Pronto soccorso Civitanova, Saltamartini:
«Subito due medici militari di rinforzo»

SANITA' - L'assessore regionale spiega come sarà affrontata l'attuale emergenza, scoppiata negli ultimi giorni per la carenza di personale e aggiunge: «E' un problema che non riguarda solo le Marche. E' incredibile che proprio le opposizioni facciano polemica su questo dopo anni di mancata programmazione». Sul Covid hospital ribadisce: «Sembra si sia raggiunto il plateau, non c'è necessità di riaprirlo ora»
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Filippo Saltamartini, assessore regionale alla Sanità

 

di Laura Boccanera

«Da domani in rinforzo due medici militari per il pronto soccorso dell’ospedale di Civitanova». Ad annunciarlo è l’assessore regionale alla sanità Filippo Saltamartini che tenta di dare una risposta al problema della carenza di personale del nosocomio civitanovese dove sabato c’erano 48 pazienti in attesa e tre medici in meno causa Covid, come aveva denunciato la responsabile Rita Curto su queste pagine.

Saltamartini coglie l’occasione anche per rendere uno spaccato della situazione pandemica e per rispondere alle critiche sorte in questi giorni in merito alla gestione organizzativa della sanità e per ritornare anche sulla questione della riapertura del Covid hospital. «Il problema della carenza dei medici non riguarda solo le Marche e solo i medici del pronto soccorso – afferma l’assessore a Cronache Maceratesi- mancano medici per il 118, per la continuità assistenziale, medici di base e guardie mediche. Il problema è che in questi anni non sono stati formati. Ed è incredibile leggere di polemiche e prese di posizione da parte delle opposizioni perché molte scelte di mancata programmazione sono imputabili proprio al governo regionale del Pd di questi anni. Ad ogni modo abbiamo chiesto aiuto alla sanità militare e dovrebbero arrivare già da domani due medici a rinforzo del pronto soccorso di Civitanova. E’ ancora da decidere per quanto tempo e come saranno utilizzati, se nell’area Covid o altrove».

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Il pronto soccorso

Saltamartini però non ci sta a passare per capro espiatorio del malfunzionamento sanitario nel periodo pandemico e sottolinea alcuni aspetti gestionali. «Su Civitanova – sottolinea – mi sono preso un impegno serio, nel primo anno abbiamo già finanziato e stanziato le risorse per il completamento del terzo piano dell’ospedale e nei prossimi giorni faremo una ricognizione, inoltre abbiamo mantenuto l’ospedale di Civitanova un dea di primo livello impegnando risorse per il nuovo ospedale di Macerata e abbandonando il piano dell’ospedale unico. In meno di un mese abbiamo fatto 420mila vaccinazioni consentendo a chi aveva il green pass in scadenza di recuperare le prenotazioni e siamo tra i primi in Italia per le cure con gli anticorpi monoclonali che ha permesso di avere un numero più contenuto di ospedalizzazioni».

Sul Covid hospital Saltamartini torna ad affermare: «Sembra che siamo arrivati al plateau, fino ad ora non c’era necessità di riaprire il Covid hospital, è evidente che se i ricoveri in intensiva dovessero aumentare lo aprirei, ma non siamo in questa condizioni». E spiega: «Quando a maggio del 2020 il governo ha approvato il decreto legge che prevedeva risorse per la creazione di posti letto di terapia intensiva è emerso che le Marche avrebbero dovuto realizzarne 105. Questi 105 posti letto da realizzare furono suddivisi in 41 a Marche nord, 38 a Torrette, 7 a Jesi, 14 a Fermo e 5 a San Benedetto del Tronto. Nell’Area vasta 3 c’erano due moduli da 14 del Covid hospital. Quando ad ottobre è scoppiata la terza ondata è evidente che abbiamo aperto il Covid Hospital perché l’Area vasta 3 non aveva altri posti letto. Nel frattempo però ora siamo in una situazione molto diversa. Abbiamo 256 posti di terapia intensiva (fra i nuovi realizzati e i 115 già presenti, ndr) e attualmente sono 56 i posti occupati. Oltretutto sono i medici stessi che ci dicono che è meglio gestire i pazienti internamente in ospedale altrimenti sottraendo personale dai reparti per il Covid h si fermerebbe la normale attività ospedaliera».

Alla luce dell’analisi, nell’ipotesi di smaltimento del Covid hospital a fine emergenza, che fine faranno quei 28 posti di terapia intensiva con i relativi macchinari? «Dovremo fare una valutazione con la città – risponde Saltamartini – Abbiamo stanziato risorse per il completamento dei piani grezzi dell’ospedale, ma occorrerà capire se la città e l’ospedale può tenere tutti i 28 posti. Perché significa che in caso di necessità o di ritorno della pandemia l’ospedale di Civitanova dovrà poi ragionare in un’ottica regionale e assumersi la responsabilità di 28 posti di intensiva».

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