Macerata guardi Spoleto:
Sferisterio e lirica,
una storia da valorizzare

IL COMMENTO - Così come il Festival dei due mondi viene storicizzato puntualmente ad ogni edizione, anche il glorioso passato dell'opera, brand principale della città, meriterebbe di uscire dagli archivi
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Maurizio Verdenelli

 

di Maurizio Verdenelli (foto di Anna Maria Cecchini)

Da due settimane gli specialisti in impianti elettrici, stanno alacremente lavorando in una full immersion resa necessaria dall’ormai imminente apertura della stagione lirica (19 luglio, Rigoletto) alla nuova illuminazione dello Sferisterio per quello che s’annuncia uno spettacolo nello spettacolo. Le prove in notturna del nuovo ‘abito da sera’ luminosissimo dell’arena, assicurano i testimoni – i residenti del borgo Cairoli, sopratutto- danno infatti testimonianza di un evento di grande impatto per il quale cresce il Rosso Desiderio (il colore scelto quest’anno dalla direzione artistica dopo il verde del 2018) dell’attesa. A firmare l’opera saranno giovani talenti del light designer, cresciuti sull’onda lunga -ammirazione e dunque feconda emulazione- del mito del grande maceratese Dante Ferretti, il più celebre scenografo di Hollywood, tre volte Premio Oscar. Quanta storia dietro ai 52 anni ininterrotti di melodramma in arena. Una vicenda iniziata nel segno di un mecenate per amore, il conte Pier Alberto Conti con Aida nel 1921 (10.000 spettatori alla ‘prima’).

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Lavori in corso per l’illuminazione dello Sferisterio

Proseguita nel 1922, e nel 1927 con il leggendario concerto di Beniamino Gigli, erede di Enrico Caruso. Poi dal 1967 ad oggi una storia assoluta su quel palco ‘audace’ lungo 90 metri divenuto in estate tra i più importanti d’Europa e del mondo. Nel nome e nel segno di Carlo Perucci. In un’intervista esclusiva che lui mi fece l’onore di riservarmi al momento dell’addio per Verona, il maestro tenne con giusto orgoglio a sottolineare che tutti i grandi avevano calcato l’arena maceratese. Da Mario Del Monaco a Pavarotti, da Montserrat Caballè a Jose Carreras il quale aveva scelto l’amato Sferisterio per il suo atteso rientro. Placido Domingo, l’unica eccezione. Se negli anni ’80 il nome di Macerata con Ken Russell e la ‘sua’ Boheme divenne famoso fino in Australia -prima dello scorso anno, per opposte drammatiche ragioni- si deve dunque alla sua stagione lirica. E di questa meravigliosa storia, che s’accendeva miracolosamente d’estate sciogliendosi una tantum come il sangue di San Gennaro (scrisse argutamente Giancarlo Liuti) non c’è stata traccia fino a poco fa.

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Giancarlo Menotti e Raffaele Curi

Recuperata laboriosamente con una rassegna allestita alla biblioteca Mozzi Borgetti solo in occasione del cinquantennale dello Sferisterio. Tuttavia totem, gigantografie, volti, nomi dei fondatori, protagonisti e quant’altro di quella ‘Giornata della Memoria’ sono tornati invisibili e sotto chiave. Eppure Macerata, dopo l’inverno scespirianamente del nostro scontento, avrebbe necessità di un bel maquillage. Allora l’esempio di Spoleto, tanto simile e così vicina a Macerata, sta ad indicarci la strada. Il festival dei Due Mondi, nato nel 1958, è puntigliosamente storicizzato in modo permanente. Tutti i protagonisti (compresi i giornalisti locali, i carissimi colleghi Franceso Bussetti e Sandro Morichelli che collaborarono a quel sogno divenuto realtà) tappezzano la città e sopratutto il lungo tunnel di SpoletoSfera. A cominciare dal padre Giancarlo Menotti, la cui gigantografia appare subito al visitatore. Con lui, Raffaele Curi da Potenza Picena, di Menotti assistente per due decenni, il cui nome è legato ad un biennio splendido dello Sferisterio.

spoleto-2-325x183Quello di Fendi e dello stesso Russell che guarda caso, l’estate precedente alla regia maceratese, aveva fatto parlare la lirica mondiale con una Butterfly dissacratoria al festival. Che per tre volte, di recente, ha visto altrettante inaugurazioni del Festival a cura del maceratese Ferretti al Caio Melisso. Lo stesso bellissimo teatro in piazza Duomo che ‘guarda’ davanti a sé Casa Menotti (Centro di documentazione) e l’abituale location della fiction di maggior successo della tv italiana: Don Matteo con Terence Hill e Nino Frassica. A Macerata? Ai suoi tempi, la Dc non pensò mai a fare dell’Arena il proprio biglietto da visita, affidando quella spinosa pratica estiva al cireneo Davide Calise. Adesso tuttavia, con un’immagine cittadina da ricostruire dopo i noti casi di cronaca, pare alfine giunto il momento di riaprire archivi e stanze chiuse. Magari anche per una Casa Perucci, in partnership con il Pergolesi di Jesi dove tutto lo staff maceratese al seguito del maestro si trasferiva d’inverno per un’altra grande storia. Nel segno dell’arte. Solo un Rosso Desiderio?



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