Gli emozionanti incontri con Paolo Rossi,
mister Pettinari racconta:
«Sempre col sorriso, era un eroe»

CALCIO - L'allenatore di Corridonia, che guidò gli Allievi della Maceratese allo Scudetto nel 1999, racconta le due occasioni in cui ha incontrato Pablito, avvenute a distanza di tredici anni. «Disponibilissimo per le foto e anche a scambiare due parole: era uno di noi»
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La foto del gruppo di Corridonia insieme a Paolo Rossi nel 1982 a Fabriano

 

di Michele Carbonari

Coetaneo di Paolo Rossi e amico di Trapattoni, sono state tante le occasioni in cui ha incontrato di persona l’eroe dei Mondiali di Spagna, scomparso il 9 dicembre a causa di una malattia che non gli ha lasciato scampo. Fiorenzo Pettinari, allenatore di Corridonia, racconta i due momenti più significativi con “Pablito”. La prima volta durante un ritiro della Juventus a Fabriano e la casuale “apparizione” del pallone d’oro all’aeroporto di New York nel 1995.

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Fiorenzo Pettinari e Paolo Rossi a New York nel 1995

«Era il novembre del 1982, il Mondiale era passato da poco tempo. Lo sponsor della Juve era la Ariston di Fabriano, per questo decise di ospitare i bianconeri la settimana prima del match domenicale di campionato ad Ascoli: dal martedì al sabato pomeriggio. Andai su un paio di volte per vedere gli allenamenti, tra cui la rifinitura del sabato mattina prima del pranzo e del viaggio verso l’hotel Roxi di San Benedetto, dove pernottavano le squadre di Serie A che affrontavano l’Ascoli il giorno seguente. Io non sono juventino ma sono andato insieme ad altri amici di Corridonia, anche perché conoscevo Giovanni Trapattoni. Nonostante i tanti campioni che erano alla Juve, lui era il più richiesto e gettonato e in quelle occasioni si concedeva sempre e anche cordialmente. Quindi siamo entrati in campo e abbiamo fatto la foto – e aggiunge -. Nel tempo avevo instaurato un buon rapporto con Trapattoni e finché è stato alla Juve andavo spesso a vedere il ritiro: Paolo Rossi era sempre il più disponibile della squadra, anche per scambiare due parole. A differenza degli altri giocatori che magari non volevano essere disturbati».

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Fiorenzo Pettinari

Fiorenzo Pettinari da una vita è allenatore di calcio, soprattutto nei settori giovanili. Ora è responsabile tecnico del vivaio della Sangiustese, dove è maestro di tecnica calcistica. In carriera ha vinto lo scudetto con gli Allievi della Maceratese nel 1999 (a Catania contro il Faenza), il primo delle Marche a livello giovanile e professionistico di Serie C1 e C2 (la Rata militava infatti in C2). E proprio mentre era in giro per il mondo in veste da tecnico, ecco che si presenta l’ennesima occasione di incontrare Paolo Rossi. «Era l’agosto del 1995. Insieme a Pino Malaspina allenavo i Giovanissimi nella rappresentativa delle Marche e come Comitato regionale siamo stati invitati dalla comunità italo canadese di Toronto per delle partite, uno scambio sportivo-culturale. Ad accompagnarci c’erano anche il dirigente della Federazione Gaetano Marinelli e l’assessore allo sport e alle politiche giovanili del comune di Ancona Fabio Sturani. Noi quattro adulti, oltre ad alcuni genitori e i ragazzi facevamo parte della spedizione. Siamo stati in Canada una decina di giorni, nei quali abbiamo giocato contro loro rappresentative. Ne ricordo una in particolare nello stadio principale di Toronto, qualche minuto prima di una sfida fra la nazionale canadese e il Parma di Nevio Scala, allora una delle principali squadre italiane. Ripartiamo per New York e all’aeroporto La Guardia, in attesa del volo, i ragazzi iniziano a gridare: “c’è Pablito, c’è Paolo Rossi”. A lui piaceva viaggiare e come noi stava facendo ritorno a Roma. Anche in quell’occasione, nonostante la vacanza, è stato disponibilissimo per fare le foto, con quel sorriso che è la cosa che più mi è rimasta, unita alla sua sensibilità e al suo essere uno di noi. Quando per noi, invece, era un eroe. Tredici anni erano passati dal 1982, ma tutti avevamo ancora in mente Paolo Rossi e il suo ricordo del Mundial di Spagna».

 

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