Un solo parroco per 10mila persone:
«Ci sentiamo disorientati e smarriti,
non siamo parrocchiani di serie b»

TREIA - Don Alejandro se n'è andato per motivi familiari, al momento c'è solo il vice parroco don Manuel. Giovanni Parenti chiede chiarimento al vescovo Marconi: «Non è possibile che un pastore abbandoni le sue pecore»

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Una celebrazione nella chiesa di Passo Treia

 

Don Alejandro se n’è andato per motivi familiari, al momento c’è solo il vice parroco, don Manuel, per circa 10mila persone fra Treia e la frazione di Passo. «Non è possibile abbandonare i parrocchiani a se stessi. Certamente anche noi abbiamo le nostre colpe, ma ci sentiamo disorientati e smarriti. Ci rivolgiamo al vescovo affinché ponga fine a questa drammatica situazione. Non è possibile che un pastore abbandoni le sue pecore. Ci saremmo aspettati che sua eccellenza fosse venuto, a suo tempo, in parrocchia a renderci note le sue intenzioni. Ci vien da pensare che siamo parrocchiani di seconda categoria». È lo sfogo di Giovanni Parenti, un fedele che chiede a Nazzareno Marconi spiegazioni e soprattutto un sacerdote fisso che possa accompagnare quotidianamente i fedeli, non soltanto durante la messa della domenica. «Dopo la partenza del parroco don Alejandro, per motivi familiari, è rimasto solo il vice don Manuel, per 9500 abitanti. Logicamente fa quel che può, dividendosi tra Passo di Treia e Treia. Il risultato che non si vede più un sacerdote – scrive Fedeli in una lettera -.

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Monsignor Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata

I giovani sono abbandonati a se stessi, non avendo un punto di riferimento, e preferiscono il bar o altri diversivi. Gli ammalati o gli anziani che non possono uscire dalla propria casa non ricevono da nessuno una parola di conforto e tanto meno la comunione. Che dire poi delle messe infrasettimanali e domenicali. È una lotteria per vedere chi viene a celebrare. Logicamente, venendo da fuori città, il sacerdote arriva quando è ora di dire messa, quindi i parrocchiani non hanno più nemmeno la possibilità di confessarsi. Certamente anche noi abbiamo le nostre colpe ma ci sentiamo disorientati e smarriti. Allora ci rivolgiamo al nostro vescovo affinché ponga fine a questa drammatica situazione. Non è possibile che un pastore abbandoni le sue pecore a se stesse. Sicuramente ci saremmo aspettati che sua eccellenza fosse venuto, a suo tempo, in parrocchia a chiarirci questa situazione anomala e assurda e a renderci note le sue intenzioni. Ci vien da pensare che siamo parrocchiani di seconda categoria – conclude il Giovanni Parenti -. Penso che l’amministrazione comunale abbia notato questa situazione di abbandono da parte della vicaria e credo che il suo intervento nella sede competente avrebbe dato un sostanziale contributo».


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