«Patente a crediti per l’edilizia?
Poco incisiva sulle reali esigenze,
puntiamo sulla formazione»
CONFARTIGIANATO scettica sulla nuova norma prevista dal governo: «Un'ulteriore burocrazia. Servono regole chiare e applicabili e una formazione che non deve a nostro avviso essere solo "punitiva" ma deve costituire la base fondante del lavoro»

Stefano Foresi
«Patente a crediti per l’edilizia? Un’ulteriore burocrazia: puntiamo alla formazione dei lavoratori all’ingresso dei cantieri». Confartigianato Macerata-Ascoli-Fermo accoglie con scetticismo l’inserimento nel decreto-legge sull’attuazione del Pnrr della così detta “Patente a crediti” per le imprese del settore delle costruzioni. A spiegare la posizione dell’associazione è Stefano Foresi, responsabile del settore edilizia. «Pensiamo che un tema così importante come la sicurezza sul lavoro non possa essere confinato ad una sola questione di adempimento burocratico. La Patente a crediti è poco incisiva sulle reali esigenze, che vanno verso regole chiare e applicabili e una formazione che non deve a nostro avviso essere solo “punitiva” (del tipo “formati per riacquistare i punti persi”) ma deve costituire la base fondante del lavoro. Senza considerare che già gli imprenditori sono oberati nel gestire aspetti macchinosi e poco risolutivi».
Entrando su questo concetto, secondo Giuliano Fratoni, presidente interprovinciale del direttivo edili di Confartigianato, «più che regolata da una Patente, la formazione dei lavoratori deve partire dal loro ingresso nel mercato, perché quotidianamente i colleghi mi segnalano che si ritrovano a doversi confrontare nei cantieri con figure poco preparate. Visto che nelle costruzioni c’è richiesta di manodopera, molti lavoratori si reinventano nell’edilizia, senza adeguate conoscenze e con molta improvvisazione. Allora, è giusto iniziare a rendere necessarie esperienze e percorsi formativi per le nuove partite Iva, propedeutici per l’accesso nei cantieri. Insomma, potenziamo dalla base la cultura della legalità».
Per Fratoni, quindi, «il comparto si è trovato a vivere nelle ultime settimane in una cassa di risonanza molto negativa, che allontana giovani da una professione che è lo zoccolo duro dell’economia italiana. Siamo i primi a condannare le negligenze e non vogliamo più leggere fatti di cronaca nera nei cantieri; al contempo, ribadiamo che la stragrande maggioranza di noi imprenditori è attenta e sensibile al tema della sicurezza e della salute propria e dei propri lavoratori».