Liste d’attesa, i tre punti della Cgil:
«Risorse proprie della Regione,
più medici e rinnovo del Cup»
IL SINDACATO accusa l'Ente di mera propaganda e chiede un confronto, oltre a soluzioni concrete: «Senza scelte forti su assunzioni, rafforzamenti dei servizi territoriali e presa in carico stanno di fatto consapevolmente consegnando i problemi dei marchigiani ai privati»

Il Cup di Macerata
La soluzione alle liste d’attesa nelle Marche in tre punti. Sono quelli che propone la Cgil Marche: «Per prima cosa si individuino nel bilancio delle somme da destinare al servizio sanitario pubblico senza incrementare le risorse per la sanità privata. Due: si aumenti il numero dei medici che svolgono le visite negli ospedali e nei poliambulatori. Terzo. Si rinnovi seriamente il ruolo del Cup.
Non è accettabile che, per mesi, venga detto dall’assessore che verrà smantellato il Cup regionale e che questo avrebbe rappresentato la panacea di tutti i mali, e poi si legge che ha cambiato idea improvvisamente. Ci sono regioni che tutto questo lo stanno già facendo, condividendo percorso e obbiettivi con il sindacato.
Per questo, come Cgil, ci saremo aspettati di non dover apprendere la notizia dai media ma di avere un confronto preventivo prima che si facesse la delibera di giunta. Non può essere questo un modello di relazioni sindacali improntato sul rispetto e confronto reciproco».
La Cgil accusa la Regione di mera propaganda dopo l’annuncio, nei giorni scorsi, dello stanziamento di oltre 13 milioni di euro per abbattere le liste d’attesa. «Sappiamo bene quanto sia impattante questo tema per i cittadini, che sempre più spesso si trovano costretti a rinunciare a curarsi perché impossibilitati a pagare le visite presso le strutture private, oppure andare in altre regioni perché la tempistica per gli interventi mette a rischio la salute delle persone.
L’abbattimento delle liste di attesa sia per le visite sia per gli interventi per la sanità regionale dovrebbe essere la priorità assoluta, a cui affiancare fatti concreti e non inutili proclami. Per due anni, Acquaroli e Saltamartini hanno puntato il dito sul limite al tetto di spesa per il personale imposto dai governi precedenti, oggi di fronte al fatto che anche il Governo Meloni ha confermato la volontà di bloccare le assunzioni cambiano argomento e fanno finta di nulla. Senza scelte forti su assunzioni, rafforzamenti dei servizi territoriali e presa in carico stanno di fatto consapevolmente consegnando i problemi dei cittadini marchigiani ai privati».
Il sindacato chiarisce anche: «Le tanto sbandierate risorse provengono dallo Stato in quanto erano già state previste dalla legge di Bilancio 2024 e non sono aggiuntive. La Regione non ci ha messo risorse proprie, come invece dovrebbe fare, per risolvere questa situazione. Se la Regione volesse davvero abbattere le liste d’attesa, dovrebbe investire risorse provenienti dal proprio bilancio regionale e, al contempo, ricercare una strategia complessiva che renda più efficiente il servizio sanitario regionale. Solo così si passerebbe dalla propaganda ai fatti, e invece siamo come al solito alle prese con la retorica roboante e gli annunci».
«Sul piatto 13,2 milioni per abbattere le liste d’attesa. L’obiettivo? 160mila prestazioni in più»
solo Rosy Bindi ebbe il coraggio di dire : i dottori devono scegliere se stare nel pubblico o nel privato. con i piedi in 2 staffe in effetti non si capisce niente.
La sanità privata dovrebbe sostentarsi da sé anziché succhiare risorse pubbliche come avvenne con il Covid. In realtà i soldi vanno sempre dalla parte sbagliata. E io pago: https://www.youtube.com/watch?v=3wDQwCX_y48&t=7s
Facciamo una cosa, non ne parliamo più. È nel silenzio che la protesta si gonfia come un fiume quando piove. E più ci si lamenta e più il paragone si gonfia fino a che nessun margine riuscirà a trattenerlo. Ecco poi possiamo parlarne con questi signori che massacrano tutto quello che toccano, vedono, trasfigurano, si portano a casa ecc. ecc. ecc. “Tutto rtorna!” come diceva Righetto a na cert’ora.