“Su quei monti azzurri”,
Gino Isolani racconta
sessant’anni di storia italiana

IL ROMANZO scritto dall'ex sindaco di Recanati, presidente del centro mondiale della poesia “Leopardi”, presenta la lettura dei fatti attraverso gli occhi di diverse generazioni di diversi Paesi europei
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di Luca Patrassi

Ci sono due buoni motivi per avvicinarsi alla lettura di “Su quei monti azzurri”, Albatros edizioni. Il primo è l’autore. Gino Isolani, di lui si scrive, è un marchigiano noto da tempo all’anagrafe, recanatese di origine, impegnato in politica, nel sociale e nella famiglia, anche la sua visto che, come scrive nella sua presentazione, “è felicemente sposato da cinquant’anni, nonno di tre nipoti, godendosi la famiglia – cani e gatti compresi”. E’ stato sindaco di Recanati, dirigente scolastico, impegnato in associazioni che si occupano del prossimo in difficoltà, presidente del centro mondiale della poesia “Leopardi” ovviamente di Recanati. Il secondo buon motivo di lettura è in realtà il primo, si tratta del libro. Sorprendente, mai banale, intrigante e (ri)conciliante con il mondo, quello che si pensa lontano e che ti ha lasciato un’eredità fatta di libertà e di impegno. Non sarà poi tutto, la riconquista della libertà, ma sicuramente molto per impostare la vita anche se nelle pagine del romanzo di Isolani l’impegno sembra ogni tanto lasciare il passo al disincanto, frutto forse degli anni e forse delle persone cui ci si è affidati per ricostruire, non dalle macerie del sisma ma della guerra. “Su quei monti azzurri” è un romanzo che l’autore assicura essere tale, non il reportage di fatti realmente accaduti, un racconto che abbina luoghi (Nubiana, l’attuale Recanati, Ancona, i Monti Azzurri e dunque i Sibillini e Monaco) e storie di famiglie apparentemente distanti ma intimamente connesse. Connesse non dalle ideologie, ma dagli affetti e dall’evidenza che il colore azzurro degli occhi e il biondo dei capelli possono unire quello che i furori del momento vorrebbero invece dividere. Isolani racconta la storia di Teodoro Wincherch, un capitano dell’esercito tedesco, che arriva ad Ancona nel gennaio del 1941. Conosce una maestra elementare, Maria Vernicchi. Ne nascono un amore e un bambino. L’ufficiale tedesco morirà poco dopo sul fronte russo, la maestra elementare sarà, anche lei poco dopo la nascita del figlio, una delle vittime civili di un bombardamento. Il piccolo cresce con i nonni reputandoli i suoi genitori, il papà-nonno è un partigiano mentre il lato tedesco della famiglia verrà a sapere decenni dopo dell’esistenza del loro erede, quando un attendente del loro figlio morto in guerra riuscirà a riconsegnare una cassetta con alcuni oggetti del loro congiunto e le lettere scritte al suo amore. Un libro che racconta sì la guerra ma attraverso i suoi risvolti umani, racconta anche le vicende di diverse generazioni delle famiglie Wincherch e Vernicchi, divise da un lato dal dovere di andare sul fronte russo per dimostrare fedeltà alla patria e dall’altro dal salire sulle montagne per resistere e cercare la pace, unite però poi dalla volontà di promuovere il bene comune e il benessere sociale evitando di ripetere gli errori del passato, evitando le discriminazioni tra presunti vinti e presunti vincitori, tra i giovani che combattevano per la libertà e quelli che lo facevamo pensando di fare il bene della patria. “Su quei monti azzurri” è il racconto di sessant’anni di storia italiana letta attraverso gli occhi di diverse generazioni di diversi Paesi europei. Non a caso il messaggio finale di uno dei protagonisti del libro è proprio quello di “sentirsi un cittadino del mondo”.


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