
Roberto Chientaroli
di Roberto Chientaroli
L’attentato a Donald Trump, avvenuto poche ore fa a Washington, ha aggiunto un ulteriore, drammatico tassello a un quadro geopolitico già estremamente instabile, accelerando le tensioni sui mercati internazionali. In questo scenario di incertezza globale, il rischio di un blocco nello stretto di Hormuz — dove la situazione è precipitata negli ultimi giorni con scontri navali diretti e il sequestro della M/V Touska — torna a far paura seriamente. Il passaggio dove transita circa il 20% del petrolio mondiale è diventato ormai quasi il termometro della nostra economia: le tensioni sulla navigazione internazionale non sono più classificate come semplici notizie dall’estero, ma variabili dirette che incidono sui nostri costi quotidiani. Il monito della Banca Mondiale e l’onda d’urto nazionale La Banca Mondiale, nei rilievi pubblicati solo pochi giorni fa, è stata categorica: un’escalation prolungata potrebbe spingere il greggio sopra i 150 dollari al barile. Uno shock energetico di questa portata agirebbe come una “tassa globale” istantanea. Per l’Italia, il rischio concreto è quello della stagflazione: prezzi che salgono a causa dei costi energetici e crescita che rallenta a causa dell’incertezza globale.
Vediamo però come tutto questo possa impattare sul nostro territorio maceratese e marchigiano.
L’impatto sui conti di Macerata: imprese e famiglie. Per le imprese: il nostro distretto, prevalentemente manifatturiero e calzaturiero ma con presenza di eccellenze anche in altri settori, subisce direttamente il rincaro dei costi logistici e delle materie prime. Con le rotte commerciali sotto pressione, la contrazione dei margini industriali è immediata. Esistono inoltre molti interessi legati all’esportazione di beni e servizi nel golfo, ora molto rarefatti o addirittura fermi. L’incertezza, inoltre, genera un “congelamento” degli investimenti: senza stabilità sui costi energetici, le aziende faticano a programmare assunzioni e innovazione.
Per le famiglie: si tratta di un’erosione silenziosa del potere d’acquisto. L’inflazione importata dall’energia è subito visibile nei rifornimenti di carburante ma si trasferisce rapidamente anche sui beni alimentari e sui servizi di prima necessità. Il risparmio accumulato dai maceratesi rischia di perdere valore reale mese dopo mese, proprio mentre la volatilità dei mercati aumenta l’incertezza dei piccoli risparmiatori. Immunizzarsi dall’incertezza non abbiamo il potere di incidere sui negoziati internazionali o di riaprire le rotte del Golfo, ma abbiamo la possibilità di agire su ciò che è sotto il nostro controllo: la gestione dei patrimoni e delle risorse finanziarie di famiglie ed imprese.
La soluzione non è subire passivamente gli eventi, ma adottare strategie di protezione attiva. Immunizzarsi, almeno in parte, dagli effetti di questa e delle future crisi è possibile attraverso una pianificazione finanziaria consapevole che esca dalla logica dell’emergenza del cosiddetto giorno per giorno. Non scegliere, in questi casi, è una pessima scelta. Diversificare le fonti di valore, proteggere la liquidità dall’inflazione e saper leggere gli scenari prima che diventino criticità sono le uniche vere leve per tutelare la ricchezza delle famiglie e la solidità delle imprese. In un mondo interconnesso, la conoscenza e la scelta strategica rappresentano l’unico scudo efficace per il benessere finanziario del nostro territorio. Per finire, uno spunto da condividere con chi legge: non investire sulle conseguenze immediate degli eventi ma sugli aspetti che l’evento metterà sotto pressione nei prossimi mesi ed anni. Si tratta di un tema molto interessante che presuppone analisi profonde e conoscenze adeguate a definire strategie di investimento di valore.
*Roberto Chientaroli:
www.linkedin.com/in/roberto-
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