«Poteva succedere a me,
fate rientrare i papà nei reparti»
Le esperienze delle mamme maceratesi

REAZIONI al caso del neonato morto all'ospedale Pertini di Roma - La musicista e cantante Ludovica Gasparri ricorda i primi giorni in ospedale con il suo piccolo: «Come non pensare che pure io ho tenuto Tommi sempre con me sul letto senza poter immaginare davvero un ipotesi tanto crudele?». La testimonianza di Beatrice Cammertoni da Bruxelles: «Mio marito è sempre stato con me, giorno e notte». La duplice esperienza di Sara Maccari: «Con un familiare accanto è un'altra cosa». La presidente delle ostetriche Alessandra Petillo difende il rooming in: «E' basato su studi scientifici»
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di Alessandra Pierini

«Sarebbe potuto succedere anche a me». E’ la reazione che tante tantissime mamme in tutta Italia e nel Maceratese hanno avuto davanti alla storia del neonato di tre giorni morto all’ospedale Pertini di Roma. La mamma si è addormentata mentre stava allattando. Bisognerà attendere per conoscere i contorni della vicenda che ha comunque sollevato un dibattito spinoso e acceso sull’assistenza alle neo mamme, sui metodi utilizzati tra le corsie ospedaliere. Non mancano le polemiche sulla non possibilità per i papà di essere presenti in ospedale, se non per pochissime ore.
Si è passati, a causa delle misure necessarie per arginare la pandemia da Covid, da reparti affollati e pieni di parenti vocianti in visita (sicuramente altrettanto dannosi per le neomamme), a stanze vuote e alla necessità, subito dopo il parto, di affrontare da sole una situazione nuova e spesso diversa da quella versione idealizzata che viene presentata alle donne in gravidanza. Tanto che sono molte le raccolte di firme lanciate per chiedere di riammettere i papà all’interno del reparto per affiancare le loro moglie e compagne.

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Ludovica Gasparri

A raccontare la sua esperienza è Ludovica Gasparri, musicista e cantante, mamma di Tommaso. «Cosa pensare su ciò che è successo a quella povera mamma a Roma? Come non pensare che pure io ho tenuto Tommi sempre con me sul letto senza poter immaginare davvero un ipotesi tanto crudele? Che poi parliamo di assistenza alle donne prima durante e soprattutto dopo il parto. C’è di tutto. Io sono stata molto fortunata, ho avuto molto sostegno e nonostante questo è stato un periodo davvero difficile. Non ce n’è una che ti racconti il contrario. Una parte di me non può che credere che sia stata una maledetta fatalità ma rimane sempre il dubbio e soprattutto può essere un occasione per riflettere molto su ciò che c’è a disposizione di chi affronta questo difficile momento. Bellissimo ok, ma tremendo allo stesso tempo. Si può fare di più? Oddio si, mille volte si, a cominciare dal non dare per scontato che siamo tutte Wonder Woman… Dai che ci arrivi da sola al letto, dai che adesso il dolore passa, dai che basta che lo avvicini e lui si attacca, dai che ce la fai. E se non ce la fai? Non lo so, davvero non lo so. Ma anche qui possiamo solo approfittare per capire di più e smettere di fare le cose sempre con la stessa routine, gli stessi pregiudizi, le stesse abitudini. Almeno se si cominciasse a cambiare qualcosa. Non darebbe sollievo ma aiuterebbe ad alleviare la rabbia».

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Beatrice Cammertoni

Riguardo la possibilità per il papà di vivere i primi giorni vicino alla sua famiglia, la pandemia non ha portato ovunque le stesse regole, come testimonia Beatrice Cammertoni, originaria di Montecassiano, che vive a Bruxelles da anni: «Nell’ospedale dove ho partorito in Belgio, è sempre stato garantito l’accesso dell’altro genitore o di un accompagnatore. Mio marito è entrato e uscito con me dall’ospedale ed è stato fondamentale, considerato che avevo vissuto un parto difficile. Il rooming-in è la prassi, il personale dell’ospedale passa periodicamente per controlli e per supportare i genitori con le “prime volte”, tipo il primo bagnetto o l’avvio dell’allattamento. In quelle giornate ho capito come le persone che ti assistono in quelle prime ore da mamma possano fare la differenza: oltre ad avere mio marito, ho incontrato delle ostetriche incredibili che non dimenticherò mai. Penso a quanto deve essere difficile per le mamme italiane vivere i primi giorni da sole. Comprendo anche la difficoltà di compensare l’assenza dei famigliari da parte del personale ospedaliero sia a livello di cura che di sostegno. Il fatto però di incontrare figure professionali, disponibili e disposte ad accudirti non può essere solo legato alla fortuna e all’impegno dei singoli. Bisogna riflettere a fondo sull’approccio nel maternità del nostro paese. Mi auguro quello che è successo a Roma e la giustissima mobilitazione di questi giorni possano cambiare le cose».
Sottolinea l’importanza di avere a fianco una persona cara anche Sara Maccari di Macerata: «Ho avuto due esperienze eccellenti all’ospedale di Macerata, a distanza di quasi 9 anni l’una dall’altra. In entrambi i casi venivo da una gravidanza con alcune problematiche connesse e sono stata seguita con scrupolo, professionalità e prudenza, oltre che con chiarezza di relazione e umanità. Mettere al mondo un figlio (con parto naturale o cesareo, ho sperimentato entrambi) non è una passeggiata ma mi sono sentita sempre supportata dallo staff di reparto, mai abbandonata o non ascoltata. La differenza principale tra le due esperienze è stata la possibilità di avere accanto o meno una assistenza “familiare”: nonostante la disponibilità massima delle ostetriche, non è paragonabile all’avere costantemente al proprio fianco una persona cara. Quando ho potuto raggiungere mia figlia, ricoverata in neonatologia, la frase più accogliente dell’infermiera di turno è stata ‘È tardi, ora vai a riposare. Alla bambina stanotte ci pensiamo noi’»

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Alessandra Petillo, presidente dell’ordine provinciale delle ostetriche

Difende l’importanza del rooming in, la pratica che vede mamma e neonato insieme dalle prime ore di vita, Alessandra Petillo, presidente dell’ordine delle ostetriche di Macerata. «In questa triste vicenda dove trovano spazi commenti di ogni genere e in merito alla quale non voglio entrare,  mi sento da ostetrica e da presidente dell’Ordine delle ostetriche, di puntualizzare sull’importanza del rooming in che ora viene messa in dubbio. Questa pratica, ormai da anni attiva negli ospedali, non è nata in un giorno, né è stata imposta. Il contatto tra madre e figlio che si crea a livello di contatto e visivo, di odore e di sensazioni ha un razionale ed è supportato dagli studi e dalla comunità scientifica, da Oms e Unicef. E’ importante per creare un legame affettivo e per facilitare l’allattamento al seno. Si sta additando questo tipo di pratica e di scelta nonostante abbia una base scientifica e negli ospedali dove viene praticato ci sono i criteri di sicurezza per farlo. Nel praticarlo l’assistenza ostetrica dà il massimo. Noi ostetriche crediamo fermamente in questa pratica che parte dal bonding in sala parto, subito dopo la nascita, e continua con la presenza del neonato nella stanza con la mamma».

 



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