«Unione montana di Camerino,
nessun nuovo Comune prima del 2025»
In tre rischiano di rimanere fuori

PROPOSTA di legge regionale presentata dai consiglieri di centrodestra Renzo Marinelli, Jessica Marcozzi, Giacomo Rossi e Carlo Ciccioli. Se dovesse passare, Castelsantangelo, Valfornace e Monte Cavallo non potrebbero rientrare subito

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Il Consiglio regionale delle Marche

 

di Monia Orazi

Non potranno entrare a far parte dell’Unione montana Marca di Camerino nuovi comuni prima del 2025, se sarà approvata la proposta di legge presentata dai consiglieri regionali Renzo Marinelli, Jessica Marcozzi, Giacomo Rossi e Carlo Ciccioli. Ecco le modifiche proposte alla legge regionale 35 del 2013: «I Comuni appartenenti alla Comunità montana che non hanno aderito all’Unione montana non possono entrare a far parte della medesima unione montana se non sono decorsi dieci anni dalla data di costituzione della stessa. I Comuni che hanno aderito all’unione montana e che hanno esercitato il recesso dalla stessa non possono rientrare nell’Unione montana se non sono decorsi dieci anni dalla data di esercizio del recesso».

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Alessandro Gentilucci

In questo testo si prevede la modifica della legge regionale 35 del 2013 che ha dato vita alle Unioni montane dopo lo scioglimento delle vecchie comunità montane, e propone che i Comuni che non abbiano aderito all’Unione montana non possano entrarne a far parte prima di 10 anni ed inoltre i comuni che hanno esercitato il recesso non possono entrarne a far parte prima di 10 anni. Il caso riguarda, nello specifico, i comuni di Castelsantangelo, Valfornace e Monte Cavallo, che nel 2015 quando è stata costituita l’Unione montana di Camerino hanno scelto di non farne parte, ma circa due anni fa hanno presentato richiesta per entrare di nuovo nell’ente montano. A questa richiesta per diverso tempo non è stata data risposta da parte dell’Unione montana di Camerino, presieduta da Alessandro Gentilucci, sindaco di Pieve Torina. I sindaci dei tre comuni hanno più volte scritto alla Regione Marche, sia durante la legislatura a guida Luca Ceriscioli, che alla nuova amministrazione regionale guidata dal presidente Francesco Acquaroli. Il consiglio dell’Unione montana ha votato alcuni anni fa una modifica dello statuto, che prevede che i nuovi comuni che entrano successivamente, non abbiano diritto di voto, per la scelta della giunta e del presidente dell’ente montano e nessun diritto sui beni di proprietà dell’ente.

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Renzo Marinelli

Un’altra modifica allo statuto, votata dai consiglieri dell’Unione lo scorso ottobre ha cancellato la parte di articolo dello Statuto relativa al fatto che l’unione «può essere soppressa per effetto di disposizioni di legge regionale o per il recesso dei comuni che comporti il venir meno della dimensione minima prevista dalla legge». Nella stessa seduta è stato ribadito che l’Unione montana ha potestà statutaria e regolamentare e tutte le modifiche sono approvate dal consiglio dell’ente. Di fatto questa modifica azzera la possibilità che Camerino, il comune più popoloso, possa recedere azzerando di fatto l’esistenza dell’Unione montana. Si tratta indubbiamente di provvedimenti volti a garantire la continuità dell’ente, mettendo al riparo la sua compagine di amministratori da nuovi ingressi e modifica dello stato attuale dei fatti. Altra novità: ad inizio dicembre il consiglio aveva votato la costituzione di un tavolo tecnico, per discutere i punti programmatici con i tre comuni che hanno chiesto di rientrare.

Qualche mese fa era stata anche modificata la legge regionale 35 del 2013 e si prevedeva che, se entro sei mesi dalla richiesta presentata dai comuni non fosse stata data risposta, questo equivaleva ad uno accoglimento della richiesta di ingresso in Unione montana secondo il principio del silenzio assenso. La nuova modifica, se approvata, invece prevede il silenzio rifiuto con un divieto di ingresso per ben 10 anni. I comuni di Castelsantangelo,  Valfornace e Monte Cavallo fanno parte dello stesso ambito territoriale sociale degli altri 6 comuni dell’Unione montana di Camerino, a cui sono accomunati dagli interventi del programma della strategia nazionale aree interne, di cui l’Unione è capofila, oltre che dalle comuni problematiche legate allo spopolamento ed alla ricostruzione post terremoto, di quella che è la zona più devastata della provincia di Macerata. Prima del terremoto erano circa 14.000 i residenti negli 11 comuni nella vecchia comunità montana di Camerino ora a cui ora si aggiunge lo spopolamento post terremoto. I tre comuni, che per alcuni servizi si avvalgono dell’Unione montana di San Ginesio e di quella di San Severino, se sarà approvata la proposta di legge regionale, potrebbero chiedere di aderire all’Unione montana dei Monti Azzurri con cui sono confinanti o valutare se costituirne una propria.



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