Manufatto di 20mila anni fa
scoperto durante una passeggiata:
«Un probabile “santino” del Paleolitico»
APIRO - L'oggetto dalla curiosa forma è stato rinvenuto dalla 26enne Mariasole Marchegiani. Ha denunciato il reperto ai carabinieri dopo averlo mostrato al geologo Alessandro Montanari: «Ritrovamento che potrebbe finire in un giornale scientifico»

Il manufatto in mano a Mariasole Marchegiani, la 26enne che lo ha rinvenuto durante una passeggiata
di Leonardo Giorgi
Passeggia per una strada di campagna e trova un manufatto preistorico. È successo ad Apiro, dove circa dieci giorni fa la 26enne Mariasole Marchegiani ha ritrovato lungo una stradina sterrata un sasso dalla forma strana. Dopo una prima ispezione visiva del geologo Alessandro Montanari (fondatore del vicino Osservatorio geologico di Coldigioco) il “sasso” si è rivelato essere in realtà un’antica scultura in arenaria. La ragazza, sotto consiglio di Montanari, amico di famiglia, ha denunciato la scoperta ai carabinieri di Apiro, i quali hanno inoltrato la documentazione alla Soprintendenza archeologica (Sabap) delle Marche.
«Mentre facevo una passeggiata lungo una strada di campagna tra contrada Castagna di Apiro e il lago di Castreccioni – ha spiegato Mariasole ai carabinieri -, mi sono imbattuta in un sasso a bordo strada che aveva una curiosa forma fallica. Ho raccolto il sasso e ho subito pensato di farlo vedere al mio amico geologo Alessandro Montanari, che abita a Coldigioco, a pochissima distanza da lì. Appena Alessandro ha visto il sasso ha detto subito che non sembrava che avesse una forma naturale e mi ha chiesto di condurlo sul luogo preciso dove lo avevo trovato, a cinque minuti di macchina da lì. Giunti sul luogo, Alessandro ha scattato alcune foto e poi siamo ritornati a Coldigioco. Nel suo laboratorio, il geologo ha scattato altre foto del sasso e mi ha riferito che probabilmente si trattava di un manufatto ricavato da un “cogolo”, ovvero una concrezione in genere sferoidale che si trova comunemente nell’arenaria che affiora nei dintorni di Apiro».
È in quel momento che il geologo Montanari consiglia alla ragazza di seguire l’esatto iter burocratico stabilito dalla legge dello Stato che tutela il patrimonio archeologico italiano. «A quel punto – racconta Montanari a Cronache Maceratesi – mi sono reso conto che poteva trattarsi di un rarissimo manufatto, probabilmente preistorico. Ho raccomandato a Mariasole di denunciare il ritrovamento con tanto di foto e mappa alle autorità locali, che possono essere sia il sindaco che i carabinieri, entro 24 ore. In questo modo, loro avrebbero comunicato la scoperta all’organo statale preposto, ossia la Sabap delle Marche. Il manufatto ora è costudito nel mio osservatorio, in attesa di una richiesta da parte della Sabap per la consegna da parte di Mariasole all’archivio di Ancona». «Ecco cosa deve fare chi trova un manufatto di probabile valenza archeologica. Seguire questo iter – sottolinea Montanari – è molto importante. Quando si trovano pezzi del genere e li si porta a casa senza fare segnalazione alle autorità, si sta commettendo un reato ai danni dello Stato».

Il geologo Alessandro Montanari
Non solo. «La cosa interessante di questa storia è che si tratta veramente di una questione di “serendipità”, c’è stata una sincronia di coincidenze che ha portato la ragazza a rendersi conto della scoperta fatta e a denunciarla ai carabinieri. Conosco Mariasole da quando era bambina e siamo amici di famiglia, oltre al fatto che il mio osservatorio è a due minuti di auto dal punto in cui il manufatto è stato trovato. Se non fosse stato per tutta questa serie di coincidenze, probabilmente oggi non staremmo qui a parlarne».
Dopo una vita passata a studiare e a lavorare nelle scienze geologiche, Montanari ha capito subito che quel sasso era molto di più di uno scherzo della natura. «Ci sono due linee di evidenza per dirlo. La prima – spiega – è che quell’oggetto a forma fallica è stato evidentemente scolpito da un’arenaria molto dura e l’origine di questa arenaria molto dura è un “cogolo” (un termine generico per indicare dei grandi ciottoli o massi sferoidali che si trovano liberi nei terreni). Questi cogoli in natura hanno forme molto dolci, lisce. Possono assumere forme particolari, ma sono sempre lisci. Quello che è stato trovato dalla ragazza è invece un oggetto che ha forme risultate da una scultura: bozzette, una fascia orizzontale come una cintura, c’è una specie di testa, la parte posteriore è piatta e ci sono quattro graffi paralleli. Quella non può essere una forma naturale. Inoltre, il tipo di altopiano dove è stato trovato il manufatto (conosciuto come “terrazzo fluviale Qt3”) è un deposito fatto di ghiaia che si è formato circa 150mila anni fa durante la penultima glaciazione, quella del Riss. Queste ghiaie sono esclusivamente fatte di ciottoli di calcari e di selci. Non possono esserci arenarie».
«In secondo luogo – aggiunge – mi è stato detto che originariamente questo manufatto era probabilmente una stele votiva, una sorta di “santino” che si usava nel periodo Gravettiano, cioè tra i 30mila e i 20mila anni fa. Un esempio emblematico di questi manufatti gravettiani è la famosa Venere di Willendorf». E adesso cosa succederà al manufatto? «Mariasole, la scopritrice, adesso aspetta di essere contatta dalla Soprintendenza affinché lei consegni personalmente il manufatto alla loro sede in Ancona. La Sabap le darà una ricevuta di consegna e lo conserverà nei suoi archivi. E poi – conclude Montanari – si vedrà se sia il caso o meno di pubblicare questa scoperta in un giornale scientifico con un alto fattore di impatto, come la deontologia di scienziato mi imporrebbe di fare».
L iter burocratico mi fa un po riflettere ..se trovo un reperto storico devo denunciarlo entro 24 ore dal ritrovamento ..ma non capisco ,perché 24 ore ..è stato lì x millenni ed io ho 24 ore ..o la vita o la morte ….poi qualcuno x paura che sia scadute le 24 ore .se lo tiene a casa senza denunciare niente ..così non commette nessun reato ai danni dello stato …..bo..chi fa queste leggi……
Più che un fallo sembra una saliera… fondamentali studi scientifici dimostreranno che 20.000 anni fa si mangiava più sciapo…
Complimenti a Mariasole.
La cosa è interessante. Intanto l’onestà degli scopritori. Mentre altri non si fanno scrupolo di portarsi via pezzi di monumenti architettonici d’epoca, come quelli della chiesa di Sant’Eustacchio di San Severinmo Marche. Infine, quale sarà la fine del manufatto preistorico in mano alla Soprintendenza? Ci sono oltre 60 casse di reperti archeologici di San Claudio, che ancora si devono aprire.