«Fondi e progetto ci sono,
interverremo sulla frana
anche se il Comune non collabora»
CORRIDONIA - La Provincia si mobilita (ma senza indicare cifre né tempistiche chiare) dopo la protesta di uno dei residenti della palazzina evacuata a causa degli smottamenti conseguenti le piogge torrenziali di un anno fa: «Useremo l'avanzo di amministrazione per la messa in sicurezza»

La frana vista da sopra, dal giardino dell’abitazione evacuata
L’intervento di stabilizzazione del versante della scarpata franato un anno fa lungo la provinciale 34 a Corridonia si farà, ci sono i fondi dell’avanzo di amministrazione e un progetto in via di redazione. È la Provincia a rassicurare i 10 residenti che da oltre un anno sono stati costretti a lasciare la palazzina resa inagibile dagli smottamenti conseguenti alle forti piogge del 17 maggio 2023. Senza però fissare cifre e tempistiche esatte a fronte di quattro famiglie che da oltre un anno aspettano una risposta e che dal 2016 avevano sottolineato le criticità della zona.
«I tecnici della Provincia hanno lavorato fin del primo momento per mettere in sicurezza la zona interessata dalla frana lungo la Provinciale 34 – fa sapere l’ente in una nota – sono state effettuate una serie di indagini geognostiche e geofisiche per cercare di capire le caratteristiche del terreno e la pericolosità del sito». La Provincia, poi, lancia una stilettata al Comune, che avrebbe fatto orecchie da mercante per provare a collaborare nella risoluzione della problematica. «E’ stata inviata una nota ufficiale al Comune di Corridonia per chiedere una compartecipazione alla spesa di ripristino dei luoghi, visto che l’area insiste su un marciapiede di proprietà comunale – aggiunge la Provincia – a seguito della mancata risposta, la Provincia si è attivata per predisporre un progetto e reperire i fondi necessari. Un’operazione non semplice per le casse dell’ente che, a seguito dell’alluvione dello scorso anno ha già anticipato oltre un milione di euro per interventi di somma urgenza su tutto il territorio che ancora non stati rimborsati».
Come detto, la Provincia assicura che i finanziamenti necessari per sistemare la Provinciale 34 sono stati reperiti nell’avanzo di amministrazione approvato quest’anno. «Gli ingegneri dell’Ufficio viabilità della Provincia stanno predisponendo un progetto che consiste in un’opera di contenimento della scarpata ancorandola mediante delle chiodature – conclude l’ente provinciale – tale opera, oltre che stabilizzare il versante, consentirà anche di ridare maggiore pendenza alla scarpata, ripristinando lo stato esistente prima della frana davanti al fabbricato evacuato. L’amministrazione è consapevole dei disagi alle famiglie che, da un anno, hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni, ma nessuno è rimasto con le mani in mano o ha cercato di rimpallare le responsabilità. Si sta cercando di lavorare il più velocemente possibile per risolvere la situazione con le scarse risorse economiche di cui l’ente dispone».
«Sfollati da un anno dopo la frana, nessuno ha mosso un dito. Segnalavamo il problema dal 2016»
Vuoi vedere che adesso il Comune collabora?
Ma non si poteva fare prima, senza causare disagi a parecchie persone?
Sono gli effetti karmici del tradimento della fazione ghibellina contro quella guelfa di Montolmo (questo il vero nome di quella gloriosa città medievale, che gli intellettuali clericali del XIX secolo cambiarono in Pausula e che poi i fascisti la cambiarono definitivamente in Corridonia); tradimento che favorì la conquista armata da parte di Francesco Sforza nel 1433, che dette poi la città a sacco dei suoi 2 mila mercenari, non pagati, che la derubarono di tutto, violentando donne e uccidendone i cittadini che si opponevano in difesa e contro la violenza su mogli e figlie. Tutto quel dolore è “registrato” nella pala d’altare con Madonna e Bambino di Andrea da Bologna del 1373. Dall’epoca di Francesco Sforza la città andò sempre di più nella povertà economica e nel servilismo verso i potenti, ultimi i democristiani, che ne hanno decretato la distruzione, per favorire i loro potentati edilizi. Ormai è stabilito dal Fato, che dovrà essere questo periodo amministrativo a decretare la fine del capoluogo, secondo il costume democristiano (che soddisfa tutti, opposizione compresa). Il destino si interruppe per breve tempo quando il PCI amministrò la città con il sindaco Angelo Cartechini e i suoi transfughi della Sinistra DC, cacciati dal Partito (Sindaco che fece saltare l’amministrazione anomala PCI-Democristiani espulsi, quando non volle attuare il Piano Regolatore imposto dal PCI per fermare l’allegra e annosa gestione edilizia della città). Lo ricordo, poiché io c’ero…
Come pure, conoscendo la legge del karma, conosco i meccanismi che regolano il destino delle persone, delle famiglie, delle città, delle nazioni e del pianeta intero. Quindi, la città, come capoluogo, per il tradimento del 1433 chiude i suoi conti col destino.