«I pronto soccorso ormai reparti covid
Servono infermieri, oss e medici:
basta chiacchiere»

SANITA ' - Elisabetta Guglielmi, segretario provinciale Nursind, interviene nel confronto politico sindacale in atto, per chiedere risposte concrete
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La protesta Nursind il 28 gennaio ad Ancona

«Manca una equipe di medicina territoriale, i pronto soccorso sono diventati reparti Covid sovraffollati e ci sono bombole di ossigeno stipate nei corridoi, non c’è trasparenza dei posti disponibili per il Coordinamento, né possibilità di scelta. E cosa dire sulla mancata possibilità del personale di andare in ferie o prendere permessi di studio per la carenza cronica dello stesso? E del taglio di stipendi dei colleghi dell’Area Vasta 5?». Sono solo alcuni dei problemi sollevati dal Nursind, sindacato degli infermieri che continua: «Rimaniamo sorpresi ed amareggiati nel leggere lo scontro politico-sindacale tra i vari schieramenti.
Se questa è la politica regionale sono fiera di fare parte di un sindacato libero da vincoli politici e di rappresentare la categoria infermieristica ed ostetrica. Finalmente la politica si occupa di problematiche dei dipendenti della Sanità e raccoglie le segnalazioni di parte sindacale. Condividiamo in pieno le aspettative del collega sindacalista con cui abbiamo condiviso alcune battaglie come le modalità del riconoscimento dell’orario di lavoro».
Così Elisabetta Guglielmi,  il segretario provinciale Nursind reagisce dopo aver appreso la notizia di una interrogazione nel Consiglio della Regionale Marche riguardo al comportamento del Direttore del Servizio Professioni Sanitarie dell’Area Vasta 3. «Come Nursind  – prosegue – abbiamo chiesto molte volte la collaborazione con le istituzioni; ad esempio durante il terremoto o durante l’attuale Pandemia di Covid; tante pacche sulla spalla e “Bravi, continuate così».
Guglielmi chiede quindi risposte concrete: «Se l’assise Regionale si decide ad aprire una porta sulle problematiche della Sanità si faccia carico anche degli altri gravi e annosi problemi che ci sono. Manca una equipe di medicina territoriale. Gli infermieri dedicati al territorio sono tutti impegnati negli Hub vaccinali, le Unità Operative ospedaliere sono decimate dal personale sospeso per mancanza di vaccinazione obbligatoria, dal personale risultato positivo al Covid e dalle assenze del personale per la quarantena dei figli in età scolare.
Manca il personale in molte Unità Operative, i Pronti soccorso sono diventati reparti Covid, sovraffollati, dove le patologie ordinarie vengono messe in secondo piano. E cosa dire della precarietà delle bombole di ossigeno stipate nei corridoio dei pronto soccorsi?
Notiamo la fretta della Direzione Asur di dare risposte all’utenza e c’è chi impartisce direttive da dietro una scrivania a chi le deve mettere in pratica dall’oggi al domani senza alcun coinvolgimento di chi deve organizzare, formare e fornire indicazioni agli infermieri.
Sinceramente notiamo una gestione medico centrica e poco rispettosa degli infermieri da sempre considerati il cuore pulsante della Sanità. Non da ultimo il discusso concorso per coordinamento espletato solamente nell’Area Vasta 3.
Tante le segnalazioni che ci sono giunte sulla mancata trasparenza dei posti disponibili per il Coordinamento o la mancata possibilità di scelta».

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Elisabetta Guglielmi

Il sindacato chiede un’attenzione a 360 gradi: «Iniziamo dai rapporti tra il Direttore del servizio S.P S e il mancato rispetto dei diritti? Benissimo. Ma vi chiedo l’avete mai messa una tuta di protezione? sapete cosa vuol dire lavorare 8 ore bardati, sudati, con tre paia di guanti dove ogni azione diventa uno sforzo sovraumano?
Mi chiedo perché se c’è una delibera regionale per l’attivazione di 30 posti covid si apre un reparto che al massimo ne può contenere 18? Chi prende queste decisioni?
Perché non pensate a risolvere i problemi dei pronto soccorsi che sono diventati degenze covid? Serve personale infermieristico, Oss, medici, non chiacchiere.
Leggere di scaramucce tra politica e sindacati non è rispettoso né per l’utenza né per i dipendenti, ci dovrebbe essere una unità di intenti volta a migliorare e ottimizzare la sanità regionale.
La politica dia pure delle risposte sui rapporti tra il dirigente e personale ma poi convochi immediatamente un tavolo di confronto, non continui a considerarci pura manovalanza ma professionisti preparati e specializzati pronti ad affrontare qualsiasi problema. Auspichiamo di poter presto sedere ai tavoli regionali per poter al meglio rappresentare come Nursind chi oggi produce salute rispetto a chi oggi decide da dietro una scrivania. Le parole non curano, non guariscono e non pagano. Ci vogliono i fatti! Subito».

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