Frode nel calzaturiero,
scoperta maxi evasione da 8 milioni:
sette persone nei guai

OPERAZIONE della Guardia di finanza - Coinvolte 9 società del Macerarese (di Macerata, Corridonia e Camerino), 5 con sede fittizia a Torino. La frode costruita tramite un sistema di società, tra quelle che producevano le tomaie, quelle che vendevano (a ditte di rilevanza internazionale, estranee ai fatti), e quelle che facevano da schermo. Sequestrati beni per 2,6 milioni, compresa una Porsche Cayenne. Dal 2015 le Fiamme gialle hanno fatto sequestri in provincia per 286 milioni di euro legati a reati fiscali. IL VIDEO
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L'operazione delle Fiamme gialle

 

di Gianluca Ginella

Nove aziende del Maceratese che operano nel settore calzaturiero (da chi produce, a chi vende, ad altre fittizie per confondere le acque) organizzate per compiere una frode fiscale, tra fatturazioni per operazioni inesistenti e mancati versamenti dei contributi ai dipendenti, da 8 milioni di euro.

sequestro-finanzaL’indagine è stata condotta dalla Compagnia di Macerata della Guardia di finanza (comandata dal capitano Emilio Fuscellaro), coordinata dal procuratore Giovanni Giorgio e dal sostituto Margherita Brunelli. Nel mirino un gruppo di imprese che lavorano nel Maceratese, a Corridonia (da dove l’indagine è partita), Camerino e Macerata. Di queste, cinque hanno sede fittizia a Torino. I finanzieri hanno fatto sequestri per equivalente per 2,6 milioni di euro, tra contanti, terreni e anche una Porsche Cayenne di uno degli indagati. «Anche in questo caso il sequestro per equivalente si dimostrata di particolare importanza. Ci consente di arrivare ai beni degli indagati prima che possano “sparire”» ha detto il colonnello Ferdinando Falco, comandante provinciale delle Fiamme Gialle.

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Il colonnello Ferdinando Falco

Il procuratore Giovanni Giorgio ha sottolineato che i finanzieri dal 2015 hanno sequestrato beni per equivalente per 286 milioni di euro nel contrasto alle frodi fiscali. L’indagine della Finanza, si chiama Operazione Matrioska a indicare il sistema di intrecci organizzato per realizzare la frode e confondere le acque. Gli indagati non ci sono però riusciti: sette le persone (due di Corridonia, una di Camerino e una di Macerata, e tre di Torino) che sono state denunciate, perché a vario titolo coinvolte nell’indagine. Avevano messo in piedi un sistema consolidato (a partire dal 2014) in cui 4 aziende producevano tomaie che poi venivano vendute d altre società coinvolte nello schema criminale che si occupavano di venderle sul mercato a prezzi bassi e decisamente competitivi rispetto a chi produce rispettando le norme. In mezzo a questi due tipi di aziende ce n’erano altre create ad hoc per fare da schermo giuridico. Con questo sistema fraudolento, le imprese committenti si sono sgravate dei costi del personale, hanno generato consistenti economie in materia contributiva e previdenziale.

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Il procuratore Giovanni Giorgio

Inoltre hanno ottenuto indebiti risparmi di imposta, in quanto hanno beneficiato di costi completamente deducibili e della totale detraibilità dell’Iva addebitata per rivalsa (e non versata), traslando il debito sulle imprese esecutrici della lavorazione. Le imprese terziste svolgevano lavorazioni di tomaie, che non presentavano le dichiarazioni d’imposta e non versavano le ritenute fiscali e contributive ai dipendenti. Aziende che non hanno operato direttamente sul mercato ma hanno avuto, quale unico cliente, un’altra ditta, formalmente in regola con gli obblighi contributivi e previdenziali che all’interno del sodalizio ha goduto del vantaggio economico derivante dalla sottrazione “a monte” agli obblighi fiscali e previdenziali. I veri clienti, estranei al sodalizio, erano aziende di rilevanza internazionale che, grazie al meccanismo messo in piedi dagli indagati, non avevano rapporti diretti con ditte non in regola.

finanza-operazioneGli indagati devono rispondere, a vario titolo, di reati che vanno dall’omessa dichiarazione, alla dichiarazione fraudolenta, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, all’occultamento o distruzione di documenti contabili, alla sottrazione fraudolenta al pagamento di imposta.

Il procuratore ha chiesto e ottenuto dal gip Giovanni Manzoni sequestri per equivalente per oltre 2,6 milioni. Sotto sequestro circa 300mila euro, circa 75mila euro di quote societarie, parti di 41 appezzamenti di terreni, un appartamento e un garage, una porzione di un locale commerciale a Roma, una Porsche Cayenne, tutti beni riconducibili agli indagati. Nel 2015 la Procura di Macerata, la Guardia di finanza e l’Agenzia delle entrate, sempre di Macerata hanno sottoscritto un accordo di collaborazione proprio per ottenere, in presenza di reati tributari, in tempi brevi il sequestro di una quota equivalente di beni commisurati all’evasione fiscale.

(foto di Fabio Falcioni)

(Servizio aggiornato alle 13,30)

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La conferenza di presentazione con il procuratore Giovanni Giorgio e il colonello Ferdinando Falco, comandante provinciale della guardia di Finanza

 



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