Aumento dei tassi,
l’ennesima stangata per le famiglie:
un fardello da 3.800 euro l’anno

ECONOMIA - C'è grande preoccupazione nelle associazioni di categoria per gli effetti dell'ultimo rialzo voluto dalla Bce. Longo (Federconsumatori): «Evidentissimo boom dei discount rispetto ai supermercati negli ultimi mesi da parte di famiglie del ceto medio». Moriconi (Cna): «Aumenti di rate dei mutui tra il 50% e il 65%». Menichelli (Confartigianato): «Basta operare in emergenza, servono interventi strutturali»

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Da sinistra: Lorenzo Longo, presidente di Federconsumatori Macerata, Massimiliano Moriconi, direttore provinciale Cna, e Giorgio Menichelli, segretario generale Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli-Fermo

di Mauro Giustozzi

L’ultimo aumento dei tassi della Bce avrà un pesante impatto sulle tasche delle famiglie, sotto forma di aumento della rata dei mutui, che va ad aggiungersi al caro vita legato all’inflazione ed al caro bollette. Un impatto che può superare 3.800 euro l’anno se confrontato con i valori del 2021, prima che iniziasse il ciclo senza fine di aumenti, che anche in agosto vede un’ulteriore impennata: tra inflazione e il caro prezzi che morde le imprese, famiglie costrette a tagliare le spese da quelle alimentari a quelle delle vacanze.

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Lorenzo Longo

In particolare, c’è un impatto diretto sui finanziamenti a imprese e famiglie, mutui casa compresi, coi tassi d’interesse sui mutui ipotecari che sono in salita costante, con i variabili ormai molto più costosi dei fissi. «Le persone sono preoccupate e ci chiamano per capire come potersi muovere in questo clima di rialzo generalizzato delle spese che vanno dai mutui all’incremento dei prezzi di prima necessità – dice Lorenzo Longo di Federconsumatori Macerata – sul fronte delle banche il problema che emerge è che, nonostante esistano norme e leggi ben definite, le persone non riescono a ritrattare i mutui con le banche. Gli istituti ostacolano questa possibilità per cui chi aveva sottoscritto finanziamenti a tassi variabili ha visto aumentare di moltissimo la rata mensile e non riesce a sostenere più questa spesa col rischio che l’utente sia poi inadempiente. E ciò impatta pesantemente sul reddito familiare. Se a questo aggiungiamo il caro prezzi che porta con se l’inflazione ecco che monitoriamo una diminuzione da parte delle famiglie dei consumi di prima necessità come carne e pesce, oppure virano su prodotti surgelati ed a basso costo. C’è stato un evidentissimo boom dei discount rispetto ai supermercati negli ultimi mesi da parte di famiglie del ceto medio che quest’anno rinunciano anche a fare le vacanze estive o se le fanno le riducono di molto».

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Massimiliano Moriconi

Considerando i nuovi aumenti la rata del mutuo a tasso variabile nel 2023 è cresciuta di circa il 70%. Le previsioni che fanno gli esperti non sono incoraggianti: si prevede che i tassi d’interesse sui mutui si stabilizzeranno non prima di fine 2024. «La situazione è preoccupante per le aziende artigiane – afferma Massimiliano Moriconi, direttore provinciale Cna – reduci prima dal sisma e poi dal covid che hanno portato molte imprese a prendere finanziamenti a tasso variabile che, all’epoca, erano favorevoli. Adesso con questi rialzi si trovano in difficoltà nel pagare le rate: col mutuo sono stati acquistati capannoni diversi anni fa quando il tasso variabile era basso e quindi vantaggioso ed ora assistiamo ad aumenti di rate tra il 50% e il 65% che purtroppo oggi sono normali. E non ci sono avvisaglie di una diminuzione dei tassi di interessi nei prossimi mesi, il che crea una grande preoccupazioni sui rischi di insolvenza che si possono creare nelle imprese artigiane».

Il problema dei tassi aumentati si riverbera non solo sulle aziende ma pure sulle famiglie visto che il tessuto imprenditoriale locale ha queste caratteristiche. «Parliamo di piccole o micro imprese nel Maceratese – prosegue Moriconi – per cui impresa e famiglia sono spesso un tutt’uno: può capitare che l’imprenditore che non ha finanziamenti sull’azienda abbia un mutuo prima casa il cui rialzo va ad incidere sulla redditività dell’impresa che drena risorse e questi casi non sono affatto isolati».

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Giorgio Menichelli

Da parte sua Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli-Fermo mostra preoccupazione per la possibile frenata degli investimenti sul territorio. «L’ennesimo picco dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea porta effetti sull’economia e quindi sui bilanci aziendali. Si è creata una sorta di tempesta perfetta che si autoalimenta, dove la minore domanda, vista la difficile congiuntura economica, e l’aumento del costo del credito si associa ad una riduzione dei prestiti alle imprese – sottolinea il segretario generale Giorgio Menichelli – la grande prudenza, tradotta in alcuni casi in un totale blocco degli investimenti, è dovuta ad uno stato di incertezza generale, tanto che per piccoli importi ormai si tende ad attivare per la maggiore le procedure di credito al consumo. Parlando ulteriormente e in merito al nostro territorio, torniamo a ribadire che tale situazione può rappresentare una brutta frenata per quel che riguarda i nuovi investimenti in vista della partenza della progettazione per NextAppennino e della nuova programmazione settennale dei fondi comunitari gestiti dalla Regione. Ci auguriamo che la congiuntura non azzoppi questi indispensabili strumenti di ripresa, perché costituirebbe un’ulteriore batosta per un territorio che ancora sta faticando a risollevarsi. La preoccupazione c’è ed è evidente».

Da parte dell’associazione degli artigiani ci sono proposte sul tavolo per scongiurare un autunno altrimenti ricco di incognite per imprese e famiglie. «Quello che Confartigianato chiede, e lo sta facendo a livello nazionale, è una riforma del Fondo centrale di garanzia, ed il rifinanziamento della legge regionale 13, strumenti capaci di adeguarsi ai mutamenti in atto – conclude Menichelli – non è più il caso di operare in urgenza, ma è arrivato il momento di prevedere risorse pubbliche adeguate a sostenere tutte quelle imprese che non riescono a trovare risposte nei tradizionali canali bancari. Certamente, tutto il sistema non può essere sostenuto esclusivamente dallo Stato, tanto che è necessario creare un giusto mix tra strumenti pubblici e credito agevolato, capace di programmare un supporto pronto, snello e soprattutto immediato».


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