Una lanterna per i nuovi nati,
in piazza si accende la vita:
«Un inno alla speranza»
MACERATA - La "lanterna della nascita" sarà accesa per la prima volta domani alle 17,15 da Mauro Pelagalli, primario del reparto di ginecologia e ostetricia. Poi, saranno i papà a farlo direttamente dalla sala parto
Si accende a Macerata “La lanterna della nascita”, un piccolo barlume per il miracolo della vita. L’appuntamento è per domani alle 17,15 in piazza della Libertà. Si tratta di una luce che il reparto di ostetricia e ginecologia di Macerata, in accordo con il Comune, ha fatto installare e che si accenderà per dieci minuti ogni volta che nascerà un bambino in sala parto.

Il primario Mauro Pelagalli
Ad accenderla domani sarà proprio il primario dell’unità, Mauro Pelagalli, primo promotore dell’iniziativa. Poi, toccherà ai papà che assistono alla nascita del proprio figlio regalare un piccolo fascio di luce alla città, attraverso un meccanismo elettronico. «La lanterna – spiega Pelagalli – andrà ad illuminare le attività quotidiane o notturne dei cittadini, interrompendo il monotono procedere della routine con un vero e proprio inno alla vita. Sarà un segnale importante per Macerata: è nato un bambino, la vita prosegue e vince sulla morte. Questa luce è un nuovo inizio, una nuova vita, una nuova speranza».
(Gia. Ga.)
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A che serve?
Questo contrapporre vita e morte è di una puerilità, di una rozzezza…
Ma a noi maceratesi c’è stà qualche cosa che ce stà vè ! Sempre con la puzza sotto lu nasu, ma per favore. Un sereno Natale a tutti!!!!!!
La nascita di una vita mortale come può essere la vittoria sulla morte? Non a caso, festeggiare il Natale senza la Pasqua a che serve? “Benedetto Tu, Signore, che resusciti i morti”: così pregavano e pregano gli ebrei nell’ Amidah (senza voler confondere ebraismo e cristianesimo, naturalmente). Nell’esperienza cristiana, così come la vita eterna comincia quaggiù, così pure la morte non chiude e toglie ma apre e consente… Intanto, questi padri in sala parto, bella cosa per carità, che “assistono” appunto, sembrano dover certificare, immessi in una scena che non è la loro, la celebrazione di un rito femminile e materno di grazia e di potere, di dolore e di gioia, e se non basta la rivincita di quel pulsante esclusivo di luce pubblica, c’è sempre, prima o poi, una passeggiata trionfale e goffa verso la sala nido con quel caldo fagotto tra le mani, immagine del Signore di cui sopra e un po’ anche nostra, padri e maschi che siamo.