In centinaia al funerale di Roberta,
la sorella: «Eri una colonna portante.
Toccavi i cuori delle persone»
POTENZA PICENA - Oggi l'ultimo saluto alla farmacista morta domenica in un incidente d'auto. Commoventi le parole di Maria Chiara: «Il tuo altruismo era disarmante. Eri tu quella forte: sei restata e hai trovato gioia nelle piccole cose e costruito attorno a te una comunità di persone che si affidava alla tua esperienza, disponibilità incondizionata ed empatia». La lettera letta da una collega: «Se potessero parlare tutte le persone che hai saputo aiutare forse il loro grazie diventerebbe mille piccole carezze per alleviare questa sofferenza»

Il funerale di Roberta Filippetti
di Laura Boccanera (di foto Federico De Marco)
«Quando penso a te penso a una colonna portante. Ma quando a crollare è la colonna portante trovare qualcosa di stabile a cui sorreggersi sembra quasi impossibile». Maria Chiara Filippetti, sorella di Roberta, la farmacista di 44 anni morta domenica in un incidente d’auto commuove e fa sciogliere in un applauso tutta la comunità potentina che questa mattina si è radunata nella chiesa Collegiata per celebrare il funerale della mamma e farmacista. Un ultimo saluto che è stato caratterizzato dalla presenza di centinaia di persone che al termine dell’omelia hanno fatto volare decine di palloncini bianchi e da centinaia di ragazzini e ragazzine, compagne e compagni di Elena, la figlia di 11 anni della donna.

Roberta Filippetti
Presenti anche la sindaca Noemi Tartabini, il presidente del consiglio comunale Mirko Braconi e Mario Properzi presidente delle farmacie comunali per il quale Roberta lavorava. Tra la folla anche l’ex senatore e attuale candidato sindaco Mario Morgoni.
Roberta infatti la conoscevano tutti a Potenza Picena, rassicurava col suo sorriso quando c’era necessità di un consiglio o da prescrivere una ricetta medica. E tante sono state le testimonianze di affetto e cordoglio per la scomparsa, restituendo l’immagine solare, altruista, di Roberta.
Dolcissimo il ricordo della sorella Maria Chiara che ha commosso tutti i presenti: «Ogni volta che tornavo nelle Marche scherzavamo sul fatto che alcune persone in paese ignorassero la mia esistenza – racconta la donna – “la figlia di Franco è una, Roberta la farmacista”. C’è della logica se ci pensi. Oltre al fatto che vivo a molti chilometri di distanza, devono aver pensato che dopo una figlia del tuo calibro Franco e Anna non avrebbero potuto trovare le energie per tirarne su un’altra. E tu avresti ribattuto con la tua ironia: “si vede che con me non si sono impegnati tanto”.
Ovunque andavi toccavi i cuori delle persone e guarda quanta gente c’è qui oggi. Mi dicevi che ero una persona forte per essere andata via e aver costruito la vita che volevo all’estero, in realtà quella forte sei sempre stata tu, perché sei restata e hai trovato gioia nelle piccole cose e hai costruito attorno a te una comunità di persone che si affidava alla tua esperienza, alla tua disponibilità incondizionata, alla tua empatia.
Ripensando alle tue azioni, i tuoi sogni erano perfettamente allineati agli obiettivi che ti sei responsabilmente presa ogni giorno nel rendere migliore la vita delle persone. Anche se solo con un sorriso, un consiglio. Il tuo altruismo era disarmante e ancora di più la naturalezza con cui lo facevi. Quando penso a te penso a una colonna portante.
Ma quando a crollare è la colonna portante trovare qualcosa di stabile a cui sorreggersi sembra quasi impossibile, ma in questi giorni ho trovato conforto nella comunità e in come si è stretta a noi e ve ne siamo grati. Mi rasserena sapere che la mia famiglia è in mani sicure e che questo paese ci aiuterà a mantenere il ricordo di Roberta».
Commovente anche una lettera arrivata in farmacia e letta da una collega: «ciao Roberta un dolore così immenso non ha senso, mancano le parole, ma se potessero parlare tutte le persone che tu hai saputo aiutare forse il loro grazie diventerebbe mille piccole carezze per alleviare la tanta sofferenza per tua inattesa e ingiusta partenza.
Ti abbiamo vista crescere dietro quel bancone, da neo dottoressa a giovane sposa fino a madre, premurosa, un’anima gentile, pronta ad ascoltare ed aiutare, non abbiamo fatto in tempo a ringraziarti: e allora grazie dalle nonnine con tanta voglia di parlare, grazie dalle mamme piene di problemi alle quali oltre al farmaco cercavi di risolverne i patemi, grazie dalle ragazzine in cerca di soluzioni che a volte bastava un consiglio per le loro emozioni. Grazie da ogni persona sana o malata che hai ascoltato. Ci mancherai, ma ti cercheremo ancora oltre quel bancone».
Un’altra collega ricorda «Il rito della colazione insieme, piccolo momento che ci dedicavamo prima di lavorare, confessioni di 15 minuti – legge in una lettera -. Dentro le nostre conversazioni c’era di tutto: dal consiglio per un paziente al colore dei capelli o un’idea folle per un viaggetto. Riascolto in loop le tue note vocali e so di non essere l’unica. Non è facile pensarti in una dimensione che non è questa. Questo vuoto è violento, fai in modo che l’incredulità e la rabbia lascino presto spazio alla serena consapevolezza che il tuo passaggio nelle nostre vite è stato qualcosa che lascia un segno forte di cui andare gelosamente fiere».
La sua affabilità è stata ricordata durante il rito funebre anche da don Luca Gabrielli, che ha celebrato il funerale: «trovare le parole in questa circostanza è difficile – ha detto – sarebbe impossibile senza la fede, perché in ogni morte c’è un dolore grande che è comprensibile. Però questo dolore viene illuminato dalla fede. Pensando alla vita di Roberta non si può non vedere una presenza e una bellezza che è il riflesso della luce del Signore. Tutte le azioni buone che fatto in questa vita, seminava luce in chi incontrava e voi oggi oggi ne siete la testimonianza più bella. Rimane il suo ricordo, rimarrà nel nostro cuore, ma dobbiamo pensarla anche nel presente e nel futuro non solo nel passato, vive nell’eternità». I compagni di scuola della figlia Elena e i giocatori della squadra di calcio di Montelupone hanno letto delle preghiere e dei ricordi e all’uscita del feretro hanno fatto volare i palloncini bianchi sulle note di una canzone e poi in corteo la salma è stata accompagnata in corteo per le vie cittadine.

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