Solidarietà a Liliana Segre,
sindaci marchigiani
in marcia a Milano
CORTEO - Mancinelli, Mangialardi, Carancini e Franchellucci alla manifestazione per mostrare vicinanza alla senatrice a vita, bersagliata sui social. Lo slogan: «L'odio non ha futuro»

Franchellucci, Mancinelli e Carancini
Sindaci di tutta Italia in marcia a Milano per mostrare solidarietà alla senatrice Liliana Segre: a sfilare anche i primi cittadini marchigiani. Tra questi, Valeria Mancinelli (Ancona), Romano Carancini (Macerata), Nazareno Franchellucci (Porto Sant’Elpidio) e Maurizio Mangialardi, nella doppia veste di presidente Anci Marche e sindaco di Senigallia. In circa 600 hanno aderito alla manifestazione indetta all’indomani delle minacce alla senatrice a vita Liliana Segre e per dire che, come recita lo slogan della giornata, «l’odio non ha futuro». L’iniziativa è stata organizzata dal Comune di Milano, insieme all’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci), all’Autonomie locali italiane (Ali) e all’Unione province italiane (Upi). «Ho aderito convintamente alla manifestazione – afferma Mangialardi – perché è impensabile che le istituzioni restino ferme o indifferenti al montare del clima d’odio che sta attraversando il Paese. Un odio che diventa ancor più disgustoso e intollerabile quando rivolto nei confronti di una persona come la senatrice Liliana Segre, sopravvissuta al campo di sterminio nazista di Auschwitz e oggi, a distanza di decenni da quei drammatici fatti, costretta a vivere sotto scorta a causa di ripetute minacce antisemite».
«Purtroppo – aggiunge il sindaco – abbiamo il dovere di non dare nulla per scontato. Basti pensare al voto di astensione dato lo scorso ottobre al Senato dai partiti di centrodestra sulla proposta della stessa senatrice Segre di istituire una commissione straordinaria contro odio, razzismo e antisemitismo, e l’ostentato disprezzo con cui, subito dopo, le medesime forze politiche hanno evitato di unirsi all’omaggio dell’aula nei suoi confronti. Una scena che brucia ancora oggi come sale sulle ferite, tanto è stata grande e irreparabile l’offesa portata alla dignità di cui dovrebbe godere ogni essere umano». «E allora – conclude Mangialardi – è tempo che ognuno si assuma la responsabilità dei propri gesti e delle proprie parole. Non solo i politici, di cui ormai conosciamo bene i nomi, che irresponsabilmente avvelenano la società solleticando i peggiori istinti primordiali e alimentando intolleranza e razzismo per accrescere il proprio consenso, ma anche chi si assume l’onere di sostenerli, ricevendo spesso in cambio solamente qualcuno da odiare».
Proprio ieri in chiusura del Consiglio comunale di Macerata l’assise ha votato per dare il via alla procedura consiliare per assegnare la cittadinanza onoraria a Liliana Segre. L’ordine del giorno votato ha anche espresso solidarietà alla senatrice a vita (leggi l’articolo).




Sarà vero?
…”L’odio non ha futuro”!! Quindi ne deduco che Salvini può dormire sonni più che tranquilli per il suo futuro!! gv p.s.: ma è vero che la signora Segre riceveva (come mi pare ha scritto La Repubblica) duemila messaggi di insulti al giorno…a no, forse erano duecento, ma no, cosa dico, erano duecento, si, ma forse all’anno e forse nemmeno tutti verso di Lei!! La signora Segre, comunque, da quel che le ho sentito dire, mi pare, in ogni caso, una donna intelligente e colta, nonostante tutti quelli che “sfilano” per Lei!! gv
Sono tutte cavolate alla faccia nostra.
Posso capire che qualcuno non sia particolarmente scosso dai campi di sterminio specie se dedicati e che non abbia neanche bisogno di revisionare né il numero e né la veridicità dei fatti. Facendo così non si va contro tutto quello che finora ha dimostrato senza alcun dubbio ciò che è successo qualche decennio fa ma semplicemente incontro non a derive o rigurgiti ma all’ignoranza totale dell’intelligenza altrui e con l’appoggio di chi magari non sa neanche di che cosa si sta parlando. Mi fermo qui perché con certa gente non solo l’odio avrà un bel futuro ma qualcuno , forse avrà anche l’occasione di provarlo.
C.M. dovrebbe evitare di pubblicare foto che poco hanno a che spartire con l’articolo (nello specifico le prime 3), altrimenti si rischia di far passare per goliardata un fatto molto serio, riconducendolo in tal guisa a fake news.