Estorsione per la coca,
il 42enne resta in cella:
un altro cliente fatto inginocchiare
e minacciato con una scacciacani
MACERATA - Vincenzo Milione respinge le accuse e parla di un debito per la vendita dell'olio. La procura gli contesta anche altri episodio oltre allo spaccio di droga. I fatti che lo hanno portato in manette giovedì hanno avuto un prologo il 23 settembre. Dopo la convalida rimane in carcere. L'altra arrestata, una ventenne, era ai domiciliari ed è tornata libera. Il suo ruolo è ritenuto più marginale
di Gianluca Ginella
Vite che giravano pericolosamente intorno allo spaccio di cocaina, un mondo di nomi fittizi, di debiti clandestini da saldare, di botte, di minacce di azioni eclatanti come il far inginocchiare un debitore puntandogli un’arma, per fortuna solo una scacciacani, alla testa. E’ quanto emerge dai due arresti della polizia per l’estorsione di denaro ad un uomo che aveva un debito di droga. In manette lo scorso giovedì erano finiti Vincenzo Milione, 42 anni, di Taranto, residente ad Alessandria e dimorante a Treia, e Roberta Pierucci, 20, residente a Macerata. Questa mattina per entrambi si è svolta l’udienza di convalida dell’arresto. Lui resta in carcere e avrebbe fatto estorsioni anche ad altre due persone. Lei è tornata libera (era ai domiciliari e ora è sottoposta a obbligo di firma). Tutto nasce dallo spaccio di cocaina a dei clienti che avrebbero accumulato un debito.
A spacciare, secondo la procura (l’indagine è coordinata dal pm Enrico Riccioni), sarebbe stato il solo Milione. Il 42enne deve rispondere, oltre che dell’estorsione che ha portato all’arresto, anche di aver spacciato cocaina per un valore di 5.400 euro a due clienti, nel corso del 2021. Uno di questi gli doveva 1.400 euro e per avere indietro il denaro, lo scorso 24 settembre, lo avrebbe fatto inginocchiare, puntandogli una pistola alla testa (una scacciacani rinvenuta nel corso delle indagini). A rivolgersi alla polizia e organizzare una consegna controllata del denaro era stato l’altro cliente, che doveva a Milione 4mila euro per la droga. Da qui sarebbero iniziati i tentativi di estorsione. Il 23 settembre Milione, che si faceva chiamare Luca, aveva raggiunto il suo debitore a Treia, in una country house dove questo si trovava, e l’aveva fatto uscire. A quel punto l’aveva aggredito e colpito alla tempia con un pugno per poi sferrargliene un secondo.
Poi, secondo quanto contestato, con la forza l’aveva fatto salire in auto dove, sul sedile posteriore, c’era Pierucci, che gli aveva puntato, continua l’accusa, un cacciavite, all’altezza del fianco. E gli aveva detto «G., non ti conviene». L’uomo era riuscito a fuggire ma era inciampato e caduto e Milione gli era tornato addosso, sferrandogli colpi al corpo. A fermare l’aggressione era stata una telefonata alla vittima fatta da un suo conoscente che aveva garantito a Milione il pagamento della cocaina. Erano seguite minacce telefoniche e a quel punto l’uomo aveva deciso di denunciare tutto alla polizia per una consegna controllata del denaro. «Mi ha pressato perché voleva i soldi – ha detto l’uomo ai poliziotti della Squadra mobile -. Ripeteva, urlando, che mi avrebbe distrutto se non avessi rispettato un orario decente per la consegna del denaro che dovevo, perché doveva partire per andare in Puglia. Io ero terrorizzato e volevo consegnargli quanto prima i soldi».
La polizia giovedì scorso aveva organizzato la consegna controllata, l’appuntamento era in un bar di Corneto dove si sono presentati anche i poliziotti. Lì si erano presentati sia Milione che la ragazza, che al momento della consegna del denaro si era allontanata riconoscendo due agenti seduti al tavolo vicino dove c’erano Milione con la vittima. La ragazza, compreso quello che stava succedendo, nell’allontanarsi aveva detto a Milione «sbirri». Subito dopo la vittima aveva consegnato mille euro a Milione. A quel punto la polizia aveva bloccato sia l’uomo che la ragazza. Nell’auto del 42enne gli agenti della Mobile, diretti da commissario capo Matteo Luconi, hanno trovato anche una pistola scacciacani senza tappino rosso, un coltello, 5 pallottole, un porta-distintivo con la scritta polizia privata, un cacciavite a croce (quello usato da Pierucci il 23 settembre), e materiale per confezionare la droga. Inoltre gli sono stati trovati addosso 0,58 grammi di cocaina.
A Milione viene inoltre contestata un’altra estorsione, fatta ad un uomo e alla compagna. Il 24 settembre Milione aveva chiesto un incontro al cliente, che si era svolto al cimitero di Macerata. Lì lo aveva fatto inginocchiare, puntandogli una scacciacani alla testa. Inoltre aveva minacciato la compagna dell’uomo al telefono. In questo modo era riuscito a farsi consegnare 1.300 euro (il debito era di 1.400 euro).
Oggi Milione, nel corso della convalida dell’arresto che si è svolta al tribunale di Macerata davanti al gip Domenico Potetti, ha respinto le accuse. Lo ha fatto collegato dal carcere di Montacuto di Ancona mentre era presente in aula il suo legale, l’avvocato Maria Cristina Ottavianoni. L’uomo ha negato la cessione di droga e ha detto che il debito si era accumulato per la vendita di prodotti alimentari, in particolare olio, perché è un commerciante di prodotti tipici del Sud.
Il giorno dell’arresto «ci eravamo messi d’accordo che avrebbe dovuto portare quanto mi doveva». Il giudice ha disposto la misura cautelare in carcere, come chiesto dal pm. Pierucci, assistita dagli avvocati Gabriele Cofanelli e Massimiliano Cofanelli, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. La difesa ha chiesto la modifica della misura in carcere, sia perché la ragazza è incensurata, sia perché, come ha scritto lo stesso gip, la sua posizione è marginale rispetto a quella di Milione. Il gip ha accolto le richieste e disposto l’obbligo di firma per la 20enne. «Abbiamo ritenuto di non dire nulla in questa sede per leggere bene tutte le carte e anche sulla sua posizione della nostra assistita che per lo stesso gip aveva una posizione più defilata – dice l’avvocato Massimiliano Cofanelli -. Il Tribunale sulla misura ha fatto una valutazione equilibrata, disponendo una misura il meno afflittiva possibile».
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