Moglie aggredita col martello,
due anni per un pescatore
CIVITANOVA - Oggi l'udienza davanti al gup del tribunale di Macerata. L'imputato ha patteggiato, il reato di tentato omicidio modificato in lesioni. Doveva rispondere anche di maltrattamenti

Il tribunale di Macerata
di Gianluca Ginella
Aggredisce la moglie col manico di un martello e poi minaccia di ucciderla con un coltello, lei si chiude in camera e fugge dalla finestra.
L’uomo, un pescatore tunisino sulla quarantina è finito sotto accusa per tentato omicidio e maltrattamenti in famiglia. Oggi ha patteggiato due anni con il tentato omicidio modificato in lesioni personali.
I fatti risalgono al 25 luglio scorso ed erano avvenuti a Civitanova. Imputato, davanti al gup Giovanni Manzoni del tribunale di Macerata, un pescatore tunisino di 40 anni.
Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Stefania Ciccioli, quel giorno, intorno alle 3 del mattino l’uomo, a causa di una eccessiva assunzione di bevande alcoliche, avrebbe aggredito la moglie colpendola con un mestolo ed un martello in varie parti del corpo (la donna aveva riportato 20 giorni di prognosi) e dopo averla inseguita sino in camera da letto brandendo un coltello da cucina l’avrebbe minacciata di volerle tagliare la gola.

L’avvocato Domenico Biasco
La donna si era a chiusa a chiave nella camera ed era fuggita dalla finestra. Scesa in strada, scalza, si era messa a chiamare aiuto. L’uomo era stato arrestato.
Oggi, difeso dall’avvocato Domenico Biasco, ha patteggiato due anni con pena sospesa (l’uomo è libero). La difesa si è battuta e ha portato elementi per riuscire, come poi avvenuto, ad ottenere la modifica del reato da tentato omicidio a lesioni personali e per ottenere la sospensione della pena per il pescatore. Oltre che per lesioni, il patteggiamento è stato anche per la contestazione di maltrattamenti. Il pescatore era accusato di minacce, anche di morte, ingiurie e percosse alla moglie, nel corso di tredici anni a partire dal 2011 e fino all’aggressione dello scorso luglio.
*A tutela della vittima il nome dell’imputato viene omesso