«Lavoratori introvabili?
Investiamo sui giovani:
ascoltiamoli, formiamoli e motiviamoli»
CONVEGNO sui trend occupazionali promosso da Confartigianato: la difficoltà a reperire personale nel Maceratese raggiunge il 56,4%. Il presidente e il segretario dell'associazione Enzo Mengoni e Giorgio Menichelli esprimono preoccupazione: «Rischiamo di giocarci un’intera generazione, il lavoro deve tornare ad essere auspicabile»

Enzo Mengoni e Giorgio Menichelli
«La mancanza di manodopera continua a rappresentare uno dei principali freni per lo sviluppo delle economie locali. La difficoltà di reperimento del personale sta ormai diventando un problema serio, che si scontra con l’opposto desiderio delle imprese di assumere, con evidenti rallentamenti e perdite rilevanti sotto il profilo dello sviluppo».
Sono queste alcune riflessioni emerse durante il convegno sui trend del lavoro promosso da Confartigianato Imprese Marche, con Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo che pone l’ulteriore allarme sui suoi territori. Il fattore critico dalla difficoltà di reperimento del personale a settembre 2023 si attesta nelle Marche, secondo i dati dell’associazione, al 54,9% (47,6% in Italia), con il fenomeno particolarmente aggravato nella provincia di Fermo (57,7%), Macerata (56,4%) ed Ascoli Piceno (55,5%). Dati che crescono in un anno di ben 10,6 punti percentuali ad Ascoli Piceno, di 8 a Fermo e di 7,8 a Macerata. «Il riferimento – spiega Confartigianato – stride rispetto all’aumento delle previsioni di assunzione nel trimestre settembre- novembre 2023 che annunciano a Macerata un +2,9%, a Fermo un +2,4% e ad Ascoli Piceno un +0,6%. Una situazione che potrebbe di nuovo rallentare il mercato lavoro, visto che al secondo trimestre 2023 nelle Marche l’occupazione segnava una crescita dell’1,1% su base annua, trainata dal +7,8% delle Costruzioni e dal +2,8% del Manifatturiero».
«Dopo la pandemia sono cambiati gli schemi del mondo del lavoro e le aspettative dei lavoratori – il giudizio di Enzo Mengoni e Giorgio Menichelli, presidente territoriale e segretario generale Confartigianato Imprese Macerata, Ascoli Piceno, Fermo -. Siamo in allarme soprattutto per quel che riguarda l’occupazione giovanile, tenendo conto che nel pre-covid l’incidenza dei Neet (giovani che non studiano, non lavorano e non ricercano lavoro e formazione) nella fascia 15-29 anni era pari al 15,4%. Inoltre, tra il 2019 e il 2023 la crisi demografica registra un calo della popolazione tra i 15 e i 34 anni del -4,9% nel Fermano, del -4,8% nell’Ascolano e del -4% nel Maceratese».
Secondo Mengoni e Menichelli è importante quindi ripartire dalla formazione giovanile, «perché, altrimenti, “rischiamo di giocarci” un’intera generazione. C’è intanto una certezza, cioè che circa due terzi della domanda delle imprese si rivolge a giovani con in possesso un diploma di istituto tecnico e professionale: bisogna, allora, far capir agli studenti l’importanza di un’occupazione in mestieri dalle forti possibilità economiche, chiedendo una maggiore predisposizione all’ingresso in azienda. Le imprese, dal canto loro, devono sicuramente essere più vicine alle aspettative dei giovani, che sono con il tempo cambiate. La comunicazione è allora fondamentale per trasmettere quei valori insiti nel mondo dell’artigianato».
La sfida, per l’associazione, è non aver paura del mutamento in atto: «Le nostre imprese – continuano – sanno benissimo che il mondo sta andando avanti e alcuni mestieri col tempo si modificheranno, tanto che gli imprenditori sono pronti a rinnovarsi, costruendo nuove occupazioni e competenze. Per questo è auspicabile un patto con una nuova generazione capace di avviare un positivo ricambio. Una generazione che va ascoltata, formata e motivata. Insomma, il lavoro deve tornare ad essere desiderabile». Mengoni e Menichelli elencano alcune azioni utili ad avvicinare i giovani alle imprese, invertendo quindi la rotta: «Aumentare la qualità degli apprendimenti e le competenze, sfruttando strumenti utili per avvicinare i giovani al lavoro, c’è un ritardo da parte della preparazione del loro futuro rispetto ad altri Paesi europei. Coordinare i soggetti pubblici e privati che gravitano nel mondo del lavoro (sportelli, servizi informativi e di orientamento, enti di formazione) per studiare strategie capaci di far incontrare domanda e offerta. Accorciare il divario che esiste tra formazione scolastica e reali necessità imprenditoriali. Avviare già in età scolastica seri percorsi formativi esperienziali e di affiancamento all’interno delle imprese. Prevenire la dispersione scolastica potenziando le azioni coordinate».
