«In Medio Oriente situazione inaccettabile,
parteciperemo al sit in pro Palestina»
MACERATA - Ad annunciarlo il Movimento 5 stelle, gruppo consiliare ed attivisti. L'appuntamento domani, sabato, alle 17,30 con partenza dai Cancelli
«Parteciperemo con convinzione alla manifestazione per la Palestina perché quello che sta succedendo in Medio Oriente è inaccettabile per chiunque analizzi con serietà la situazione». Ad annunciarlo in una nota il Movimento 5 stelle Macerata, gruppo consiliare ed attivisti, che domani, sabato, parteciperà all’iniziativa in programma alle 17,30 con partenza dai Cancelli.
«A seguito di un atroce atto terroristico avvenuto il 7 ottobre 2023 il primo ministro Benjamin Netanyahu sembra aver deciso di annientare il popolo palestinese inerme – proseguono -. Tutto avviene di fronte ad una comunità internazionale imbarazzante nel suo passivismo.
Crediamo che tutto questo accada perché Israele ha una potenza economica e militare che muove milioni di voti e solleva l’economia di tanti Paesi. Il solito sporco denaro messo davanti alla fratellanza ed alla convivenza civile. Ragazzi bruciati vivi in insediamenti di fronte ad ospedali, bambini e donne come bersagli – concludono – . Il popolo che ha subito la Shoa che recita le stesse parole del terzo Reich di Hitler: “questa è la nostra terra ed i Palestinesi debbono andarsene”.
Queste continue manifestazioni non servono veramente a nulla anzi peggiorano la situazione.
Gravissimo e incredibile scrivere: “Il popolo che ha subìto la Shoah che recita le stesse parole del terzo Reich di Hitler: questa è la nostra terra ed i Palestinesi debbono andarsene”. Tra l’altro nel caso della Shoah si trattava del popolo ebraico e ora,invece, eventualmente del popolo che abita lo stato di Israele, per non dire poi che non tutti gli ebrei israeliani e non tutti gli israeliani condividono quella posizione estremista…
Un appello…state a casa che fate meno danni !!
E queste manifestazioni vengono organizzate dalla sinistra e dai centri sociali che fanno solamente queste cose e nient’altro, come e’ successo tantissimi anni fa’ che scoppiasse la Guerra del GOLFO.
Ne ho viste di manifestazioni “pro” e “contro” nella mia ormai lunga esistenza. E come allora, dico: andate a dimostrare la vostra idea imbracciano il mitra, quello vero, non quello delle chiacchiere… Che prima “uno valeva uno” (e mi avete fregato il voto), mentre oggi, dopo avere provato il miele milionario dei compensi parlamentari volete (al pari di tutti gli altri) mettere il sedere sulla poltrona fino a che morte non vi colga.
Il popolo di Gaza è responsabile della sua situazione, come il popolo italiano – come quello maceratese del 3 aprile del 1944 – pagò la sua adesione ai sogni guerrieri di Mussolini. Il terrorismo è sempre un metodo di viltà, che poi lo fa pagare ai cittadini di Gaza, come l’attentato di via Rasella lo pagò Roma con le Fosse Ardeatine. Come il terrorismo di Piazza Maidan e delle bande neo-naziste ucraine, oggi lo paga tutta una popolazione civile che vorrebbe vivere in pace e non diventare vittima di calcoli psicotici politici che con l’Ucraina c’entrano come i cavoli a merenda..
Ma tanti di questi che stanno in Italia, non avete notato che con la bocca sparano balordaggini più veloci di un mitra da cui salverei la Meloni che per farsi capire meglio, per modo di dire, chiudendo su inflessioni dialettali che ogni volta che fa un discorso alla Nazione, sembra che dia il prezzo delle cassette di pesce messe all’asta. Ma poi quando caxxo campano quasi tutti sti politici! Vanno in Sardegna, ad Okinawa, sulle Ande ecc. ecc. a fare documentari ma in Parlamento e in Senato dovrebbero andare.
Il Terzo Reich era dilettantismo del male assoluto, i professionisti di oggi possono tutt’al più sorriderne divertiti durante le pause di lavoro.
Non s’intende il senso di quanto sta oggi avvenendo in Israele, se non si comprende che il Sionismo costituisce una doppia negazione della realtà storica del Giudaismo. Non soltanto infatti, in quanto trasferisce agli ebrei lo Stato-nazione dei cristiani, il Sionismo rappresenta il culmine di quel processo di assimilazione che, a partire della fine del XVIII secolo, è andato progressivamente cancellando l’identità ebraica. Decisivo è che, come ha mostrato Amnon Raz-Krakotzkin in uno studio esemplare, a fondamento della coscienza sionista sta un’altra negazione, la negazione della Galut, cioè dell’esilio come principio comune a tutte le forme storiche del Giudaismo come noi lo conosciamo. Le premesse della concezione dell’esilio sono anteriori alla distruzione del Secondo Tempio e sono già presenti nella letteratura biblica. L’esilio è la forma stessa dell’esistenza degli ebrei sulla terra e l’intera tradizione ebraica, dalla Mishnah al Talmud, dall’architettura della sinagoga alla memoria degli eventi biblici, è stata concepita e vissuta nella prospettiva dell’esilio. Per un ebreo ortodosso, anche gli ebrei che vivono nello stato d’Israele sono in esilio. E lo Stato secondo la Torah, che gli ebrei aspettano all’avvento del Messia, non ha nulla a che fare con uno stato nazionale moderno, tanto che al suo centro stanno proprio la ricostruzione del Tempio e la restaurazione dei sacrifici, di cui lo stato d’Israele non vuole nemmeno sentire parlare. Ed è bene non dimenticare che l’esilio secondo il Giudaismo non è soltanto la condizione degli ebrei, ma riguarda la condizione manchevole del mondo nella sua integrità. Secondo alcuni cabalisti, fra cui Luria, l’esilio definisce la situazione stessa della divinità, che ha creato il mondo esiliandosi da sé stesso e questo esilio durerà fino all’avvento del Tiqqun, cioè della restaurazione dell’ordine originario.
È proprio questa accettazione senza riserve dell’esilio, con il rifiuto che comporta di ogni forma presente di statualità, che fonda la superiorità degli ebrei rispetto alle religioni e ai popoli che si sono compromessi con lo Stato. Gli ebrei sono, insieme agli zingari, il solo popolo che ha rifiutato la forma stato, non ha condotto guerre e non si è mai macchiato del sangue di altri popoli.
Negando alla radice l’esilio e la diaspora in nome di uno stato nazionale, il Sionismo ha tradito pertanto l’essenza stessa del Giudaismo. Non ci si dovrà allora meravigliare se questa rimozione ha prodotto un altro esilio, quello dei palestinesi e ha portato lo stato d’Israele a identificarsi con le forme più estreme e spietate dello Stato-nazione moderno. La tenace rivendicazione della storia, da cui la diaspora secondo i sionisti avrebbe escluso gli ebrei, va nella stessa direzione. Ma questo può significare che il Giudaismo, che non era morto a Auschwitz, conosce forse oggi la sua fine.
(Giorgio Agamben, La fine del Giudaismo)