Agguato ai fratelli, i tre egiziani:
«Volevamo spiegazioni
ed è nata una colluttazione»
TOLENTINO - Oggi l'interrogatorio di garanzia dal gip del tribunale di Macerata. Gli indagati hanno dato la loro versione dei fatti. Gli avvocati difensori Renato Coltorti ed Emanuele Carbone hanno chiesto la revoca della misura dei domiciliari e la sua sostituzione con una meno afflittiva. Il giudice si è riservato sulla decisione
di Alessandro Luzi
«Dopo le aggressioni subite siamo andati sotto casa loro per chiedere delle spiegazioni. Appena siamo scesi dalla macchina è nata la colluttazione ma noi volevamo solo parlare per non essere più presi di mira». Questo è quanto hanno riferito oggi Mahmoud Mohamed Refaei Ahmed, 36 anni, e Mohamed Ahmed Mohamed Refaei, 30, durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Giovanni Manzoni del tribunale di Macerata. Il 27enne Abdelrahman Ahmed Mohamed Refaei ha detto al giudice di essere andato con gli altri due ma di non aver partecipato all’aggressione del 23 febbraio a Tolentino.
Per quell’episodio, tutti e tre gli egiziani, su richiesta del pm Francesco Carusi, sono ai domiciliari con braccialetto elettronico da sabato 29 marzo. Ai tre vengono contestate le lesioni personali, tentate lesioni personali, il danneggiamento e il possesso oggetti atti a offendere. Oggi gli avvocati difensori Renato Coltorti ed Emanuele Carbone hanno chiesto la revoca della misura e la sua sostituzione con una meno afflittiva. Il giudice si è riservato sulla decisione.

L’avvocato Renato Coltorti
I fatti sarebbero collegati alla rissa del 22 febbraio in via Nazionale, quando due gruppi contrapposti di egiziani si sono affrontati con mazze e sedie per questioni legate a lavoro. Gli autori individuati dai carabinieri del Norm di Tolentino e della Stazione di Belforte, apparterrebbero a ditte edili concorrenti.
La sera successiva, intorno all’una di notte, Ahmed e i due Refaei si sarebbero presentati a bordo di un’Audi sotto casa del titolare di una delle due imprese. Una volta arrivato in auto insieme al fratello, secondo l’accusa Mohamed Ahmed Mohamed Refaei si sarebbe avvicinato con un bastone e avrebbe colpito l’uomo che in quel momento stava aprendo la porta del magazzino sotto casa. A quel punto, dice l’accusa, sarebbe arrivato Mahmoud Mohamed Refaei Ahmed e anche lui con un bastone in mano avrebbe aggredito l’uomo che era a terra e di spalle. Poi è riuscito a scappare e a raggiungere il fratello che intanto si era rifugiato. Quella sera i tre egiziani avrebbero anche preso a bastonate l’auto dei due fratelli. I colpi avrebbero causato all’uomo una frattura al polso sinistro con prognosi di 41 giorni. «Siamo fiduciosi che verrà chiarita la vicenda – ha detto l’avvocato Carbone -. Auspichiamo una sostituzione della misura».
Agguato a due fratelli sotto casa, uno preso a bastonate: tre arresti