«Importanti i controlli delle forze dell’ordine,
ma rompiamo i luoghi comuni sull’Ipsia»
CORRIDONIA - Dopo l'operazione dei carabinieri che hanno scovato alcuni grammi di hashish abbandonati all'esterno dell'istituto, il dirigente Gianni Mastrocola non vuole che fatti come questi macchino il percorso intrapreso da anni: «Stiamo cercando di svecchiare una certa immagine del professionale e lo facciamo lavorando ogni giorno su accoglienza, educazione e senso della legalità»

Gianni Mastrocola, dirigente dell’Ipsia Corridoni
di Marco Pagliariccio
Anche solo un piccolo fatto di cronaca può macchiare un percorso che si porta avanti con fatica da anni. Per questo il dirigente scolastico dell’Ipsia Corridoni Gianni Mastrocola vuole tenere la barra dritta dopo la notizia di ieri del ritrovamento, da parte dei cani antidroga dei carabinieri, di circa quattro grammi di hashish abbandonati sotto un albero nei pressi dell’istituto.
«Stiamo cercando di svecchiare una certa immagine dell’istituto professionale, rompendo luoghi comuni che conosciamo bene – rimarca Mastrocola – vogliamo sorpassare questa visione e lo facciamo lavorando ogni giorno per far sì che questo sia un luogo di accoglienza e protezione per gli studenti, un luogo che si sostituisce alla famiglia nel periodo in cui i ragazzi ci vengono affidati».

Un controllo dell’unità cinofila dei carabinieri
L’Ipsia Corridoni ha circa 400 studenti nella sua sede centrale, quella di Corridonia, più altri 200 nelle due sedi coordinate di Macerata e Civitanova. Un numero importante di adolescenti deve trovare nella scuola un’agenzia educativa a tutto tondo. «Questa non genera solo istruzione, ma anche educazione, rispetto delle regole, senso di appartenenza alla comunità, senso di legalità. E ci occupiamo del fatto che tutto questo venga messo in atto – ribadisce il preside – vengono svolti progetti con personale competente nelle varie tematiche, talvolta con la presenza di agenti delle varie forze di polizia. Non ci fermiamo solo alla teoria, andiamo nella pratica. Abbiamo parlato coi ragazzi di adolescenza, bullismo, discriminazioni, violenza di genere, uso di stupefacenti e alcol. Come persona e come dirigente mi preoccupo anche della loro salute e degli approcci sbagliati a cui i ragazzi possono essere esposti».
Servizi preventivi e controlli esterni alla scuola sono ormai una routine e non solo all’Ipsia, ma in tutta Italia su disposizione del ministero dell’Interno. «E vengono incentivati anche all’interno della scuola con l’utilizzo delle unità cinofile – conferma Mastrocola – questi controlli sono importanti. Rientrano in una sinergia di sistema di sensibilizzazione, non di repressione. Tutti i giorni cerchiamo di trasmettere ai ragazzi il senso di legalità e rispetto degli altri. Credo che la scuola, in collaborazione con le famiglie, stia facendo un buon lavoro, istruttivo ma soprattutto educativo a livello individuale. È vero che si può sempre migliorare e ne abbiamo il dovere. La strada affinché i ragazzi guardino il mondo con occhi consapevoli non è mai in discesa. Ma l’idea che noi adulti possiamo abbassare i nostri occhi e magari guardare da un’altra parte non ci sfiora nemmeno».
Non mi riferisco al Dirigente scolastico dell’IPSIA di Corridonia.
Ma può un padre e una madre che hanno come minimo fumato spinelli educare un proprio figlio a non fumare spinelli? Uno dei problemi che incontra chi cerca di riabilitare i drogati è convincere i genitori a controllare la vita dei propri figli al di fuori delle pareti domestiche.
Ricordo che molti anni fa ricevetti una telefonata dalla Questura con cui mi si informava che una mia figlia era stata pizzicata mentre fumava uno spinello insieme ad alcuni amici. Avrei dovuto redarguirla, ma non lo feci. All’epoca ero del PCI e quini ero per lo “spinello libero” e per la “modica quantità di droga pesante ad uso personale”. Cambiai idea quando cominciai ad interessarmi al recupero dei tossico, che avevano cominciato tutti con lo spinello per poi finire con l’eroina. Oggi ci sono politici irresponsabili che ancora propongono la libertà all’individuo di suicidarsi per mezzo della droga. Questa è un suicidio legalizzato.
Per cui, all’IPSIA, i dirigenti e il personale docente e ausiliario tengano gli occhi aperti per “vedere” cosa può uccidere i nostri ragazzi, facendo poi intervenire chi di dovere per reprimere il crimine che rende schiavi i ragazzi, quando non li ammazza. Deve essere considerato un vanto per il sistema di controllo attuato, ad esaltazione del ruolo sociale o non solo formativo operato all’interno dell’IPSIA.