Restauro dei beni culturali:
«Ci chiedono adempimenti non previsti.
A rischio i pagamenti della ricostruzione»
MACERATA - L'appello di due professionisti, Mirko Morichetti e Mariano Angeletti: «Abbiamo più volte chiesto di conoscere quale legge imponga alle imprese come le nostre di acquisire un ulteriore codice Ateco riconducibile all’edilizia, ma non abbiamo mai ricevuto una risposta nel merito. Così le amministrazioni pubbliche non possono procedere ai pagamenti dei lavori già eseguiti»

Milko Morichetti
Le imprese artigiane specializzate nel restauro dei beni culturali della provincia di Macerata lanciano un appello alle istituzioni e contestano l’operato della Cassa Edile di Macerata, sostenendo che il rilascio del Durc di congruità venga subordinato ad adempimenti che, a loro avviso, non sono previsti da alcuna norma di legge. A firmare il documento sono i restauratori di beni culturali Milko Morichetti di Mogliano e Mariano Angeletti di Pollenza, che denunciano una situazione destinata, secondo loro, a mettere in difficoltà numerose piccole e medie imprese impegnate nei cantieri della ricostruzione post-sisma e negli interventi di conservazione del patrimonio storico e artistico.

Mariano Angeletti
«Ci vengono richiesti adempimenti che non trovano fondamento nella normativa vigente – la denuncia – abbiamo più volte chiesto di conoscere quale legge, regolamento o disposizione imponga alle imprese di restauro di acquisire un ulteriore codice Ateco riconducibile all’edilizia, ma non abbiamo mai ricevuto una risposta nel merito».
Al centro della vicenda c’è il Durc di congruità, documento necessario affinché le stazioni appaltanti possano procedere alla liquidazione dei lavori eseguiti. Secondo i restauratori, il mancato rilascio del documento comporta il blocco dei pagamenti, pur a fronte di interventi regolarmente conclusi. Dal primo gennaio 2025 è entrata in vigore la nuova classificazione Ateco, con l’introduzione del codice 91.30.01, dedicato alla “Conservazione e restauro del patrimonio culturale”. Le imprese ricordano che «la Camera di Commercio ha aggiornato d’ufficio la classificazione delle aziende iscritte all’Albo speciale dell’artigianato artistico, riconoscendo così la specificità del settore. Non siamo imprese edili – spiegano Morichetti e Angeletti – ma aziende altamente specializzate che operano su chiese, palazzi storici, affreschi, dipinti, opere lignee, manufatti lapidei e altri beni tutelati, attraverso restauratori qualificati ai sensi della normativa del Ministero della Cultura».

I restauratori richiamano anche il Codice dei contratti pubblici, che distingue la categoria specialistica riservata al restauro dei beni culturali, dalla categoria relativa invece ai lavori edilizi sugli immobili sottoposti a tutela. Secondo i due, «nonostante questo inquadramento normativo, la Cassa Edile di Macerata continua a richiedere alle imprese di restauro un ulteriore inquadramento riconducibile all’edilizia per il rilascio del Durc di congruità. Se esiste una norma che ci obbliga a questo adempimento venga indicata chiaramente. Se invece tale obbligo non esiste, chiediamo che il Durc venga rilasciato e che le amministrazioni possano procedere ai pagamenti dei lavori già eseguiti».

Le conseguenze, sostengono le imprese, ricadrebbero soprattutto sulle realtà di dimensioni medio-piccole, costrette ad anticipare costi per personale, contributi, fornitori, materiali e assicurazioni senza poter incassare quanto maturato. «Non chiediamo deroghe né trattamenti di favore – specificano – chiediamo soltanto che venga applicata la normativa vigente e che venga fatta chiarezza su una situazione che rischia di compromettere la sopravvivenza di aziende che operano in un settore strategico per la tutela del patrimonio culturale italiano».
Infine un appello al commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli affinché intervenga per chiarire la questione e garantire il regolare funzionamento del sistema degli appalti pubblici nei territori colpiti dal sisma. «Chi tutela il patrimonio culturale italiano?» è la domanda con cui i restauratori concludono il loro intervento.