Camerino e la farmacia comunale. Un’attesa lunga anni, che il sisma del 2016 ha definitivamente interrotto. I lavori erano già stati sospesi per una variante in corso d’opera quando il terremoto ha reso inaccessibile l’area e dichiarato inagibile l’immobile. Il cantiere non ha mai più ripreso.

Nel 2021 il Comune ha approvato la variante e deliberato la risoluzione del contratto per causa di forza maggiore. Il collaudo tecnico-amministrativo del 30 giugno 2022 ha quantificato il credito residuo dell’impresa in 1.130.277,52 euro, al netto di un acconto già versato di 210.934,67 euro. Il nodo del contenzioso riguardava se il Consorzio dovesse essere pagato in denaro o con la porzione immobiliare prevista in permuta, e soprattutto chi dovesse rispondere dell’obbligazione. Nel giudizio era stata chiamata anche Ast Macerata, nella sua qualità di proprietaria dell’immobile già in capo all’Asur. Il tribunale, tuttavia, l’ha esclusa dalla condanna non nel merito ma per una questione di successione tra enti: la Cassazione ha stabilito che la soppressione di Asur non ha prodotto successione universale in capo ad Ast Macerata, con i contenziosi pendenti che ricadono sulla gestione liquidatoria dell’Ast Ancona. Ast Macerata “esce pulita”, ma l’intera obbligazione rimane a carico del Comune, con le spese di lite riconosciute sia al Consorzio, 32.672,80 euro, sia ad Ast Macerata stessa 20.357 euro.

Per il giudizio d’appello, la giunta ha confermato l’incarico all’avvocato Fabio Pierdominici, già difensore del Comune nel primo grado. Il costo stimato per il nuovo grado di giudizio è di circa 21.588 euro comprensivi di Iva e spese. Le sentenze civili di primo grado sono esecutive anche in pendenza di appello, salvo eventuale sospensiva concessa dalla Corte: il Comune potrebbe dunque essere chiamato a pagare prima dell’esito del nuovo giudizio, con gli interessi che nel frattempo continuano a maturare dal giugno 2022.

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