Ritorno al rock per Musicultura,
lo show dei primi otto finalisti.
Mario Venuti omaggia Jimmy Fontana
RECANATI - Che spettacolo al teatro Persiani, sul palco protagonista la chitarra elettrica che negli ultimi anni era passata in secondo piano. L'ospite ha invece regalato alcuni brani dall'album di prossima uscita Tropitalia

Cecilia
di Marco Ribechi
Musicultura riparte a suon di rock e bossa nova. È andata in scena ieri sera al teatro Persiani di Recanati la prima serata della presentazione dei sedici finalisti della 34esima edizione del festival dedicato alla musica popolare e d’autore contemporanea.

Mario Venuti
Condotta sul palco dall’ormai affezionatissimo John Vignola, sostenuto direttamente dal bar del foyer da Marcella Sullo e Duccio Pasqua, davanti alle telecamere Rai che hanno dettato i tempi della serata, si sono succeduti i primi otto finalisti che si giocheranno l’accesso alle fasi finali allo Sferisterio di Macerata.
Il big, ospite della serata, è stato Mario Venuti che ha regalato in più momenti alcuni brani tratti dall’album di prossima uscita, Tropitalia, in cui reinterpreta alcuni classici della canzone italiana attraverso un sound più intimo e confidenziale tipico della musica brasiliana a cui lo stesso titolo richiama immediatamente. Infatti Tropicalia è il nome del movimento musicale, ma anche culturale, sviluppato in Brasile nella metà dello scorso secolo che, attraverso una mistura di bossa nova, jazz, rock and roll, folk, samba, fado e musica sperimentale cercava di convogliare tanti generi per creare qualcosa di unico. Unica è stata anche la bellezza della performance di Mario Venuti, accompagnato solo dalla sua chitarra per regalare pezzi come Crudele, Una carezza in un pugno, Fortuna e un omaggio a Jimmy Fontana con la celeberrima Il Mondo.

Frenesi
I primi otto finalisti invece, provenienti dai luoghi più disparati d’Italia, hanno mostrato la riscoperta di suoni più rock, spesso a loro volta mescolati con altri generi per far immaginare quello che potrebbe essere un punto di cambiamento del panorama musicale attuale, se non altro per la musica cantautoriale. Verrebbe da dire “effetto Maneskin” anche se, da un altro punto di vista, il mercato del rap, hip hop, trap di importazione, cantato con l’autotune che uniforma ogni sfumatura, appare ormai saturo e sembra così aver fatto il suo tempo. Se non altro l’aspetto musicale registra questa flessione mentre da un punto di vista vocale si fa ancora fatica a ritornare a un cantato comprensibile. Piacevoli sorprese fuori dal coro da questo punto di vista sono stati Lilo, ragazza proveniente da Busto Arsizio che, come recita il titolo del suo brano Gospel 121, ha addirittura presentato un coro ad accompagnare la sua musica creando una valorizzazione vocale che merita senza dubbio un plauso. «Dirigo un paio di cori nella mia città e credo che la forma del gospel racchiude tutte le sfumature che si possono dare alla voce, anche il fatto di cantare insieme è qualcosa che amo molto».

Michele Braganti
Fuori dal coro invece è stato il perugino Michele Braganti che, in barba alla timidezza, si è presentato sul palco solo con la sua chitarra per offrire un vero e proprio pezzo cantautoriale vecchio stampo: testo articolato, ricerca lessicale, vocalità pulita. Un’esibizione piacevolmente acustica: «Penso che il live acustico sia il miglior modo per fruire della musica in uno splendido teatro come questo. Sono un ferreo sostenitore dell’acustico». Non è passata inosservata anche la band Frenesi con il brano Deja, un progetto inizialmente solista poi allargato ad altre contaminazioni. La pecca forse di questa esibizione è stata l’aver imbrigliato la voce potente e graffiante della cantante in un cliché che guarda all’hip hop più che al rock. La potenza della performance è passata soprattutto quando la voce è stata libera di urlare, gridare, esprimere forti sentimenti cosa però avvenuta solamente in poche parti del brano. Sicuramente un bell’esperimento ma ancora acerbo. I margini di miglioramento sono però notevoli poiché la vocalità presentata è da vera urlatrice.

Ferretti
Direttamente da Mogliano la band Ferretti, che presenta oltre a quello del leader anche altri cognomi che ne identificano la provenienza locale come Marcolini, Ortenzi. Una formazione di quattro con una bassista donna e dal sound rock e ribelle, i parallelismi graditi o meno sono automatici. Anche in questo caso il progetto c’è ma può ancora definirsi perché la parte vocale è risultata totalmente incomprensibile dalla platea. Un peccato cantare e sviluppare un testo in italiano se poi non arriva nessuna parola fuori dal ritornello. Bene il rock, bene l’aggressività ma forse un po’ più di attenzione alla dizione non guasterebbe. Il pittoresco Rosewood, a petto nudo in bretelle, è quello che forse rimarrà più impresso per il look e per un sound che unisce vari generi come una personalità contraddittoria che lui stesso non desidera celare. Anche qui si intravede del punk rock che però prende più la piega della scanzonatura piuttosto che della ribellione.

Zic
Zic, già partecipante del talent Amici, mostra a sua volta legami col rock anni ‘90 in primis nel look che richiama immediatamente Kurt Cobain, icona del grunge, chitarrista semplice ma mai banale, vero e proprio poeta dell’ultima corrente artistica non votata al consumismo e all’individualismo più becero. La sua esibizione stile rock melodico necessita forse di un secondo ascolto poiché la canzone Futuro Stupendo di primo acchito fa un po’ smarrire le sue tracce durante l’ascolto. Gli ultimi due artisti sono due presenze del tutto femminili. Cecilia da Pisa, con la sua Lacrime di piombo da tenere con le mani, ha messo nella sua musica una sorta di psicanalisi che però trova dei momenti davvero esplosivi.

Ilaria Argiolas
Infine Ilaria Argiolas che in Vorrei guaritte io mescola rock cantautoriale e dialetto in un bel mix che però suona eccessivamente come un omaggio a Creep dei Radiohead, di cui ne ricalca molto il sound e la struttura. Interessante anche l’idea di distribuire il proprio album solo in forma fisica e non digitale perché, come afferma lei stessa: «La musica è come l’amore, ha bisogno di essere vissuto e toccato. Mi piace che le persone facciano sentire la loro presenza ai live e, se poi gradiscono, se ne tornano a casa con un disco, qualcosa di leggero ma allo stesso tempo molto pesante». Ammirevole.
Questa sera si esibiranno gli ultimi otto finalisti insieme agli ospiti Dente e Mafalda Minnozzi, poi tutti saranno passati in Radio Uno per arrivare così alla rosa degli otto vincitori che si esibiranno allo Sferisterio.

Rosewood
(clicca qui sopra per ascoltare la notizia in podcast)