«Il rilancio delle imprese marchigiane:
primo passo rafforzare la collaborazione
tra istituzioni, imprese e territori»
ECONOMIA - Il segretario generale di Confartigianato Macerata-Ascoli-Fermo, Giorgio Menichelli, sulle prospettive nel 2025 e la situazione attuale: «Il nostro tessuto imprenditoriale è un modello che merita di essere compreso e sostenuto, un vero e proprio arcipelago Marche con attività produttive che fanno rete, collegate tra loro in filiere dal potenziale straordinario»

Giorgio Menichelli
Un 2024 complesso secondo Confartigianato con alcuni dei settori trainanti dell’economia delle Marche che sono andati in sofferenza a partire da quello della moda, ma il potenziale “dell’arcipelago Marche” «è straordinario» secondo Giorgio Menichelli, segretario generale di Confartigianato imprese Macerata-Ascoli-Fermo, che disegna direzioni nel breve periodo per partire con il piede giusto.
Premette che «Sebbene i dati non siano dei più incoraggianti, il 2025 si apre con alcune importanti sfide, che se affrontate con il dovuto impegno potranno regalare un po’ di serenità alle imprese».
Secondo Menichelli la parola d’ordine per il 2025 è «dinamismo». Le imprese marchigiane non demordono e i segnali di vitalità che trasmettono all’esterno sono la riprova che il tessuto produttivo locale è temprato per superare anche le recenti crisi e il contesto di difficoltà. Le micro, piccole e medie imprese continuano ad essere il fulcro dell’economia regionale.
«Sono fermamente convinto – dice Menichelli – che la nostra economia non solo non è al collasso, ma ha dimostrato una straordinaria capacità di resistere a una serie di crisi molto gravi negli ultimi anni. Questa capacità è il frutto del lavoro dell’esercito delle Pmi marchigiane, impegnate con successo nelle nicchie globali dei tanti settori in cui i nostri imprenditori hanno scelto di eccellere. Il nostro tessuto imprenditoriale, diffuso e dinamico, non è affatto un limite.
Al contrario, è un modello che merita di essere compreso e sostenuto, contro la narrazione di un’Italia fatta di piccole aziende arretrate, dominate dal nepotismo e intrappolate in settori e processi ormai superati. Più di imprese isolate, parlerei di un vero e proprio arcipelago Marche con attività produttive che fanno rete, collegate tra loro in filiere dal potenziale straordinario».
Secondo Confartigianato: «c’è voglia di investire e la riprova sono le 696 domande presentate dalle imprese per il tanto atteso bando artigianato, le 469 richieste di accesso al bando a sostegno delle pmi industriali o il voucher internazionalizzazione che vede investimenti delle imprese per oltre 1 milione di euro. La voglia di spingere l’acceleratore è forte anche nell’area del cratere, con il bando Next Appennino che ha accolto migliaia di nuovi progetti. Le imprese vedono anche di buon occhio, anche se il passo è ancora timido, il recente taglio di 25 punti base dei tassi di riferimento da parte della Banca centrale europea, sperando che questa riduzione diventi presto più consistente».
«Quello che emerge – riprende Menichelli – è che le nostre imprese si caratterizzano dalla loro voglia di innovare e guardare avanti con coraggio, mettendo avanti il proprio saper fare artigiano per favorire una loro crescita strategica. C’è visione nelle nostre Mpmi, che stanno affrontando le tempeste tenendo sempre alto un elevato standard qualitativo nei propri prodotti: una chiave competitiva di successo del valore artigiano. Non dimentichiamoci, inoltre, che questo sistema è protagonista nella creazione di opportunità di lavoro e può essere una risposta al fenomeno Neet, giovani che non studiano e non lavorano: dobbiamo richiamarli ad un protagonismo».
Quanto al fenomeno delle aggregazioni, che sta cambiando la composizione del tessuto produttivo locale, queste vanno viste in un’ottica costruttiva. «Negli ultimi vent’anni, nelle Marche abbiamo avuto 600 operazioni fra acquisizioni e fusioni, che vanno a rafforzare e consolidare la nostra realtà imprenditoriale, facendola diventare più competitiva. I vantaggi di tali operazioni sono molti, sia in termini produttivi, finanziari e di performance innovativa».
C’è inoltre una progressiva ricomposizione anche della struttura per classi di forma giuridica d’impresa, oltre che per macro-settori di attività economica, con un aumento delle società di capitale, che a fine 2023, con poco più di 44mila imprese, rappresentano il 28,8% del totale regionale. Le imprese individuali con oltre 78mila imprese restano comunque la forma più diffusa, comprendo oltre la metà del totale (51,1%).
Guardando al 2025, Menichelli dice: «Le Marche hanno tutte le carte in regola per farcela perché siamo un’area sviluppata e piena di inventiva. Il rilancio, prima di tutto, passa per il rafforzamento della collaborazione tra istituzioni, imprese e territori, perché l’unione di intenti può portare a dei risultati tangibili, penso al rilancio ad esempio del manifatturiero e alla ripartenza del comparto moda, tra i fulcri dell’economia territoriale. Stiamo parlando dell’eccellenza del nostro made in Italy, che solo attraverso politiche mirate tornerà a fare la differenza in un quadro di competizione globale. La partita si giocherà a partire dal prossimo Micam di Milano».
Menichelli, inoltre, osserva da tempo come «le Marche si stanno distinguendo come regione attrattiva, grazie anche a un comparto enogastronomico che è in fermento (le esportazioni di prodotti alimentari sono al +8,5%, valore di oltre 22 milioni di euro). Da gennaio ad agosto nelle Marche si è registrato un +14% di presenze straniere un dato straordinario che ci deve far riflettere sull’utilità di potenziare l’accoglienza per valorizzare il nostro patrimonio culturale». Il turismo cresce anche attraverso l’indispensabile potenziamento delle infrastrutture: «Terza corsia dell’A14 e interporto sono fondamentali per la nostra mobilità e sono una leva turistica importante. Lo sviluppo aeroportuale è estremamente incentivante, basti pensare che nel primo trimestre del 2024 il traffico passeggeri è cresciuto del 21% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, trend confermato anche negli ultimi mesi con il record a luglio del 20% di crescita».
Il rilancio passa dal disfarsi della totalità della classe dirigente italiana, composta da traditori della Patria.