Tumore dell’ovaio, le storie di tre pazienti
negli spot della Ginecologia Oncologica
«Una diagnosi precoce fa la differenza»

L'INTERVISTA al dottor Mauro Pelagalli, primario del reparto di Macerata nella giornata internazionale del carcinoma ovarico. «Negli ultimi 3 anni abbiamo sottoposto a trattamento chirurgico 130 pazienti con un carcinoma in stadio avanzato e 200 donne con cisti ovariche, complesse, atipiche o fortemente sospette». L'importanza della prevenzione, l'evoluzione negli studi e nelle cure: «Il futuro è nella genetica». IL VIDEO
- caricamento letture
Gli spot per la Giornata del carcinoma all'ovaio

di Alessandra Pierini

Anna Maria 54 anni,  Cinzia 51 anni e Francesca 46 anni, portatrici della mutazione genetica per Brca, sono pazienti dell’Oncologia Ginecologica dell’ospedale di Macerata.  Sono tre donne che hanno dovuto lottare contro un tumore all’ovaio o fare qualcosa per prevenirlo. Oggi, nella Giornata internazionale dedicata al Carcinoma ovarico sono state scelte come testimonial degli spot curati dal reparto di Oncologia Ginecologica (che ha anche una nuova pagina Facebook) guidato dal dottor Mauro Pelagalli per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce. «Quello che vogliamo fare – spiega il primario – è restituire dignità ad una malattia subdola e fino a poco fa anche poco conosciuta».

pelagalli_ostetricia_macerata-1-300x400

Il dottor Mauro Pelagalli, primario del reparto di Ginecologia Oncologica di Macerata

Dottor Pelagalli, cosa è cambiato negli ultimi anni per questa malattia?
«In 10 anni c’è stato un forte sviluppo diagnostico. In passato le donne arrivavano per una occlusione intestinale o per una forte debilitazione perché questa malattia è asintomatica fino al terzo stadio. La diagnosi precoce fa la differenza ma è riservata all’ecografia occasionale dove non c’è un centro come il nostro che si occupa di sensibilizzare sulla sua importanza. Poi c’è stata anche una evoluzione nel campo della genetica».

Ci spieghi meglio
«Si è notato che il carcinoma sieroso di alto grado, quello più aggressivo, aveva una incidenza ricorrente all’interno della famiglia e c’era una stretta coincidenza tra carcinoma alla mammella e ovarico. Negli ultimi anni il tumore della mammella è stato molto indagato e i pazienti hanno lunga speranza di vita ma abbiamo visto che spesso ne conseguiva un tumore all’ovaio. Abbiamo inoltre notato che spesso si riscontravano nella famiglia della donna con tumore ovarico casi di carcinoma mammario nel padre o nel fratello del padre o nel nonno. Abbiamo quindi scoperto due geni Brca1 e Brca2. La loro mutazione è associata a questa malattia. Questo ci consente di inquadrare la famiglia e di fare prevenzione».

carcinoma_ovaio

Anna Maria racconta la sua esperienza nello spot sul carcinoma ovarico

Come si fa prevenzione?
«Essenzialmente con due strumenti. Il primo è la visita ginecologica annuale, poi nel caso di pazienti positive alla mutazione di Brca, specialmente giovani facciamo controlli ogni 6 mesi, ogni 4 se anche la mamma ha avuto un carcinoma. Si arriva anche all’asportazione dell’ovaio come racconta anche una delle nostre testimonial negli spot che abbiamo girato».

Cosa deve fare una donna che scopre di avere delle cisti ovariche?
«Devono rivolgersi al Pdta (percorso diagnostico terapeutico assistenziale) dell’Ovaio che favorisce l’accesso delle pazienti ai servizi per non perdere tempo. Ogni paziente viene affidata a professionisti che lavorano in team e che sceglieranno un trattamento conservativo, semiconservativo o radicale in base a una serie di variabili. Siamo in grado di garantire trattamenti chirurgici tailored, adattati sulla paziente e scelti in maniera condivisa a livello scientifico, clinico e umano. La paziente viene seguita prima e dopo l’intervento e anche dal punto di vista amministrativo per esempio per le esenzioni o la possibile pensione. Il tutto è a carico del Sistema sanitario».

francesca_46_carcinoma-325x223

Francesca, 46 anni, è un’altra protagonista dello spot

Ci dia qualche dato relativo al vostro reparto.
«Negli ultimi 3 anni abbiamo sottoposto a trattamento chirurgico 130 pazienti con un carcinoma in stadio avanzato e 200 donne con cisti ovariche, complesse, atipiche o fortemente sospette. Per tutte abbiamo adottato una chirurgia appropriata e principalmente, quando possibile, in laparoscopia. Il 70% di queste donne segue un percorso di follow up attraverso i nostri ambulatori. Tutto questo è possibile anche grazie all’apporto dell’Oncologia diretta dal dottor Nicola Battelli che si fa carico del trattamento pre operatorio di pazienti non operabili nell’immediato e del trattamento successivo all’intervento per eliminare residui di malattia. L’integrazione dei due reparti è il fulcro del successo di questa strategia».

Cosa prevede per il futuro?
«Molti anni fa Umberto Veronesi e Renato Dulbecco dissero che il futuro sarebbe stato fatto di medicine genetiche, ebbene avevano visto giusto. Sono già in uso farmaci dai costi altissimi che agiscono a livello genetico, che allungano  la sopravvivenza e migliorano la qualità della vita per diversi anni».

cinzia_carcinoma

Anche Cinzia, 51 anni, racconta cosa le è accaduto

Qual è il suo messaggio in questa giornata?
«Ritengo che questa giornata, per l’impatto che questa malattia ha sulle donne, per le conseguenze e la forza interiore che richiede ma anche per le energie che mettiamo in campo ogni giorno deve essere considerata veramente la Festa della donna. Il nostro impegno è nel tutelarla nella famiglia, negli affetti e nel lavoro a 360 gradi»

 

 

Un anno di Pdta dell’ovaio, Pelagalli: «Diagnosticati 30 carcinomi ovarici Sta bene il 98% delle pazienti operate»

 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X