“L’uomo, la bestia e la virtù”,
le maschere di oggi come cento anni fa
RECENSIONE -Tutto esaurito al teatro Gasparrini di Appignano per la messa in scena dell'opera di Pirandello a cura di Ctr Calabaresi Tema Riuniti e Giovane Agorà
“L’uomo, la bestia e la virtù” di Luigi Pirandello è in tournée nei teatri maceratesi. Il lavoro fatto dalle associazioni culturali Ctr-Calabresi Te.Ma Riuniti e La Giovane Agorà sta ricevendo ovunque notevoli apprezzamenti. A recensire lo spettacolo è Leonardo Rossetti.
di Leonardo Rossetti
La dimestichezza e la libertà di interpretazione di chi da tempo ha a che fare con i classici del teatro unite alla freschezza e alla spontaneità di chi si è sempre cimentato con spettacoli più popolari.
Le associazioni culturali Ctr-Calabresi Te.Ma Riuniti e La Giovane Agorà hanno preso il meglio dalla loro esperienza per fonderlo nella commedia “L’uomo, la bestia e la virtù” di Luigi Pirandello, rappresentata il 7 aprile al teatro comunale di Petriolo e il 20 al teatro “Giuseppe Gasparrini” di Appignano. Una pièce in cui gli eventi e le battute dei personaggi rimandano spesso a un piano superiore rispetto a quello della finzione scenica, veicolando un messaggio critico nei confronti dell’essere umano e della società. A partire dal titolo. L’Uomo, la Bestia e la Virtù sono le entità personificate dai protagonisti dell’opera.
L’Uomo è il signor Paolino (Francesco Pelagalli), professore integerrimo, trasparente e schietto, o che quantomeno si ritiene tale. Questi è innamorato della Virtù, la signora Perella (Lucia Lucantoni). La loro relazione è turbata dal ritorno da un viaggio di lavoro in mare della Bestia, il capitano Perella (Luca Feliziani), marito di lei. Per gli amanti il problema non è solo tenere segreta la loro storia, quanto soprattutto evitare che il marinaio si accorga che la donna è in dolce attesa. Tra gli sguardi indiscreti delle domestiche Rosaria (Patrizia Cervigni) e Grazia (Gabriella Cingolani), i capricci del piccolo Nonò (Sofia Russo), figlio dei coniugi Perella, e l’aiuto maldestro di due fratelli gemelli, uno medico, l’altro farmacista (Nino Pulejo e il signor Totò interpretati da Andrea Tartari) il signor Paolino e la sua amata riescono a imbastire e a mettere in atto un piano.
Il risultato sarà la scoperta di una triste verità: gli esseri umani non sono liberi, ma sono costretti a portare delle maschere, a recitare una parte nella società. «Visti da fuori, siamo come animali allo zoo rinchiusi in gabbie – ha spiegato Luca Feliziani, che è anche regista -. Saltiamo, facciamo acrobazie per intrattenere lo spettatore esterno, inconsapevoli della nostra stessa prigionia». Completano il cast Andrea Spinsanti e Stefano Bartoloni che interpretano i due studenti Giglio e Belli.
Una lettura resa esplicita dal preludio e dagli intermezzi posti al termine di ognuno dei tre atti. Del tutto indipendenti dalla vicenda principale, queste parti costituiscono una novità rispetto alle tradizionali rappresentazioni dell’opera e vedono i personaggi muoversi e agire come farebbero degli animali. La storia vera e propria si svolge in una scena appena accennata con arredi minimali. Lo spazio è lasciato tutto agli attori che recitano con grande naturalezza. La mimica degli amanti in particolare, esasperata a volte, ma mai artificiosa, segue con sincerità le loro emozioni che si alternano rapide in questa vicenda rocambolesca. Uno spettacolo garanzia di risate per il pubblico, come è solito per le rappresentazioni de La Giovane Agorà, a cui si aggiungono, grazie alla scelta dell’opera e agli accorgimenti della regia, anche diversi spunti di riflessione.





