Presidenza della Provincia,
la Lega punta tutto su Parcaroli
Il rischio del fuoco amico

POLITICA - Si vota il 18 dicembre. Il sindaco di Macerata resta in pole. Si è parlato anche di un incarico da capo di Gabinetto per l'attuale presidente Antonio Pettinari, soluzione per ora accantonata dai partiti. Per FdI l'alternativa è Gentilucci. In secondo piano nel centrodestra i nomi dei sindaci di Matelica, Sefro e Sarnano. Il centrosinistra non ha i numeri ma potrebbe pensare di proporre una candidatura per arrivare ai voti dei delusi
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Il sindaco Sandro Parcaroli con Antonio Pettinari

 

di Luca Patrassi 

Il sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica ha ritirato la propria disponibilità dalla corsa per l’elezione a presidente della Provincia: il primo cittadino rivierasco in questa fase è interessato al mandato bis e sta lavorando in tal senso dopo aver realizzato un accordo sul programma con gli alleati. Se prima erano in due, ed uno si toglie, ora dovrebbe essere da solo il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli. Il presidente della Provincia Antonio Pettinari ha da poco pubblicato all’albo pretorio il decreto di convocazione dei comizi elettorali per il rinnovo del Consiglio provinciale e l’elezione del presidente. Si vota il 18 dicembre, termine di presentazione di liste e candidature alla presidenza il prossimo 28 novembre. I giorni scorsi doveva esserci un tavolo regionale per discutere le varie situazioni territoriali, ma la posività da Covid dell’assessore regionale Guido Castelli ha fatto saltare tutto in attesa di tempi e di tamponi migliori. Se ne riparlerà domani a Macerata per iniziativa della Lega, forse in presenza o forse da remoto.

Parcaroli non ha ufficializzato la propria candidatura, attende che qualcuno ponga formalmente la questione mentre gli altri candidati in pectore aspettano la prima mossa dell’avversario per decidere il da farsi. La Lega non può certo dire no al sindaco della città capoluogo di provincia, a quel Parcaroli risultato determinante un anno fa nel togliere il Comune al centrosinistra che lo ha governato negli ultimi venti anni. Peraltro la logica elettorale – il voto di ogni consigliere ha un quoziente in base al numero degli abitanti della città rappresentata – favorisce candidature espressione delle città più grandi. Tutti d’accordo su Parcaroli? Probabilmente no, altrimenti Fdi e movimenti vari civici sarebbero già usciti allo scoperto dichiarando il sostegno. La Lega parte con Parcaroli candidato presidente ed è possibile che arrivi pure a destinazione, a meno che sul tavolo regionale non emergano esigenze diverse legate alla necessità di mettere d’accordo tutti nelle varie province. A Macerata però la Lega ha avuto il miglior risultato elettorale su scala regionale e dunque appare difficile dire no alla richiesta di indicare il candidato presidente. A meno che non ci sia un giro di veti incrociati con qualcuno a fare gioco di sponda all’interno della Lega stessa. In casa di Fratelli d’Italia tutto ufficialmente tace, è noto il rapporto di stima tra il governatore della Regione Marche Francesco Acquaroli e il sindaco di Pieve Torina Alessandro Gentilucci il cui nome circola da tempo, anche per vedere l’effetto che fa. Tema scivoloso in casa Lega quello delle candidatura, gli stessi parlamentari locali evitano dichiarazioni sul tema e scivolano via come anguille, si direbbe anzi come trote visto che tra i candidati possibili del centrodestra ci sono alcuni civici e tra questi il sindaco di Sefro (paese celebre per gli allevamenti di trote) Pietro Tapanelli. Ci sono anche, e non in secondo piano, i primi cittadini di Matelica Massimo Baldini e di Sarnano Luca Piergentili. Il centrodestra sulla carta esprime il 70% del peso elettorale provinciale, il problema è capire se si arriverà a una candidatura unitaria o se le divisioni porteranno il centrosinistra ad esprimere una propria candidatura nella speranza di vedersi arrivare i voti dei delusi del centrodestra. Spettatore interessato il presidente uscente Antonio Pettinari, in Provincia dal 1985, per il quale si era parlato tempo fa di un incarico da capo di Gabinetto: Lega e Fdi non sono della stessa idea, ma qualcuno spera che spentisi i riflettori delle elezioni poi ci sia spazio di manovra.

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