“La meglio gioventù” di Macerata
tra sogni, visioni e la voglia di contare
ELEZIONI - Ieri pomeriggio all'Aula Verde di Unimc il dibattito, organizzato da Next Gen e Cronache Maceratesi, che ha visto protagonisti otto candidati consiglieri "under" dei cinque schieramenti in corsa alle prossime comunali. Università, cultura, lavoro i temi ricorrenti, ma soprattutto la voglia e la genuinità di poter dare il proprio contributo per rilanciare la città

Jacopo Rossetti (per Ripa), Edoardo Mercuri (Sigona), Alice Verdicchio e Andrea Maurilli (Tittarelli), Tommaso Lorenzini e Giulia Maria Pennesi (Parcaroli), Mattia Saracco e Veronica Petroncelli (Orioli)
di Marco Pagliariccio (foto di Fabio Falcioni)
C’è una Macerata giovane là fuori. Una Macerata nuova, che vuole impegnarsi. Una Macerata che vuole scrivere una storia nuova. A darle voce, ieri pomeriggio, sono stati associazione Next Gen e Cronache Maceratesi, che hanno organizzato all’Aula Verde del Polo Pantaleoni di Unimc un confronto tra i candidati under 30 delle cinque coalizioni che si sfideranno alle prossime elezioni comunali.

Regole d’ingaggio molto semplici: i cinque candidati sindaci potevano schierare due dei loro candidati consiglieri a testa, Sandro Parcaroli (centrodestra), Gianluca Tittarelli (centrosinistra) e Mattia Orioli (Terzo polo, unico dei cinque presente fisicamente in una platea da tutto esaurito) hanno sfruttato a pieno l’occasione, mentre Marco Sigona (Officina delle idee) e Giordano Ripa (Futuro per Macerata) hanno messo in campo un solo rappresentante a causa di due defezioni. Otto in tutto quindi i presenti, moderati da Matteo Zallocco, direttore editoriale di Cronache Maceratesi. Tempi di risposta di un minuto a testa.

Tra visioni di lungo periodo e iniziative più concrete, quella che è saltata subito all’occhio è stata sicuramente la genuinità delle risposte degli otto sfidanti. Pochi slogan, poche risposte a effetto, poche punzecchiature: molte idee, molti suggerimenti, tantissima voglia di metterci la faccia.

Giulia Maria Pennesi
Naturalmente, la linea “vera” di demarcazione si è notata tra i due esponenti del centrodestra, Tommaso Lorenzini (Lega) e Giulia Maria Pennesi (Forza Italia), che hanno provato, soprattutto il primo, a più riprese a difendere l’operato della giunta Parcaroli, e gli altri sei, che ovviamente hanno rimarcato maggiormente le mancanze della Macerata di oggi.
Gli aspetti che ricorrono maggiormente nelle risposte e che hanno sostanzialmente unito tutti, almeno a livello teorico, sono il rapporto con Unimc, la valorizzazione della culturale e il sostegno al lavoro. Questioni da cui ognuno ha provato a sviluppare le proprie proposte, le proprie visioni.

Andrea Maurilli
«Garantire l’indipendenza abitativa a tutti i giovani deve essere una priorità – ha rimarcato Andrea Maurilli di Alleanza Verdi Sinistra, il più “politico” degli otto – penso ad affitti a tariffa agevolata, ad accordi con i privati da finanziare con un fondo ad hoc e a strutture da riqualificare in prima persona da parte del Comune. C’è una filiera consequenziale che parte dall’Università e arriva fino al Comune: sfruttiamola per limitare l’emigrazione dei talenti».

Jacopo Rossetti
Tema, quest’ultimo, su cui ha mostrato affinità Jacopo Rosetti di Futuro per Macerata: «Per far restare i giovani dobbiamo creare spazi per loro, favorire collaborazioni con Unimc per la nascita di start-up e riqualificare zone della città».

Mattia Saracco
Ma Macerata è una città per giovani? «Le potenzialità ci sono, ma sono state trascurate per troppo tempo – ha detto Mattia Saracco di Azione – dobbiamo rifarci a modelli vicini a noi. Penso in primis a Perugia, una città più grande ma in qualche modo affine. Qui da noi abbiamo congestionato tutto ciò che è svago nel centro storico, mentre lì la scelta è stata diversa. Per questo credo si debba favorire la nascita di una discoteca o comunque di un club all’esterno delle mura come hanno fatto loro. Può essere un modo per riportare i giovani a vivere la città».

