«Sversamento di idrocarburi
in due corsi d’acqua»,
imprenditore sotto accusa per inquinamento

SAN SEVERINO - Da uno stabilimento di una azienda sarebbero state scaricate sostanze pericolose che hanno raggiunto il bacino idrografico del fiume Musone. La difesa: «E' stata una anomalia dell'impianto di depurazione»
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di Gianluca Ginella

Inquinamento delle acque per lo sversamento di idrocarburi: questo viene contestato ad un imprenditore di San Severino in un processo che si sta svolgendo davanti al giudice Federico Simonelli del tribunale di Macerata.

Imputato il 50enne Andrea Panichelli, settempedano, legale rappresentante della Genesis Trasporti srl che ha sede legale ad Ancona. Panichelli, difeso dall’avvocato Leonardo Filippucci, è accusato di avere effettuato nel tempo – anche con tubazioni interrate provenienti dalla ditta Genesis trasporti srl – scarichi abusivi di sostanze pericolose.

L’accusa, sostenuta dal pm Francesca D’Arienzo, parla di idrocarburi provenienti dall’attività di commercio all’ingrosso di combustibili, carburanti e lubrificanti svolta ditta che sarebbero finiti nei fossi di scolo affluenti del fosso Grande di Cesolo e del Fosso di Colcerasa, quest’ultimo affluente del fiume Musone.

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L’avvocato Leonardo Filippucci

I fatti contestati sarebbero avvenuti a San Severino tra maggio e agosto del 2016. L’uomo è inoltre accusato di avere causato, per via dei presunti scarichi nei corsi d’acqua, un fenomeno di inquinamento delle acque superficiali e una «compromissione significativa e misurabile delle acque – dice il capo di imputazione – e dell’ecosistema per via del rilevante aumento delle concentrazioni di idrocarburi in tutto il bacino idrografico esteso al fiume Musone, per almeno 1,5 chilometri».

Al processo viene chiamata in causa anche l’azienda perché avrebbe ottenuto un risparmio dall’omessa adozione delle corrette procedure di gestione e smaltimento delle sostanze pericolose trattate dalla ditta e illecitamente sversate nell’ambiente circostante. Oggi sono stati sentiti due funzionari dell’Arpam e due carabinieri forestali che avevano svolto gli accertamenti e che hanno confermato le contestazioni mosse all’imprenditore. La difesa spiega i fatti in un altro modo: «Si è trattato di una anomalia dell’impianto di depurazione – dice l’avvocato Filippucci -, l’azienda si è subito attivata per porre rimedio a quanto accertato. E’ stato un fatto accidentale».

 



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