Triveneta Cavi nel gruppo Nexans,
preoccupazione nel sito di Tolentino:
«Cosa hanno in serbo per noi?»
AZIENDA - I dipendenti sono venuti a sapere della cessione dalla stampa: «A due settimane dall'ufficialità, nulla trapela sui progetti della multinazionale, il sindacato interno non riesce ad attingere alle informazioni e nessun chiarimento dalla vecchia direzione»

La Triveneta Cavi
La Triveneta Cavi entra nel gruppo Nexans, preoccupazione nello stabilimento di Tolentino: «Abbiamo scoperto della cessione dalla stampa – dicono alcuni dei 130 dipendenti – a due settimane di distanza, nulla trapela sui progetti che questa multinazionale ha in serbo per noi. La vecchia direzione aziendale è latitante, restia a qualsiasi sollecito di chiarimenti, la nuova non si è pronunciata ne formalmente ne informalmente».
La Triveneta Cavi che, con Veneta Trafili, impiega 700 persone in 4 siti, tra cui alcuni in Veneto e quello di Tolentino e genera circa 800 milioni di euro di fatturato. Entrerà in Nexans, gruppo leader mondiale nella progettazione e produzione di sistemi e servizi in cavo.
I dipendenti erano stati raggiunti da voci riguardo la cessione ma la comunicazione ufficiale è arrivata solo dopo la diffusione della notizia: «Solo successivamente – spiegano – il consiglio d’amministrazione della Triveneta Cavi ha comunicato con una scarna missiva, l’operazione avvenuta. Stupisce e preoccupa, la mancanza di attenzione da parte dalle istituzioni per il sito produttivo di Tolentino, mentre il sindacato interno, non sembra essere in grado di attingere alla benché minima informazione».
Già da qualche mese i lavoratori avevano notato una discrepanza tra l’ampliamento annunciato dai vertici aziendali e gli effettivi sviluppi del sito: «Ad oggi non sappiamo se gli investimenti previsti, verranno mantenuti da Nexans. Tutti? Nessuno? In parte? Rassicurazioni che sarebbero state più che necessarie, visto che Nexans ha degli stabilimenti in Italia con produzioni in parte sovrapponibili alle produzioni dello stabilimento di Tolentino. In particolare il riferimento è allo stabilimento di Battipaglia il quale, tra l’altro, ha attinto alla cassa integrazione da agosto a ottobre 2023, e soltanto grazie allo sblocco delle commesse Enel, ha visto ripartire la propria produzione a novembre».
(a. p.)