Edoardo Mercuri
«Macerata è stata una città per giovani, ma ultimamente lo è molto meno – ha rincarato la dose Edoardo Mercuri di Officina delle idee – e non penso solo alla movida, ma a tutta l’offerta culturale. Un’idea potrebbe essere quella di creare qualcosa di legato ai comics, un settore in grande crescita».

Alice Verdicchio
Alice Verdicchio del Movimento 5 Stelle vorrebbe una città che oltre ai giovani ascolta anche donne e bambini. «Ciò che mi ha portato a tornare a Macerata dopo aver studiato fuori sono gli spazi di solidarietà che si sono creati. Io faccio volontariato in una bottega solidale ed è uno spazio unico, magico, che mi ha fatto sentire in mezzo a persone empatiche che collaborano per aiutare i più deboli. Dobbiamo andare in questa direzione, sostenere le giovani mamme, educare i ragazzi all’affettività. E sfruttare l’enorme patrimonio culturale che abbiamo, rilanciando l’idea degli ingressi gratuiti per i residenti».

Tommaso Lorenzini
Il tema di fondo è però ancora più grande: quanto davvero i giovani sono ascoltati dalla politica cittadina? «A Macerata nei ruoli di punta dei partiti sono saltate tre generazioni, quella dei 30enni, dei 40enni financo dei 50enni – ha detto Zallocco – D’altronde molti politici di oggi alla vostra età erano già assessori o in qualche comune anche sindaci».
«Che i giovani siano ben accetti in politica lo dimostro anche io, che ero candidato anche nel 2020 quando avevo solo 20 anni – ha evidenziato Lorenzini – credo che un modo per entrare nella vita politica cittadina possano essere i consigli di quartiere, riprendendo il modello di Fano, che assegna ad ognuno di loro un piccolo budget per interventi ed iniziative. Ma anche l’attività dell’associazione Next Gen che ci ha riunito qui fa capire che c’è una fervida attività giovanile. La sfida è quella di dare spazio e contributi a queste realtà. E qualche passo l’amministrazione Parcaroli l’ha fatto in tal senso, con il cinema all’aperto, i corsi di teatro, i consigli dei bambini e dei ragazzi».

Veronica Petroncelli
E sul potenziamento dei consigli di quartiere crede anche Veronica Petroncelli dei Radicali: «Ci crediamo, come crediamo nella figura del poliziotto di quartiere, che potrebbe essere un trait d’union tra il cittadino e le forze dell’ordine».
Ma quello che davvero traspare da tutti è la profonda passione, una volontà vera di “contare” ma con una sana dose di realismo. « Io sono una giovane che vive questa città tutti i giorni – ha rimarcato Giulia Maria Pennesi di Forza Italia – ho i miei limiti, è la mia prima volta in politica, ma vorrei che la gente abbia fiducia in me per poter portare in Consiglio la passione per la mia città».

Matteo Zallocco
Non finisce qua comunque l’impegno di Next Gen e Cronache Maceratesi nella marcia che porta alle elezioni del 24 e 25 maggio: il prossimo appuntamento è per venerdì 15 maggio, quando sul palco del cineteatro Italia saliranno i cinque candidati sindaci per il confronto a una settimana dal voto.

