A Macerata arriva la “Casa di Bethlem”
«Una mano tesa agli ultimi»

L'INIZIATIVA messa in campo da Diocesi, Caritas e Medici Cattolici: un edificio con 50 posti letto in via Gioberti, capace di ospitare e dare assistenza alle persone in difficoltà. Il vescovo Marconi: «Un supporto nell’ambito assistenziale e caritativo che la chiesa mette in campo. Non chiederemo i documenti a chi arriva da noi, prima lo ripareremo sotto un tetto e gli daremo da mangiare»
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La presentazione del progetto

 

di Mauro Giustozzi

Dare un tetto a chi vive in strada, un pasto caldo, un ambulatorio sanitario che dia risposte e servizi agli ultimi che spesso sono disorientati e confusi. Questo e anche altro è il progetto ‘Casa di Bethlem’ messo in campo dalla Diocesi di Macerata in collaborazione con la Caritas e l’associazione Medici Cattolici che prova a tamponare da un lato l’emergenza povertà che sta crescendo e che non riguarda più solamente gli stranieri che arrivano a Macerata ma anche tante persone e nuclei familiari alle prese con una crisi economica acuita dall’aumento delle bollette energetiche e del carrello della spesa.

A testimoniarlo proprio i centri di ascolto parrocchiali della Caritas che hanno registrato un considerevole incremento di richieste di aiuto e sostegno provenienti da parte di tanti cittadini. Per cui ecco la necessità di fare qualcosa, di dare un punto di riferimento a questa crescente richiesta di aiuto con la ‘Casa di Bethlem’ che, non a caso, sarà operativa poco prima di Natale, gestita dalla Caritas diocesana grazie alla collaborazione di tanti volontari che garantiranno un servizio di accoglienza adeguato agli ospiti.

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Il vescovo Nazzareno Marconi

L’edificio si trova in via Gioberti 6, alle spalle del Duomo di San Giuliano: si tratta di un ex dormitorio dell’Università recentemente ristrutturato che sarà in grado di accogliere oltre 50 persone ed ospiterà un ambulatorio gestito dall’associazione Medici Cattolici che garantiranno, attraverso uno ‘Sportello salute’ visite ambulatoriali per coloro che non hanno una residenza e non possono quindi accedere al servizio del medico di base un accompagnamento alle famiglie di stranieri con casi di malattie rare che spesso non sanno quali cure siano disponibili nel territorio nazionale. «Si tratta di un’iniziativa -ha detto il vescovo di Macerata, Nazzareno Marconi- che non vuole sostituirsi ai Servizi sociali coi quali collabora ma che vuol essere a supporto nell’ambito assistenziale e caritativo che la chiesa mette in campo per stare vicino agli ultimi, affrontando le realtà dove le persone si trovano in difficoltà, in situazioni di particolare emergenza che presentano caratteristiche difficilmente inquadrabili nei percorsi standard dell’accoglienza tradizionale. Una mano tesa, un primo ascolto, la prima porta aperta che queste persone troveranno a Macerata. Per quanto riguarda un intervento più strutturato in tempi lunghi quello sarà poi compito delle istituzioni non nostro. Se faremo bene il nostro lavoro questo faciliterà poi quello successivo della struttura assistenziale pubblica. Questo progetto non riguarda solo il capoluogo ma l’intero territorio diocesano».

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Andrea Corsalini

Il vescovo ha poi sottolineato l’urgenza di questo intervento perché la situazione emergenziale è già grave e rischia di peggiorare nei prossimi mesi se la crisi economica farà sentire i suoi effetti in maniera ancor più pesante. «La problematica è crescente temiamo che possa peggiorare ulteriormente in particolare con l’arrivo dell’inverno di temperature rigide che non consentiranno ai senza tetto di poter vivere e dormire all’aperto –ha sottolineato ancora il vescovo Marconi-. La nostra azione sarà effettuata in sinergia con le realtà parrocchiali che conoscono bene la situazione ed alle quali le persone si rivolgono per prime, ma anche con le forze dell’ordine che sono al corrente di questa iniziativa che sta per partire. Non chiederemo i documenti a chi arriva da noi, prima lo ripareremo sotto un tetto, gli daremo da mangiare e poi chiederemo chi è. Sono contento che questa realtà parta assieme alla riapertura della cattedrale di San Giovanni perché in questo modo facciamo vedere come funziona la chiesa. Apriamo una grande chiesa per pregare ed allo stesso tempo accanto si apre una casa di Bethlem che accoglie chi ha bisogno. Cristo ha bisogno di una chiesa, ma allo stesso tempo ha bisogno di un’accoglienza».

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Denis Marini

L’iniziativa si realizzerà in collaborazione con l’associazione dei Medici Cattolici, Caritas e Pastorale giovanile oltre alle parrocchie. La Casa di Bethlem si dispone su quattro piani e offre 22 camere e 23 bagni con attenzione particolare alle persone con disabilità, un’area conviviale, mensa, refettorio e ambulatorio medico. La struttura, accanto alla sede Caritas, è attualmente in comodato d’uso alla Diocesi che ha intenzione di acquistarla tramite le donazioni che vengono fatte per lo scopo per il quale è stata allestita. «Questo progetto prende il via –ha affermato il direttore della Caritas diocesana Denis Marini- in un tempo complicato che noi vediamo ogni giorno con le difficoltà economiche che attanagliano sempre più persone anche a Macerata dal punto sociale ed economico. Tante famiglie non hanno più l’essenziale per vivere ogni giorno: questa Casa di Bethlem ha il compito di accogliere e aiutare, ma anche integrare socialmente le persone che possono essere poi indirizzate nei percorsi che la pubblica amministrazione mette in campo. La nostra risposta non sarà solo per alcuni ma per tanti: i poveri non sono solo della chiesa ma il povero è un bene ed una responsabilità di tutti, delle istituzioni alle quali non vogliamo sostituirci ma con le quali collaboreremo. Ridare dignità ai poveri, agli ultimi, ai più emarginati».

Vescovo_FF-1-325x217Anche l’associazione Medici Cattolici avrà un ruolo importante in questo progetto dove opereranno 3-4 medici iscritti per aiutare famiglie e persone ad orientarsi nel mondo socio sanitario e ospedaliero del servizio sanitario nazionale. «Lo sportello salute che agirà nella Casa di Bethlem –ha detto il medico Andrea Corsalini- vuole essere un punto di riferimento per le persone più povere ed emarginate nell’indicare percorsi sanitari, leggere una prescrizione o un referto medico o prendere un appuntamento per una visita specialistica. Vogliamo essere a disposizione per dare una mano a persone che lo richiedono perché magari non sanno a chi altri rivolgersi o a chi proviene da paesi stranieri e non sa come orientarsi nella sanità pubblica. Lo stesso vogliamo essere al fianco di chi ha un disabile in casa o una persona anziana da accudire e non sa a chi rivolgersi per avere informazioni e aiuto. In particolare vogliamo accendere un riflettore sul tema delle malattie rare e delle tante famiglie che sono alle prese con tale problematica tante volte ignorata dalla sanità pubblica. L’ambizione è di poter offrire un servizio logistico socio sanitario».

(foto di Fabio Falcioni)



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