«Anni di maltrattamenti alla moglie,
tentò anche di strangolarla»

BELFORTE - Un 56enne è stato condannato a 2 anni e sei mesi al tribunale di Macerata. I fatti sarebbero iniziati nel 1998. Tra le contestazioni anche sputi, schiaffi, minacce e una aggressione in cui la donnà riporto 15 giorni di prognosi
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Sbattuta contro un muro, presa a pugni, e colpita con un manganello dal marito che poi le avrebbe strappato i vestiti e con quelli avrebbe cercato di strangolarla: questo uno degli episodi di violenza contestati ad un 56enne albanese che ieri è stato condannato a 2 anni e sei mesi dal giudice Francesca Preziosi del tribunale di Macerata.

L’uomo doveva rispondere di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. I fatti sarebbero avvenuti a Belforte nell’arco di alcuni anni con i primi episodi che risalgano al 1998 e con gli ultimi episodi contestati nel 2016. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Francesca D’Arienzo, il marito della donna avrebbe umiliato la consorte, le avrebbe sputato, l’avrebbe minacciata e in un paio di occasioni l’avrebbe presa a schiaffi, le avrebbe lanciato in faccia oggetti casalinghi e l’avrebbe aggredita.

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L’avvocato Luca Pascucci

In un caso, avvenuto il 24 luglio del 2016, l’uomo, che non accettava l’intenzione delle moglie di separarsi, l’avrebbe sbattuta contro un muro e un divano per poi iniziare a colpirla con dei pugni. Le avrebbe strappato i vestiti tentando, dice ancora l’accusa, di strangolarla con questi per poi trascinarla in terra per i capelli. L’avrebbe colpita con un mattarello di legno sulla spalla destra e avrebbe ripreso a colpirla con calci e pugni. La donna, continua l’accusa, aveva riportato 15 giorni di prognosi per questa aggressione. Altra contestazione erano le minacce che l’uomo avrebbe fatto alla moglie: in un caso, avrebbe detto, mentre lei parlava con i genitori al telefono, che l’avrebbe rispedita in una bara.

Ieri il pm ha chiesto e ottenuto la condanna a 2 anni e sei mesi per l’imputato. Inoltre è stata disposta una provvisionale di 5mila euro per la parte civile (la vittima, assistita dall’avvocato Claudio Cegna). L’imputato è difeso dagli avvocati Luca Pascucci e Piero Montecchiari, che faranno appello.

 (Gian. Gin.)

*A tutela della vittima il nome dell’imputato viene omesso



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