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Vive a Macerata la riserva di Riva:
«Gigi era cocciuto,
ma andrà in paradiso»

ROMBO DI TUONO - Renzo Brando, nato nel Biellese, è residente da molti anni nel nostro capoluogo e ha anche giocato nella Rata. Un infortunio gli rovinò la carriera, militava nel Cagliari del grande campione morto lunedì. «Non stava bene da tempo ma non voleva rinunciare alle sue abitudini. Ricordo un viaggio in auto con lui, una Giulietta Alfa Romeo che andò in panne e ci lasciò a piedi»

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Gigi Riva con la maglia della Nazionale

di Andrea Cesca

«Era un testone. Si sarebbe dovuto curare». Trattiene a stento le lacrime Renzo Brando, mentre la televisione trasmette in diretta il funerale dell’amico Gigi Riva (morto lunedì). Brando, nato a Candelo in provincia di Biella ma trapiantato a Macerata per ragioni di calcio (e di cuore) era stato ribattezzato la riserva di Riva.

Alla fine degli anni ’60 il Cagliari si recò in Sudamerica per una tournée alla quale prese parte al posto di Riva. Brando, giocatore di grande talento, mise a segno così tanti gol da meritarsi l’appellativo di “riserva di Riva” ed il contratto del sodalizio sardo in Serie A dove rimase per due stagioni. «Gigi era un grande goleador, io non avevo le sue caratteristiche – racconta Brando -. Se avesse accettato le offerte di Juventus, Inter e Milan avrebbe vinto chissà quanti trofei, ma è voluto rimanere sempre a Cagliari».

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Renzo Brando con la maglia del Cagliari

L’esperienza di Renzo Brando a Cagliari venne rovinata da un grave infortunio di gioco, tanto da costringerlo a fermarsi per diciotto mesi: «Scopigno mi voleva bene, ma l’infortunio alla gamba mi ha rovinato la carriera, sono dovuto tornare in Serie C, al Prato e poi alla Maceratese. Non stava bene da tempo Gigi Riva, ma non voleva rinunciare alle sue abitudini – dice Brando -. Ricordo ancora un viaggio in auto fatto con lui, una Giulietta Alfa Romeo che andò in panne e ci lasciò a piedi. Andrà sicuramente in paradiso, ma era cocciuto. Voglio vedere che casinò farà lassù, anche tra gli angeli vorrà comandare».

Quando Renzo Brando arrivò alla Maceratese, raccontano gli amici dell’epoca, aveva una cicatrice che andava dalla coscia alla caviglia. A Macerata ha messo su famiglia e tuttora vive, conservando uno dei “vizi” dell’amico Gigi, la sigaretta, immancabile. «Avrei voluto vedere una sua foto più recente, anche in televisione, ma era sofferente. Chiederò agli amici in comune che ho nell’isola e che sono andato a trovare un paio di anni fa insieme a mio figlio».

Cagliari-66-67

Cagliari 66-67, da sinistra in alto: Nenè, Tampucci, Vescovi, Puricelli (allen.), Reginato, Pianta, Hitchens, Longoni, Brando, Martiradonna, Rizzo, Cera, Moro, Longoni, Greatti, Tiddia, Viganò (massagg.), Badari, Riva, Boninsegna, Niccolai, Duri (vicemassagg.)

S.-S.-MACERATESE-1970-serie-C.-In-piedi-da-sin.-Capponi.-Mataloni.-Nobili.-Santoro.-Olivieri.-Zimerle.-Acc.-Sin.-Masi.-Alessandrini.-Donatello.-Brando.-Ciappelloni

La Maceratese stagione 1970, serie C. In piedi da sinistra: Capponi, Mataloni, Nobili, Santoro, Olivieri, Zimerle. Accosciati da sinistra: Masi, Alessandrini, Donatello, Brando, Ciappelloni.


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