Le epidemie nel Maceratese,
ecco il Green pass di 4 secoli fa
Anche con la Spagnola stop alle scuole

CORSI E RICORSI - Un documento ritrovato all'Archivio di Stato di Macerata mostra che nel 1630 la confraternita della Morte di Montecosaro poteva muoversi con un documento antenato del certificato verde. Nel 1400 c'era chi faceva testamento per strada (causa la peste) e nel 1800 troviamo Visso tra i comuni liberi da epidemie
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Il lasciapassare del 1630

 

di Francesca Marsili

Permetteva di muoversi via terra durante la peste. Ha una storia lunga quattro secoli il documento redatto a Montecosaro nel 1630 che potremmo definire l’antesignano del Green Pass. Mostrato a Cronache Maceratesi per gentile concessione dell’Archivio di Stato di Macerata dove è conservato, il lasciapassare datato XVII secolo testimonia come le misure per contenere il pericolo e il contagio durante un’epidemia cambino forma nel tempo ma non nella propria funzione. Il documento storico aveva esattamente lo stesso ruolo del certificato verde voluto oggi dal Governo per contenere l’epidemia da Covid. Considerato un vero e proprio passaporto sanitario, la “Fede di sanità’”, così era chiamato, era un documento particolarmente importante che le autorità, per timori di frodi, seguivano attentamente dal momento della stampa sino a quello della consegna. Oltre ad indicare il luogo di partenza e di arrivo, il lasciapassare, che certificava lo stato di salute di cui godeva i paese di partenza e presumibilmente il viaggiatore stesso, riportavano le generalità, caratteristiche somatiche e ogni dettaglio utile ad identificare il soggetto. Nel documento storico conservato appunto nell’Archivio Storico di Macerata proveniente dall’Archivio Notarile Mandamentale di Civitanova numero 1.416, si attestava come la Confraternita della Morte di Montecosaro* partiva dalla terra di Monte Cosaro nella quale «per la Grazia di Dio si vive senza alcun sospetto di peste» per visitare la Santa Casa di Loreto presumibilmente per la Festa di San Bonifacio. Corsi e ricorsi storici; il documento in questione testimonia come – sebbene a distanza di secoli – nelle misure poste in essere oggi per contrastare il Covid, vi sia un legame col passato quando i nostri antenati per fronteggiare le epidemie susseguitesi anche nel nostro territorio individuarono metodi e comportamenti che ancora oggi si ripetono in modo certamente diverso. Ma il lasciapassare è solo una delle tante misure messe in atto nei secoli scorsi per arginare e contrastare le varie epidemie che possiamo sovrapporre alle più attuali con cui da un anno e mezzo ci troviamo a fare i conti e sovente a discuterne. Anche la scuola, allora come oggi fu bersaglio per contenere i contagi. Attraverso altri documenti storici emergono tanti parallelismi che si evidenziano tra ieri e oggi in periodi contraddistinti da epidemie.

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Documento con cui viene disposta la chiusura delle scuole

«Per motivi sanitari dispongo la chiusura delle scuole urbane e rurali di codesto comune fino a nuovo ordine» è scritto in un documento redatto in data 1918, 8 ottobre e conservato nell’Archivio di Stato di Camerino in cui il Comune della città ducale, ricevuto un telegramma dal provveditore agli studi, imponeva la chiusura delle scuole. Con un documento successivo, del 1918, 23 ottobre, custodito anch’esso nell’Archivio di Stato di Camerino, l’Amministrazione Scolastica provinciale di Macerata, in riferimento alla chiusura delle scuole «ordina ai sindaci della Provincia di Macerata di provvedere che tutte le scuole siano convenientemente disinfettate». Siamo nel 1918-1919 periodo in cui anche le Marche furono investite dalla prima pandemia influenzale del XX secolo passata alla storia col nome di “Spagnola”. Il 27 gennaio 1919 abbiamo testimonianza conservata sempre nell’Archivio di Stato di Camerino, di come il sindaco della città camerte «vista la pratica relativa alla chiusura delle scuole della città a causa dell’influenza epidemica» rendeva noto che l’ufficio Sanitario provinciale in considerazione delle non buone condizioni sanitarie non buone dei vari paesi del circondario ha espresso, per il momento, parere contrario alla riapertura delle scuole». Prima della terribile e devastante epidemia di Spagnola, tra il 1910 e il 1915 nel Maceratese fu necessario affrontare un elevato numero di altri focolai epidemici di tifo, colera, peste e vaiolo. Per fronteggiare tali evenienze fu predisposto un piano di emergenza che prevedeva nell’ambito della sanità pubblica anche l’allestimento di locali di isolamento oltre ad una serie di altre misure di contenimento. Ne troviamo testimonianza con un documento datato 1915, 1 maggio, dove il municipio di Camerino organizza – come provvedimento contro il colera – un sistema di difesa sanitaria a contrasto delle malattie infettive. Nel carteggio conservato nell’Archivio di Stato di Camerino si dettavano quelle che oggi potremo chiamare linee guida, a cui il personale sanitario doveva attenersi dove figurano quali erano «i locali di isolamento, gli apparecchi di disinfezione, le scorte di disinfettanti, i posti letto nonché cuffie, soprascarpe, vestaglie e guanti di gomma per medici e infermieri».

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Il documento di Visso del 1866

Quante volte in questo anno e mezzo abbiamo letto di comuni Covid-free? Un vanto certamente, ancor più nel lontano ‘800 quando essere liberi da epidemie era importante anche per motivi economici. E’ il caso del comune di Visso in cui con un documento datato 1866, 13 ottobre, conservato nell’Archivio di Stato di Macerata, il sindaco relazionava al sottoprefetto di Camerino sullo stato sanitario del comune dichiarandone «l’eccellenza, non essendosi verificato nei mesi precedenti, alcun caso di malattia epidemica contagiosa». Nel Quattrocento, e nella seconda metà del secolo in particolare, i focolai di peste erano numerosi, e altrettanto lo erano i testamenti dettati in tali periodi. Accade pure che per paura del contagio venissero redatti in modo inusuale, come accade a Tolentino il 4 settembre 1466, quando due notai del luogo ricevono le ultime volontà di ser Ansovino di Andrea dalla finestra mentre il cliente dettava dalla pubblica via in zona Santa Maria le sue ultime volontà.

* Le Confraternite, della Morte in questo caso, ebbero origine nel ‘400 e così fu per quella di Montecosaro. Erano composte da fedeli che si riunivano in associazioni spontanee per condurre una vita religiosa sul filo di una spiritualità medioevale volte a compiere opere buone sopratutto in periodo di crisi.

** Oltre alle dott.sse Settepanella e Pennesi dell’Archivio di Stato di Macerata, si ringrazia la signora Daniela Casadidio ex archivista dell’Archivio di Stato di Camerino e il professor Rossano Cicconi storico di Tolentino.

***  Materiale concesso dall’archivio di Stato di Macerata su concessione del Ministero della Cultura- diritti riservati

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