Il candidato sindaco Mattia Orioli

Alessandro Margarucci dell’associazione Next Gen



L’assessore uscente Riccardo Sacchi

Un poco ubriachi cantano, alla mattina presto,
coi fazzoletti rossi stretti intorno alla gola,
poi comandano rauchi quattro litri di vino
e caffè per le ragazze, che ormai tacciono piangendo.
Venite, treni, caricate questi giovani che cantano
coi loro blusoni inglesi e le magliette bianche.
Venite, treni, portate lontano la gioventù
a cercare per il mondo ciò che qui è perduto.
Portate, treni, per il mondo, a non ridere mai più,
questi allegri ragazzi scacciati dal paese.
(Pier Paolo Pasolini, La meglio gioventù)
Il poliziotto di quartiere va bene a patto che si riduca il numero dei quartieri.
Nun c’è cchiù ‘o n’atu. Nun c’è cchiù differenza.
Tutte uguale, omologati, lucidi, trasparenti.
‘E lucciule so’ sparite.
Una notte brillavano n’ ‘e campagne,
segno ‘e vitalità popolare, ‘e diversità vera.
Mo’ sulo luce artificiale, uguale pe’ tutte,
fredda, senza fiamma, senza mistero.
‘A nuova gioventù è ‘a società ‘e ‘a positività totale:
nun ce sta cchiù peccato, e quindi nun ce sta cchiù santità.
Nun ce sta cchiù dulore, sulo discomfort.
Nun ce sta cchiù desiderio, sulo like.
‘O juvanott’ ‘e oggi nun è cchiù meglio:
è peggiore, pecché ha perzo ‘a radice senza guadagnà nient’ ‘e vero.
Mettimmo ‘e dù versi uno allato all’auto,
comme n’esperimento lucido e spietato.
‘A vecchia voce e ‘a nova, cruda, disperata.
Se vede ‘a velocità cu ‘a quale ‘o progresso
ha svuotato ‘o munno: comodità n’ cambio ‘e essere umano.
Io canto ‘sta perdita nun pe’ nostalgia sdolcinata,
ma cu furia lucida.
‘O munno arcaico era imperfetto,
pecché teneva dint’ ‘o peccato e ‘a purità,
‘a terra e ‘o cielo, ‘o dulore e ‘o desiderio.
‘O nuovo munno ha livato tutto: ha fatto piatto, grigio, consumabile.
O Napule mia, o lingua ca se sta murenno,
io scrivo ‘n chisto dialetto antico
pe’ testimoniare:
Chist’ era.
Chist’ nun è cchiù.
‘E guaglioni ‘e na vota so’ sparuti comme ‘e lucciule.
‘O posto loro l’hanno pigliato replicanti ca ridono
senza radice, senza sacro, senza vero fuoco.
E io, cu ‘o core spaccato ma l’occhio chiaro,
continuo a cantà n’ ‘o deserto ‘e ‘sta società ‘e prestazione:
‘a vita autentica nun se compra,
e una volta perduta,
nun torna cchiù.
Franco Pavoni, grazie.
Ode al Papamobile e al ritmo profano
O tu, che passi lento sul carro delle folle,
Leone XIV, vicario di un Silenzio antico,
mentre intorno a te ABBA risuona in veste bianca
come un’invocazione uscita da discoteche perdute.
Che strano sacramento è questo.
La solennità del luogo, più vecchia delle nazioni,
si sposa con la gioia leggera degli anni Settanta,
e il cuore, preso tra due fuochi, non sa se ridere o inchinarsi. Tu rappresenti ciò che non si misura col tempo:
la pesantezza della Croce, la gravità dell’attenzione,
l’attesa di un Dio che non ha bisogno di applausi.
E tuttavia ti circondano note facili,
ritmi che invitano il corpo a muoversi
più che l’anima a spogliarsi.
È il medesimo male che rode le nostre messe,
questa fame insaziabile di essere amati subito,
di rendere il Mistero “accogliente”,
come se il Mistero fosse un amico timido
che ha bisogno di lustrini per non restare solo.
Simone avrebbe visto qui l’idolo.
Non il male, ma la contraffazione del bene.
La bellezza vera è severa; essa ferisce
prima di consolare.
La solennità non è tristezza,
è la forma esteriore della purezza interiore:
un vuoto lasciato intatto perché solo Dio lo riempia.
Eppure, o Papa, tu sembri sereno.
Forse la Grazia sa danzare anche su melodie rubate,
forse ride della nostra rigidità
e della nostra paura di apparire ridicoli.
Ma il rischio resta, acuto come una lama:
quando il sacro scende a patti con lo spettacolo,
non è più il popolo che sale verso l’alto,
è l’alto che viene tirato giù,
fino a somigliare a noi.
Che la Chiesa ricordi il suo nome antico:
ecclesia, chiamata fuori.
Fuori dal rumore, fuori dal bisogno di piacere,
fuori dal secolo che divora tutto
e trasforma anche il più santo in contenuto.
O tu che passi,
conserva in te il peso che noi tutti abbiamo gettato via.
La gioia è necessaria, ma solo quella che nasce
dopo aver attraversato il silenzio.
Ogni altra è ABBA che copre il grido della Croce.
E che la tua mano benedica,
nonostante la musica,
non per la musica,
ma al di là di essa,
dove il ritmo si spegne
e resta solo l’eterno.