La Civitanova underground
e l’Hotel House “proibito”
di Claudio Colotti

MACERATA RACCONTA - La gallery del fotografo agli Antichi Forni. Reportage dagli ‘invisibili’ della stazione ferroviaria e dalle nuove generazioni d’immigrati

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di Maurizio Verdenelli

Macerata Racconta ha aperto agli ‘Antichi Forni’ raccontando Civitanova, città di frontiera tra mare e terra, tra migrazione esterna ed interna – molti qui hanno trovato accoglienza dai paesi dell’interno devastati dal sisma del 2016. Un anno di lavoro e di scatti su scatti (tutti rigorosamente in bianco e nero) per raccontare il cambiamento di una città che…fu di mare. Il tema della rassegna è ‘Le Derive’ e al rapporto con l’Adriatico, Claudio Colotti ha dedicato in Galleria pochi, seppure significativi scatti, ma la conclusione della sequel fotografica è un bagno in acqua di tre giovani. Efficace comunque la foto dell’anziano che sugli scogli suona il violino. «In modo percussivo ma ugualmente vero» sottolinea il giornalista trentasettenne che è riuscito ad entrare nei labirinti e nella confidenza dei ‘civitanovesi di ultimissima generazione’ alla ricerca di un’integrazione difficile, che trascorrono le sere alla stazione ferroviaria. Gli ‘invisibili’. «Questi scatti sono per noi? Ci pubblicherai davvero? Questo mi hanno detto loro meravigliandosi al mio ‘sì’».

claudio-colotti-macerata-racconta-4-225x400Ancora: «Nei miei percorsi per strade e piazze, senza un obiettivo prefissato lasciandomi guidare dal flusso, sono stato accettato anche da gruppi di tossici. Che mi hanno messo a parte di tutto… anche della loro intenzione di scipparmi della mia fotocamera. ‘Claudio, oggi non abbiamo soldi: vattene altrimenti ti dobbiamo derubare della tua fotocamera’. Ed io: ‘E’ vecchia, vale neppure trecento euro. Loro: ‘Per noi sono già tanto’. E sono, quel giorno, dovuto andar via. Non sono riuscito invece ad entrare completamente nella fiducia di un mio ‘modello’ occasionale: un ragazzo nigeriano incontrato spesso alla stazione civitanovese. Saputo che abitava all’Hotel House di Porto Recanati, non ho resistito da fotoreporter al sogno dello scoop. Ho chiesto se lo potevo accompagnare all’interno del palazzone, per poter fotografare visi e situazioni. Lui si è irrigidito: non si può, non si può assolutamente. Non c’è stato modo di fargli cambiare idea, ed io ho dovuto rinunciare all’idea di penetrare nel ghetto verticale, la cittadella proibita».

claudio-colotti-macerata-racconta-5-181x400Tante foto, tanti volti. Civitanova di ieri e di oggi. Civitanova underground. Visi di ragazze, immigrate, ancora con il velo islamico. «Perché lo porti? Chiedo. E lei, la bella ragazza islamica mi risponde fieramente: ‘Perché mi sta benissimo!». Poi? «Poi la rivedo dopo qualche mese, truccata e vestita all’occidentale. Niente chador! Le chiedo ancora: perché? Perchè mi ero stancata nel vedere i civitanovesi fissarmi…. Niente più velo, sono diventata finalmente invisibili, non sono più strana». Ha tante storie da raccontare e qualcuna le racconta Colotti al piccolo corteo dietro a lui, dopo la presentazione ufficiale con Asmae Dachan e con Valerio Calzolaio. La prima, giornalista di successo, è esempio di integrazione perfetta: è nata nel Belpaese, porta il velo e veste piuttosto all’orientale perché siano in ogni caso chiare in ogni caso le radici che qualcuno potrebbe mettere in dubbio per la perfetta padronanza della lingua italiana. Riscuote (meritatamente) molti applausi. Poi c’è Valerio Calzolaio che all’immigrazione ha dedicato un libro, e mette in fila statistiche stringenti circa la vocazione migratoria degli italiani, che all’estero (per il 65%) ci si trova molto meglio che nel proprio Paese d’origine.

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Claudio Colotti e Maurizio Verdenelli

L’ultima storia che racconta questo bravissimo fotografo –da due anni ha messo sotto osservazione fotografica la stazione Termini a Roma_- riguarda dieci ragazze. Tutte bellissime, tutte colte alla stazione civitanovese, tutte omosessuali. C’è una foto molto bella: un bacio appassionato tra due di loro. Rivela Colotti: «Un importante magazine online mi chiede dieci foto ed un servizio. Mando queste foto. La cover del bacio spopola. Sono a Zurigo: ricevo i complimenti dalla redazione e poco dopo la telefonata di una delle due ragazze ritratte. E’ disperata. La loro storia è finita e mi chiede di cancellare l’immagine. Potrei oppormi: avevo la loro autorizzazione ed inoltre i visi non sono facilmente riconoscibili. Comprendo però quella tempesta sentimentale e sacrifico stoicamente lo scoop. La ragazza mi ritelefona: mi dice grazie. Un altro non l’avrebbe fatto, aggiunge».  Il brindisi conclude il bel pomeriggio, al riparo del temporale. Al bancone serve un buon vino rosso, l’avv. Paola Medori dell’associazione Contesto che presiede a Macerata Racconta. C’è aria inaugurale e di festa. Presente la vicesindaca Stefania Monteverde, cui l’organizzazione deve sempre molto. «Il cambiamento di Civitanova appartiene solo a questa città? No, è emblematica. Appartiene alla nostra provincia e in generale all’Italia».

(foto di Anna Maria Cecchini)

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