Ho visto il servizio televisivo sull’assemblea regionale confartigianato in Ancona. I dirigenti regionali si sono detti soddisfatti dell’abolizione del reddito di cittadinanza e sono contrari al salario minimo. Quindi se tuttora non trovano personale non era il RdC a far stare costoro a casa, e lo si sapeva. Il non volere pagare uno stipendio adeguato penso sia la vera motivazione della difficoltà di reperimento di giovani lavoratori, i quali scelgono giustamente di andare altrove. Oggi in un negozio ho visto il cartello ” cercasi magazziniere apprendista età 18-24 “. La parola apprendista è molto eloquente sul concetto da me espresso poco fa. Pagate le persone e le troverete
…è anche vero che la voglia di lavorare non si compra, non s’inventa e non te la regalano, ma si ottiene con l’educazione, con il rispetto, con il sacrificio e con il senso di responsabilità, così come l’essere un bravo imprenditore, tutto il resto è suddiviso in sfruttamento da una parte e nessuna voglia di lavorare dall’altra. gv
Il lavoro si trova, ma in nero o sottopagato.
Signor Iacobini, ho amici ristoratori, e non solo, che sono anni che non trovano personale, pur garantendo un contratto di lavoro regolare e con tutti i diritti; dopo è anche vero quel che sostiene Lei, ma nel mio commento, precedente al suo, faccio intendere, mi pare, anche questo. Cordialmente. gv
…anche io ho parecchi amici ristoratori e non solo,però la verità è che si lamentano che non trovano lavoratori schiavi,bisogna dirla la verità ogni tanto, vorrei vedere a voi che fate certi commenti andare a lavorare per 3 o 4 euro l’ora facendo 10 e più ore al giorno e se ti va bene te ne pagano 8,vorrei darvi un consiglio: invece di ascoltare i vostri amici ristoratori o imprenditori andate qualche volta ad ascoltare chi ci ha lavorato o chi ci lavora ancora,poi scoprirete la verità,poi ci sarebbero molte altre cose da dire ma sarà meglio fermarsi per ora…
le offerte di lavoro proliferano forse proprio perche chi le accetta scopre a proprie spese cosa e diventato il mondo del lavoro oggi…smettiamola di credere alle favole…
Scusate ma i commenti mi fanno ridere, lavoratori in nero, paghe basse da fame, voglia di lavorare, ecc, ecc.
Sapete che vi dico: la colpa é della scuola, cari signori, lasciamo studiare tutti, come minimo fino a 19 anni, ma la stragrande maggioranza dei giovani studia fino a 25/26 anni. E che volete che vengono a fare i muratori o i meccanici o magari….. No cari signori a scuola dobbiamo far studiare chi é bravo, con medie alte, perché poi sti ragazzi che studiano tanto alla fine, giustamente, si aspettano di lavorare con buoni guadagni per i sacrifici fatti. Fin qui tutti d’accordo, e gli altri meno bravi? A lavorare. Noi a 14 anni facevamo i muratori, i meccani e tanti altri lavori dove bisogna sporcarsi le mani, e non siamo morti, anzi, abbiamo lavorato con paghe che erano meno della metà di oggi, e imparato un mestiere e, col tempo, siamo riusciti a mettere da parte un pò di soldini, ci siamo fatti una famiglia e oggi cerchiamo di trasmettere ai figli questi principi. Molti mi dicono che a 14 anni non possiamo mandarli a lavorare, booo, allora bene facciamoli studiare fino a 16 anni con due sole materie, Inglese e Informatica, poi al lavoro. I giovani si devono formare lavorando e con sacrifici, e poi basta co ste paghe basse, noi edili abbiamo paghe alte, un apprendista al primo mese porta a casa 1.500,00 €. ma non troviamo nessuno, neanche gli extracomunitari che fino a 10 anni fà facevano la fila per chiedere lavoro.
Signor Crescimbeni, sono perfettamente d’accordo con il suo commento, ma non crede, forse, che non tutti i commenti precedenti fanno “ridere”!!? Se legge bene i miei, di “commentini”, probabilmente comprende che sostengo quasi tutto quel che Lei sostiene. Cordialmente. gv p.s.: gli extracomunitari, tanto per chiarire, non lavorano più (certi…), perché hanno “scoperto” (o gli hanno fatto “scoprire”) il fatto che possono essere mantenuti lo stesso e dedicarsi ad attività molto più redditizie e con molta, ma molta, meno fatica!!!
Avendo letto i vs commenti ho deciso di intervenire raccontandovi una verità. Mio figlio ha 35 anni e due lauree, una in biotecnologie (frequentata in inglese) e l’altra in lingue ( inglese e cinese).Ha vissuto per un po’ di anni a Firenze come insegnante di italiano, traduttore e commesso,tutto questo con contratti a chiamata o a termine. Dopo il COVID tanti negozi hanno chiuso e non serviva più per i vari servizi. Tornato al suo paese ha lavorato come sostituzione maternità nel settore ufficio acquisti, prima come tirocinante e poi con dei contratti a termine. Terminata la sostituzione è finito il suo contratto.Ha mandato curriculum dappertutto, anche come cameriere e aiuto cuoco e altri lavori di ogni genere. Ora lavora nella vigilanza con contratti a chiamata e con gli stipendi bassi di cui siete tutti a conoscenza.Non potete che non ha voglia di lavorare. Siamo una famiglia umile e non abbiamo raccomandazioni, etc ..L’unica speranza è quella di andare all’estero.
ridete ridete che il riso da qualche parte abbonda sempre (non inteso come cereale )…Cordialmente gm.