Simon, il cuore del “gigante buono”:
«Cresciuto tra povertà e criminalità,
aiuto chi ne ha veramente bisogno»

NON SOLO VOLLEY - Intervista al centrale della Lube: dal suo arrivo in Italia alla vita a Civitanova, dalla famiglia all'impegno per l’Associazione Mango Onlus che aiuta i bambini del Paraguay sino all'attualità e alla voglia di chiudere al meglio la stagione con la maglia della Lube
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Esultanza-Simon

Tutta la grinta di Robertlandy Simon

di Ludovico Gentili

Un “gigante buono” sempre pronto a dare tutto sé stesso sia dentro che fuori dal campo. Robertlandy Simon, 34 anni, cubano di nascita ma ormai civitanovese di adozione, è un pilastro della Lube. E’ uno dei tanti campioni che stanno rendendo grande la squadra biancorossa e ama prendersi la scena in campo più che sui giornali. Ma nel momento cruciale della stagione, quando i playoff che portano alla finale scudetto sono entrati nel vivo, il centrale biancorosso si apre ad una chiacchierata tra volley e vita privata, andando oltre il campione della pallavolo per raccontare il momento e raccontarsi ai tifosi.

Simon-1-325x217Con tutti questi impegni ravvicinati prevale più la stanchezza o la voglia di fare ancora di più?
«Se sei stanco ti fermi e non raggiungi i tuoi obiettivi. La stagione non è ancora finita e vogliamo concluderla nel migliore dei modi».

Arrivasti in Italia nel 2012, dopodiché hai viaggiato molto ed ora sei ritornato qua per la seconda volta. Cosa ti ha portato nel nostro campionato?
«La competizione, l’ambizione di misurarsi ai massimi livelli e con i migliori pallavolisti. Il campionato italiano è sempre stato uno dei migliori al mondo, chiunque avrebbe sognato di venirci a giocare. E’ ovvio che anche il miglioramento della situazione economica, con questa grande opportunità che mi ha dato modo di aiutare me e la mia famiglia, è uno dei motivi che mi ha spinto in Italia».

Simon-a-muroCome definiresti il rapporto con gli altri cubani della rosa della Lube?
«Il rapporto che ho con loro è fantastico, stare con loro è come sentirsi a casa. Mi trovo bene sia con Osmany (Juantorena, ndr.) che con Marlon Yant, altro giovane prospetto cubano. Parliamo molto spesso in spagnolo ma è naturale essendo la nostra lingua madre».

A Civitanova sei dal 2018 ed in quattro anni sei già diventato un leader della squadra e un beniamino dei tifosi. Com’è il legame tra te, la città e i fans?
«La città è molto bella, il clima è ottimo e si sta davvero alla grande. I tifosi mi vogliono bene e io ne voglio loro, ho un rapporto bellissimo con tutti e mi è anche capitato di andare a cena con qualcuno. Sono molto legati alla maglia e ti trattano come uno di loro, hanno perfino supportato la mia famiglia ad integrarsi qui in Italia, non facendole mai mancare aiuto e sostegno».

SimonQual è stato il ruolo della famiglia nella tua carriera da professionista?
«Per me la famiglia è tutto. Noi cubani siamo molto legati alla famiglia ed avendo vissuto in condizioni di povertà ci siamo sempre aiutati l’uno con l’altro e questi sono valori che non dimentichi. I miei genitori sono degli sportivi, entrambi giocatori di basket, quindi mi hanno indirizzato fin da subito nel mondo dello sport. Se non avessi giocato a pallavolo sarei comunque stato uno sportivo professionista, magari proprio un cestista. Per tutti questi insegnamenti che mi hanno trasmesso ringrazierò sempre i miei genitori e non smetterò mai di aiutarli per garantirgli una vita migliore».

Attacco-Simon-Milano-LubeSappiamo anche che sei molto attivo in opere di volontariato, sostieni attivamente l’Associazione Mango Onlus che aiuta i bambini del Paraguay, cosa ti ha spinto a dare il tuo contributo per questa causa?
«Come altri componenti della squadra, sappiamo benissimo cosa si prova a vivere in quelle condizioni avendolo provato sulla nostra pelle. Ho una sensibilità particolare verso questo tema. Sono cresciuto con gli stessi disagi, tra povertà e criminalità, senza vestiti e con pochissimo cibo. Per questo non ho problemi a dare il mio contributo a chi ne ha bisogno, ma dovrebbero farlo tutti perché se non agiamo concretamente non cambierà mai nulla».

SimonVenendo all’attualità del campo, cosa vi è mancato rispetto al Perugia capolista?
«Come ho detto qualche giorno fa, Perugia è attualmente la migliore squadra in Italia e ha tutte le carte in regola per vincere un campionato. Ma anche noi siamo in grado di potercela giocare con tutti. Quest’anno è stata una stagione travagliata e abbastanza sfortunata. Gli infortuni ci hanno condizionato molto, si è fatta sentire soprattutto la lungodegenza di Juantorena. Però non possiamo cercare alibi, sappiamo che possiamo fare molto meglio di così. Siamo mancati nei momenti decisivi della stagione, come in Coppa Italia o nei quarti di Champions League, ma adesso cerchiamo di ripartire più forti di prima sapendo che Perugia è la squadra da battere».

Come affronterete questo finale di stagione?
«Allenandoci ancora più duramente e in maniera migliore, con il gusto atteggiamento e la voglia di vincere. Ci dobbiamo credere di più perché ci alleniamo bene, ma poi in partita in certe circostanze non siamo riusciti ad esprimerci come volevamo. L’importante però è che anche in una stagione più complicata tu riesca a vincere almeno un titolo, ci è rimasta solo una competizione e speriamo di concluderla nel migliore dei modi».



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